Le avventure di Bustina #6: turistas

Quest’estate la nostra fedele roulottinzia ci ha portato prima in Istria e poi in Alto Adige, entrambe regioni dove l’italiano è una seconda lingua e dove i fascisti hanno fatto parecchi danni (e dove no, mi chiederete voi?).

Rovigno si riconferma una bellissima città, almeno vista da lontano perché ormai le orde estive di turisti (gli altri) rendono impossibile avvicinarsi al centro: se ne stanno tutti lì con il naso per aria a fare foto con il telefono o si accalcano lungo le interminabili file di bancarelle a farsi rapinare per un souvenir. I migliori sono sempre i cinesi, che torneranno a casa con le borse piene di falsi oggetti di lusso rigorosamente Made in China. Da quelle parti ci siamo avventurati solo un paio di volte, una per andare in pescheria e l’altra per raggiungere una spiaggia che si trova sul lato opposto della penisola, sempre maledicendo gli zombi che ostruivano la carreggiata e con Bustina caricata sul seggiolino della bicicletta.

Ogni giorno ci svegliavamo, facevamo colazione con calma, la colazione sfumava nel pranzo e poi ad una qualche ora si andava in spiaggia, ogni giorno in un posto diverso. Vita da campeggio, insomma. Il genere di vita che un giorno, anche grazie al riscaldamento globale, faremo tutti, trecentosessantacinque giorni l’anno, e guardando indietro ci chiederemo perché diamine andassimo a lavorare. L’unico inconveniente era dover accompagnare più volte al giorno Bustina al bagno del campeggio, mentre in casa ha ormai acquisito la completa autogestione delle proprie faccende corporali. L’unico altro inconveniente era dato da una popolazione di zanzare pari a 34 esemplari per metro cubo d’aria, a causa delle quali Bruna ci vietava severamente di accendere qualsiasi luce dopo il tramonto del sole. Per una settimana abbiamo quindi dovuto scegliere tra cenare alle sei del pomeriggio come i nostri bisnonni o cenare completamente al buio, cercando di indovinare a tentoni il cibo nel piatto.

Quest’ultimo genere di problemi non si è fortunatamente ripetuto in Val Venosta, dove in Agosto le temperature scendono già al di sotto della soglia di sopravvivenza di qualsiasi animale sprovvisto di pelliccia e fortunatamente le zanzare non si sono ancora evolute fino a questo punto. Alcune notti pure noi dubitavamo di sopravvivere, in effetti, se non fosse stato per un paio di piumini che ci eravamo previdentemente portati appresso e per qualche spuntino ipercalorico. Di giorno, in compenso, il cielo generalmente azzurro ed il clima artico ci hanno permesso di godere di numerose escursioni e passeggiate nei dintorni, dove abbiamo potuto ammirare le meraviglie naturali quali l’Ortles, il lago di Resia, la Svizzera e lo speck. Più che altro lo speck.

Un giorno, da ignoranti, abbiamo pensato di fare un giro dalle parti di Livigno, il ben noto paradiso fiscale per poveracci al confine con la Svizzera. Purtroppo, benché il paesaggio rimanga senza dubbio incantevole, il proliferare di negozi pronti a venderti l’impossibile iva esclusa e la folla di scalmanati provenienti da ogni dove per accaparrarsi mercanzia a prezzi scontati hanno reso questo ameno paesino di montagna quanto di più simile all’inferno dantesco, se Dante avesse voluto lanciare un messaggio contro gli eccessi del consumismo sfrenato. Auto parcheggiate in ogni dove e cariche all’impossibile di tabacchi, liquori, vestiti, elettronica, sciamannati che entravano ed uscivano di corsa dalle botteghe alla ricerca dell’affare migliore, boutique con prezzi rigorosamente gonfiati al fine di poter poi applicare uno sconto farlocco… Noi ci siamo accontentati di una stecca di cioccolato, una bottiglia di porto ed una confezione di lamette da barba, tanto che persino la guardia doganale ci ha guardato con un certo stupore perché eravamo i primi a dichiarare di non avere nulla da dichiarare senza mettersi a ridere.

Nel frattempo, per tornare all’argomento di vostro maggiore interesse, Bustina sta iniziando ad esprimersi in modo molto più articolato. Di tutte le profezie di sventura che ci erano state fatte nei mesi scorsi (“Vedrete che smetterà di mangiare, smetterà di dormire, si ammalerà, vi darà fuoco al divano, vi ruberà l’auto, ecc. ecc.”), finora l’unica che si è avverata in effetti è quella che una volta iniziato a parlare, Bustina non sarebbe stata zitta un minuto. È proprio così. Ella parla, parla, parla e non si capisce quasi niente ma parla lo stesso. Talvolta canta: qualche motivetto di sua invenzione, la sigla di Heidi o Bohemian Rapsody dei Queen. Un piacere averla in auto, ormai non serve più accendere l’autoradio. Inoltre, Bustina sta già imparando ad andare in bicicletta senza le rotelline, capacità che suo padre ha acquisito intorno ai nove anni, ed a socializzare con gli altri bambini, capacità che suo padre sta ancora sviluppando. A parte questo, mangia ancora di tutto, dorme, non si ammala, non ha dato fuoco al divano e non sa guidare l’auto. Per il momento, eh.

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Le avventure di Bustina #4

Le avventure di Bustina #4

Non senza difficoltà sono sopravvissuto alle mie prime feste natalizie da padre, trovando conferma in ciò che peraltro sospettavo già da molto tempo: il Natale ci fa male. Soprattutto ai bambini, visto che per qualche motivo irrazionale molti ci tengono a sottolineare che (il Natale) “è soprattutto una giornata per i bambini”. Perché, poi? Non mi pare siano loro a sbattersi tutto l’anno in attesa di qualche giorno di ferie e certamente non hanno nessun particolare interesse a festeggiare il Sol Invictus, in compenso si agitano tantissimo per un paio di giorni, si ritrovano con gli orari sballati, mangiano schifezze ed iniziano ad assimilare la frenesia del consumismo lanciandosi di pacchetto in pacchetto come i leoni sulle gazzelle, con la differenza evidente che i regali non possono fuggire per quanto si alzino presto la mattina. Nessuno si alza prima di un bambino la mattina di Natale.

Noi, chiaramente, stiamo cercando di dare a Bustina una solida educazione razionalista, pur concendendo qualche piccolo strappo al sentimentalismo in occasione delle feste. Fino alla decorazione dell’albero è andato tutto bene: la novità l’ha mandata in visibilio e tutte le mattine voleva che per prima cosa accendessimo le lucine altrimenti non era disponibile a fare colazione. Le grane sono cominciate con la questione dei regali, visto che grazie alla generosità dimostrata negli ultimi mesi da amici e parenti Bustina ha già tutto quello che una bambina di due anni e mezzo abbondanti può desiderare. Lei ovviamente ama i giocattoli, in questo periodo la sua attività preferita è metterli tutti dentro una busta e far finta di andare al lavoro, per poi “tornare a casa” e spargerli tutti sul pavimento, così noi dobbiamo ormai nuotare in mezzo ai giocattoli per arrivare al divano. Quindi a chi ce l’ha chiesto abbiamo suggerito di limitare o magari evitare ulteriori giocattoli, non perché non li apprezzassimo ma per evitare sprechi e la necessità di rinforzare le fondamenta della casa per reggere il peso di tutti quei balocchi… Suggerimenti ovviamente vani, perché pare che se a Natale non regali giocattoli ad un bambino sei un mostro senza cuore e mentre io non ho problemi ad essere eventualmente etichettato come tale, alcuni si fanno più scrupoli. Il risultato è che Bustina è felicissima per tutti i regali ricevuti compresi quelli con cui avrà tempo di giocare solo nel 2017 e noi siamo molto riconoscenti, anche se non possiamo più aprire le finestre per evitare che i giocattoli esondino in strada.

A questo proposito, augurandomi di non avere bambini in età prescolare tra i lettori di questo blog, devo rivelarvi anche una tragica realtà: Babbo Natale non esiste, almeno in casa nostra. Babbo Natale è un ciccione inventato dalla Coca Cola per farsi pubblicità, e mi rifiuto di inculcare in Bustina la fede in un semidio capitalista che porta i regali ai bambini ricchi. Se fossi cristiano, preferirei parlarle di Gesù Bambino, ma mi troverei in imbarazzo a spiegarle perché tutti ricevono i regali nel giorno del compleanno di un altro. Ho quindi preferito spiegarle che a Natale la gente ama scambiarsi dei doni e stare insieme a festeggiare, il che mi sembra peraltro una splendida cosa, e mi sono fatto persino aiutare da lei a confezionare alcuni pacchettini. Non mi è sembrata particolarmente traumatizzata, più che altro non capiva perché dopo averli incartati non poteva anche scartarli come al solito. Magari ho fatto un casino e tra quindici anni mi tocca mandarla in terapia perché sono un padre crudele e insensibile, o più probabilmente per lei Babbo Natale resterà semplicemente quel tizio vestito di rosso che l’ha riempita di caramelle mentre i suoi vecchi assistevano ad una mostra di beneficienza.

(Caramelle che non ha potuto mangiare, perché sono un padre crudele e insensibile e non voglio vederla morire soffocata)

Appena terminata la piacevole ma estenuante sequenza di ottimi pranzi e cene sontuose, quando ci si sarebbe potuti finalmente abbandonare all’ozio, abbiamo avuto la avuto la cattiva idea di ammalarci e trascorrere così l’ultima settimana dell’anno barricati in casa. Mi riferisco ovviamente a me e Bruna, perché Bustina evidentemente deve avere anticorpi grossi come cani di piccola taglia in quanto non ha contratto nessuna malattia, pur vivendo a stretto contatto con due catorci come noi.

Nonostante tutto questo, le feste si sono concluse nel migliore dei modi: dopo un piacevole e molto tranquillo Capodanno in convalescenza siamo andati a trovare i parenti in Abruzzo e a Roma, dove Bustina ha potuto giocare con i suoi cugini a cui vuole molto bene ed il papà ha potuto scofanarsi un sacco di prelibatezze che qui nella tundra vicentina non arrivano, il tutto nella più piacevole compagnia che si possa desiderare e nell’incantevole cornice di un simpatico borgo. Per non dare l’impressione di essere scesi solo per abbuffarci abbiamo inoltre dato spazio alla cultura con una fuggevole visita ad Alba Fucens, alle mozzarelle di Ovindoli e ad una salumeria di Civitella Roveto. Con questo viaggio, Bustina ha completato il lungo tour di visite dei/ai parenti sparsi per la penisola, i quali come sempre la trovano adorabile e le vogliono un mondo di bene e la straviziano in tutti i modi com’è giusto che sia. Qualcuno addirittura ritiene impossibile che la piccola faccia i capricci e sia talvolta una lagna insopportabile, che si metta ad urlare come un capretto azzoppato perché il papà le nega un pezzetto di formaggio e che batta i piedi per terra perché non vuole fare la nanna. Per questo abbiamo pensato di noleggiarla a prezzo modico, in modo da permettere a tutti di gioire della sua compagnia. Per rendere più appetibile l’affare segnalo anche alcuni notevoli progressi nel suo carattere e nelle sue funzionalità: io faccio fatica a riconoscere tutti i cambiamenti perché li vedo realizzarsi passo dopo passo di giorno in giorno, ma effettivamente  Bustina è cambiata molto da quando viviamo insieme. Di recente, per esempio, ha smesso di bere con il biberon ed ha completamente dismesso il pannolino, mentre da quest’estate ha considerevolmente ridotto la quantità di capricci necessari per fare una passeggiata e non è più necessario assumere un tiro di buoi per farla camminare su una strada sterrata. Magari serve qualche incoraggiamento e tanta pazienza, ma alla fine parte. Poi si ferma e chiede di essere presa in braccio. Poi, dopo adeguato incoraggiamento, riparte. Poi si ferma. Poi riparte. Io la prendo in braccio solo quando mi brucia il palmo della mano a forza di piccoli incoraggiamenti.

Anche il suo italiano è migliorato molto, prima diceva soltanto l’iniziale delle parole, tipo “Aaaaa” per “acqua”, “Pppppp” per “pane” e via così. Ora dice tutto tranne l’iniziale, “Apà“, “Ane“, “Alzini“, “Isiologia ‘ello ‘pirito“, eccetera. Certo la pronuncia rimane un po’ quella stretta dello Shaanxi, una via di mezzo tra il sardo ed il Neanderthal, ma si aiuta sempre con i gesti e l’importante è capirsi. Lei riesce a farsi capire molto bene, soprattutto nel settore alimentare che rimane la sua specialità: ha smesso completamente di fare i capricci e di sputarmi nella mano gli avanzi di cibo e mangia letteralmente di tutto. Pasta, riso, minestra, passato di verdura, formaggio (“Ormaggio“), spiedini, aringa sott’olio con la cipolla, pizza con cipolla e acciuga e ultimamente ha iniziato a mordere anche la testa del bambolotto. Resta invariata la sua passione per le banane (“Nane“), il che secondo alcuni esperti farebbe di lei un “Minion” che dovrebbe essere un personaggio di un cartone che non conosco. Bustina si rivela inoltre un valido aiuto nei lavori domestici: carica la lavatrice, svuota la lavastoviglie, nutre la gatta… Quando vede il pavimento sporco corre a prendere lo scopino e la paletta in modo da spargere la sporcizia in modo più uniforme per tutta la casa e mi assiste in cucina portandomi patate, cipolle e aglio (“Laglio“) all’occorrenza, il tutto in cambio di una modestissima percentuale di cibo e del diritto di leccare i mestoli al termine del lavoro. Occasionalmente esagera, come quando ha staccato le malte dal muro con la paletta per poi poterle raccogliere o quando si ostina a strappare tutte le etichette su cui riesce a mettere le mani, compresi gli adesivi sulla moto giocattolo di sua cugina o i cartellini del prezzo nei negozi. Non è un delizioso frugoletto amoroso? Ma certo che lo è! Chiedete informazioni sulle nostre offerte speciali prima delle prossime festività!

Le avventure di Bustina #2

Sfidando le principali teorie sull’attaccamento, abbiamo dunque portato la pargola al mare. Eravamo curiosi di assistere al suo primo impatto con le altre forze della natura, perciò avevamo da tempo pianificato qualche giorno di vacanza presso una delle nostre mete preferite sulle coste dell’Istria. Sfortunatamente, Bustina è ancora sprovvista di documenti per l’espatrio ed abbiamo scoperto che a causa di un ormai datato disguido di politica internazionale, l’Istria si trova all’estero. Abbiamo quindi dovuto ripiegare verso un posto che avesse l’incomparabile pregio di trovarsi entro i sacri confini della patria. Dopo un’oculata ricerca di alloggio dalla Val Venosta a Cefalù, per motivi economici la scelta è infine ricaduta su Bibione, la classica meta delle famiglie venete in vacanza.

Io a Bibione non c’ero mai stato e francamente me l’ero sempre immaginata così: mare torbido, alghe, sabbia rovente, chilometri di spiaggia puntellata di ombrelloni sotto i quali stazionano madri-mogli lasciate a pascolare con i figli piccoli, truzzi unti che sfoggiano il risultato di sei mesi di palestra, alberghi costruiti direttamente sulla sabbia bagnata ed un centro noioso, dove si radunano alla sera torme di turisti e zanzare. Questo peraltro è come mi immagino ogni località balneare del mare Adriatico dalla riviera romagnola fino al confine con la Yugoslavia Slovenia, là dove finalmente cominciano solide spiagge di rocce scivolose e scogli taglienti, un mare cristallino e popolato di pesci e soprattutto ottime trattorie presso le quali assaporare i suddetti pesci a prezzi ragionevoli. Devo ammettere che Bibione mi ha sorpreso positivamente sconfiggendo i miei pregiudizi: alberghi sul bagnasciuga non ce n’erano. Abbiamo preso alloggio in un residence immerso nella campagna. La notte si faticava un po’ a dormire a causa del caldo e delle zanzare che bussavano con insistenza contro i balconi, ma di giorno potevamo raggiungere la spiaggia in pochi minuti di bicicletta.

L’approccio di Bustina con il mare è stato un po’ conflittuale. Scesi dalla bicicletta e trovandosi di fronte la vasta spiaggia ci ha subito guardata smarrita, alzando le braccine per farsi prendere in braccio. Essendo abituata al solido asfalto delle metropoli cinesi, qualsiasi superficie di origine naturale la inquieta un pochino. Di fronte alla nostra resistenza, la pargola ha prima cautamente appoggiato un piedino sulla sabbia, saggiandone la consistenza, poi ha posato anche l’altro piede, cercando di capire se quel materiale misterioso fosse affidabile, ed infine pian pianino si è fidata abbastanza da fare qualche passo molto cautamente, tenendoci per mano e sollevando le ditina dei piedi per appoggiare a terra la minor superficie possibile. La visione dell’enorme massa d’acqua che si perdeva all’orizzonte l’ha affascinata e con qualche perplessità si è arrischiata ad entrare, divertendosi a zampettare e a farsi portare di qua e di là, lasciandosi coccolare dalle onde. Nei giorni più fortunati puntava con il ditino verso il mare aperto guidandoci verso la riconquista della Dalmazia, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata per il divertimento. Dopo qualche minuto, però, inevitabilmente le entrava una bella sorsata di acqua salata in bocca e si metteva a strepitare per tornare a riva; solo l’ultimo giorno ha imparato il trucchetto di tenere la bocca chiusa quando si va sott’acqua. Prevedo che ci vorrà del tempo prima di iscriverla ai campionati di nuoto.

A riva, Bustina giocava come qualsiasi altro bambino: metteva conchiglie nel secchiello, raccoglieva la sabbia con la paletta e la spargeva di slancio sugli asciugamani. Mi sarebbe piaciuto insegnarle a fare i castelli di sabbia, ma onestamente non ne sono mai stato capace. Mi limitavo a scavare buchi nella sabbia come quando ero piccolo, anche per distrarla dalla sua opera e preservare pulito qualche angolo di asciugamano, giusto in caso qualcuno avesse avuto bisogno di asciugarsi. Non ha funzionato.

La nostra breve permanenza in quelle terre moderatamente esotiche ci ha consentito anche un fugace incontro con alcuni dei parenti furlani di Bruna, che si sono dimostrati come sempre accoglienti e gentilissimi. Bustina se li è subito conquistati con i suoi sorrisi, le sue risate ed i suoi strilletti da uccellino caduto dal nido. Come al solito la bimba ha ricevuto un regalo, un meraviglioso trenino di legno con cui gioca per ore e ore in giro per la casa. Grazie, ma come vi dicevo… Whisky. Se volete viziarla regalatele più whisky.

Superata anche l’esperienza del mare e lo stress della prova costume, è ripresa la paziente opera di ambientamento di Bustina nella steppa vicentina. La pupattola non sembra ancora particolarmente interessata ad imparare l’italiano, perciò abbiamo deciso di provare ad imparare noi la sua lingua. E’ un idioma essenziale, caratterizzata da sillabe brevi e gutturali, probabilmente un dialetto primitivo dello Shanxi non ancora documentato dagli studiosi. Gran parte della conversazione si basa comunque su urli molto acuti, brevi e ripetitivi, che non abbiamo ancora decodificato completamente. Ad esempio, quando desidera prendere qualcosa al di fuori della sua portata, si limita ad allungare il piccolo artiglio verso l’oggetto grugnendo come Darth Vader fino a quando le viene la faccia rossa per lo sforzo.

Prosegue anche il nostro impegno quotidiano per darle degli orari regolari, esattamente quelli che noi non abbiamo mai: mangiare più o meno sempre alla stessa ora, fare la pennichella dopo pranzo e andare a dormire presto. A questo scopo, complice il trenino di zio Bruno, ultimamente ho notato che per farla addormentare funziona molto “La locomotiva” di Francesco Guccini (1972), canzone piuttosto diseducativa ma che mi è capitato di imparare a memoria durante la mia dissoluta giovinezza.

La vita famigliare insomma continua ad andare a gonfie vele, amareggiata solo dal fatto che alcuni cari amici non abbiano ancora potuto essere ammessi alla corte della Piccola Imperatrice. Io approfitto del mio periodo di congedo lavorativo per passare più tempo possibile assieme a lei, ma allo stesso tempo c’è ancora parecchia burocrazia da affrontare, tutte le normali faccende domestiche da mandare avanti ed una gatta esigente da mantenere. Ogni tanto ci manca il noioso lusso dello Stracatzibus, con la sua gigantesca vasca da bagno, la televisione da settantamila pollici che non abbiamo mai acceso e soprattutto le sue stolide ma efficienti cameriere che si occupavano di fare le pulizie o per lo meno spargere un po’ lo sporco per la stanza. In quei momenti di nostalgia, per fortuna, possiamo sempre asciugarci le lacrime con quel prezioso tovagliolo che abbiamo sottratto come preda di guerra dalla sala colazione.

Le avventure di Bustina

Siamo tornati da quasi due settimane ed è ora di fare un po’ il punto della situazione. Il viaggio di ritorno è andato benissimo, persino più noioso del previsto. Bustina ha dormito un paio d’ore (su venti) ed ha passato il resto del tempo a strappare pezzettini di carta, la sua nuova passione: prende un foglio, lo strappa in tante strisce, divide le strisce in pezzi più piccoli, poi dà tutto al papà, un pezzo di carta alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo dà alla mamma, un pezzo alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo getta a terra, un pezzo alla volta, poi lo raccoglie, un pezzo alla volta, poi lo dà al papà… pare incredibile ma il tempo vola! In un attimo siamo arrivati a Francoforte, abbiamo convinto una gentile guardia teutonica che avevamo tutte le carte in regola per sbarcare in questo continente ormai in decadenza e da lì siamo giunti a Venezia. Bustina si è messa a piangere solo quando l’abbiamo legata al seggiolino dell’auto, perché è uno spirito anarchico e non ama le costrizioni, ma eravamo tutti così stanchi che io e Bruna non piangevamo solo per mantenere una facciata di serietà di fronte alla bimba.

Al nostro arrivo a casa, la grande sorpresa di trovare tutto decorato con fiocchi e palloncini da parenti e amici intrufolatisi durante la nostra assenza. Subito dopo si è verificato l’incontro, ancora più sorprendente, con la gatta Nunzinù: Bustina, colei che non aveva tremato venendo affidata per la vita a due stranieri sconosciuti, colei che aveva affrontato impavida la navigazione sui laghi dei parchi cinesi ed aveva additato ridendo le spaventose statue dell’inferno taoista, trovandosi di fronte inaspettatamente una creaturina pelosa grande la metà di lei che la guardava perplessa, si è messa ad urlare ed è corsa a nascondersi dietro il mucchio delle valigie. Nei giorni successivi il rapporto è leggermente migliorato, ora Bustina non scappa più e tenta qualche occasionale avvicinamento, persino delle fuggevoli carezze, ma sempre quando si sente al sicuro vicino a baba o mama e non senza l’accompagnamento di qualche strillo d’aquila. Nunzinù, invece, resta perplessa.

Nei primi giorni la piccola imperatrice ha ricevuto numerose visite da parte dei parenti tutti, mentre quasi tutti gli amici scalpitano ancora in fila con il numerino in mano. Ogni visitatore porta dei doni per la piccolina, tanto che sono già uscito due volte a controllare che non ci fosse una stella cometa parcheggiata sopra il tetto. Io cerco di spiegare che non è né natale né il suo compleanno e trovo diseducativo riempirla di regali in questo modo, ma nessuno mi ascolta. Allora faccio presente che la Bustina non ha fatto niente per meritarseli, mentre il papuccio e la mama sono andati fino in Cina a prenderla, quindi casomai i regali potrebbero farli a noi… ma niente. In ogni caso, Bustina ha detto che vi è molto grata e se proprio volete regalarle qualcosa a lei piace molto il whisky. Lagavulin, per la precisione. Giusto in caso.

In realtà Bustina non dice ancora niente, il suo linguaggio è quasi completamente non verbale. Ha risolto il dilemma su chi chiamare “Baba” e “Mama” a modo suo: ora chiama “Baba” sia me che Bruna quando parla a bassa voce, mentre chiama tutti e due “Mama” quando deve attirare la nostra attenzione. Ci sarà una logica, va a sapere. Poi dice “pappe”, anzi “PAPPEEEE!!!!” con voce gutturale ogni volta che le mettiamo il bavaglino, dice “scotta” quando la pappa è troppo calda, “nanne” quando la mettiamo a letto e “scarpe” quando è il momento di uscire. Non dimentichiamo la sua parola preferita, “biscotto”, che lei però abbrevia in “c-t”. I cinesi son gente pratica. Si fa comunque capire benissimo, indicando e afferrando e urlando e strepitando. Ora ha anche imparato a dare i bacini, con grande gioia di babas and mamas assortiti.

Durante il giorno le abbiamo già tolto il pannolino, è molto brava e chiama quasi sempre quando deve fare la pipì o altro, anche se dice indifferentemente “cacca” o “gniaogniao” per qualsiasi cosa. Ogni tanto si distrae e avverte troppo tardi, quindi c’è qualche mutanda da lavare al volo, ma in genere non è niente di grave. In genere. Oggi, per esempio, mentre giocava si è dimenticata di avvertire ed ha rilasciato a sorpresa una dichiarazione spontanea di quelle pesanti, siamo corsi in bagno per cercare di limitare il danno ma ci siamo fatti tutti cogliere un po’ dal panico, si è incastrata una scarpa mentre le sfilavo le mutande e… vi risparmio i dettagli, vi basti sapere che pareva di trovarsi di fronte ad un’installazione di arte contemporanea, ma con maggiore spirito di improvvisazione e spontaneità.

A parte questi incidenti occasionali, Bustina si comporta comunque molto bene. Dorme bene e mangia quasi di tutto piuttosto serenamente, compresa la pasta al pesto: con oggi siamo a papuccio 2, carrefour 0. Ha già mangiato anche la crema di funghi, la pizza fatta in casa ed il branzino, sempre con la medesima voracità. L’altro giorno dopo aver mangiato la pesca ha persino fatto la scarpetta per raccogliere il succo! Le stiamo togliendo il vizio di sputare gli avanzi grazie ad un’innovativa tecnica pedagogica, che potremmo definire “ottico-coercitiva”: Bruna la sgrida e la guarda torva, molto torva, ma così torva che non solo Bustina apre immediatamente la bocca e riprende a mangiare ma già un paio di terroristi dell’isis hanno interrotto il ramadan. La CIA l’ha contattata per sapere se può addestrare i suoi operativi. Chiaramente se ci provo io Bustina si mette a ridere, fa le facce e tiene la bocca chiusissima, Bruna dice che “sono poco credibile”. Mah. La CIA mi ha risposto “le faremo sapere”.

In questi giorni ci siamo dedicati, oltre a ricevere le visite dei re magi, a qualche sporadica passeggiata al parco e ad alcune noiose ma necessarie pratiche burocratiche: codice fiscale, libretto sanitario, pediatra, ecc. Domani ci ritiriamo per qualche giorno al mare, siamo molto curiosi di far scoprire a Bustina la spiaggia e di fare qualche bagnetto insieme, anche perché ci manca la gigantesca vasca da bagno dello Stracatzibus. Se la piccola comincia a camminare sulle acque vi avviso.

Cronaca di una bimba annunciata: 7

Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno a Pechino. Domani mattina presto ci incontreremo giù in atrio con la Wanda e Santa Cristina Ausiliatrice, che sicuramente non vedono l’ora di liberarsi di noi dopo tutte queste settimane. I nostri bagagli sono già quasi pronti, stipati all’inverosimile. Questo probabilmente sarà l’ultimo racconto dal fronte Est, ormai manca solo il viaggio di ritorno e mi auguro che questa volta non succederà nulla di particolarmente interessante, a differenza dell’ultima volta che ci hanno fermato i cani antidroga e poi non si apriva più la porta dell’auto ed era domenica sera ed abbiamo vagato per ore come zombi in aeroporto alla ricerca di una soluzione per poi dover noleggiare una Smart ed arrivare a casa distrutti ed il giorno dopo tornare all’aeroporto a prendere la macchina. Ecco, spero in un viaggio di ritorno noiosissimo, di quelli che già in un sms hai detto tutto e ci avanza spazio per i saluti.

La Grande MuragliaA Pechino ha cominciato a fare caldissimo, il cielo è azzurro e l’inquinamento è tornato a livelli accettabili, il che può significare che il vento ha spinto lo smog verso qualche città mento fortunata o che è uscita una direttiva del Partito Comunista Cinese che impone il licenziamento di chiunque comunichi valori di inquinamento superiori ai massimi consentiti, con effetto immediato. Bustina in questi giorni sta cominciando a fare capricci a ritmo sostenuto, come al solito ha aspettato che fossero scaduti i giorni per la restituzione dell’incauto acquisto prima di rivelare la sua vera natura. Son furbi questi cinesi, ci avevano avvisato! In realtà lei è la bambina più buona, dolce e giocherellona del mondo, finché la si asseconda e si fa tutto quello che decide lei. Ma averne due così in casa ci sembra esagerato, quindi siamo costretti spesso a sgridarla. In questo è molto più brava Bruna, che d’altra parte ha avuto anni di allenamento con me a disposizione: la fissa torva, ma proprio con la fronte corrucciata e gli occhi che promettono temporale, e la redarguisce con un tono così severo che la cameriera del terzo piano è salita a scusarsi pensando che ce l’avesse con lei. Io però ricopro pur sempre il ruolo di pater familias e non posso far mancare il sostegno alla consorte in questi momenti di crisi famigliare, perciò ci do dentro anch’io facendo la voce grossa e sforzandomi di non ridere, anche se mi sento credibile come un personaggio dei cartoni animati. Sono più portato per le battute sarcastiche, ma c’è poca soddisfazione con un soldo di cacio che non capisce l’italiano. Oggi ci ha fatto veramente diventare matti, poi a cena era così su di giri che correndo è caduta e si è spatasciata la faccia, si è fatta due secondi di piantino ed ha subito ricominciato a correre e a far casino senza volerne sapere di calmarsi. Deve ringraziare Santa Montessori se il babbo non le ha dipinto una cinquina sull’altra guancia! In realtà la nostra catastrofiglia probabilmente si sta annoiando persino più di noi qui nella prigione dorata dello Stracatzibus, dove le ore passano lente tra una scorribanda all’esterno ed i pasti principali, ed ormai hanno cominciato a girare pigramente anche le palle colorate della ludoteca. Quando saremo a casa avrà certo modo di scoprire molti modi nuovi per fare birbabenterie, se non altro abbiamo un gatto da tormentare.

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Ieri siamo andati a vedere la Grande Muraglia con la squadra al completo. Come al solito, appena arrivati la Wanda ci ha buttato lì la frasetta di rito spiegandoci come la costruzione della Muraglia sia iniziata più di duemila anni fa e servisse a tenere lontani gli invasori provenienti da Nord, come per esempio i Mongoli. Chiaramente ha sempre funzionato benissimo, considerando che la Cina è stata invasa dalle popolazioni nomadi provenienti da Nord – tra cui i Mongoli – a più riprese nel corso dei millenni, ma una volta che hai costruito una Grande Muraglia cosa fai? La butti, solo perché non funziona? Pare brutto, ormai ce l’hai e te la tieni. Come già era successo al Palazzo d’Estate, ci hanno chiesto se volessimo fare qualche scalino per dare un’occhiata in giro prima di andare via e gli altri, dopo aver verificato la voglia di camminare del loro pupo, hanno preferito gentilmente declinare. Io e Bruna, invece, ci siamo legati Bustina sulla schiena con un foulard e siamo partiti per la lunga scalinata. La Grande Muraglia corre infatti sulla cresta di colline e montagne ed è quindi una specie di impervia scalinata intervallata da torri di guardia; per dare maggiore fastidio ad invasori e turisti, ogni scalino è di altezza diversa dagli altri, dai pochi centimetri fino alla mezza pupattola, con conseguente logoramento delle ginocchia. Molti turisti si fermano alla prima torre di guardia, dove si possono già comprare medaglie celebrative ed altri souvenir. La maggior parte si ferma alla seconda, e lì anche Bruna ha iniziato a dare segni di cedimento, ma io e Bustina volevamo andare avanti e quindi siamo proseguiti tutti fino alla terza torretta, oltre la quale procedevano solo uomini giovani e senza figlie sulla schiena. Chiaramente Bruna sostiene che io ho voluto solo proseguire solo per dare prova di machismo millantando forze che non avevo, ma come spesso capita si tratta di calunnie. Anche la faccia paonazza ed il principio di infarto erano fatti a bella posta solo per far divertire la bambina, nel caso ve ne dovesse parlare. A dirla tutta, io e Bustina saremmo andati avanti tranquillamente fino a vedere dove termina questa famosa Muraglia, credo dalle parti del deserto del Gobi, ma non volevamo mettere in difficoltà mamacita né far aspettare troppo i nostri accompagnatori, perciò ci siamo fermati a guardare un po’ il panorama e sempre con la piccola imperatrice sulla schiena siamo ridiscesi.

Per il pranzo ci hanno portato in un altro di quei ristoranti con conseguente esposizione e passaggio obbligato per il negozio di chincaglierie nel caso volessimo comprare qualcosa, il che sarebbe anche simpatico se non avessimo già speso tutti i nostri averi per questo viaggio con soggiorno in alberghi di lusso imposti dalle autorità cinesi… Oltre tutto in questo caso si trattava di articoli di artigianato piuttosto fragili, per cui dovevamo pure tenere ferme le mani di Bustina che cercava di afferrare qualsiasi cosa luccicante le capitasse a tiro. Alla fine la piccola si era invaghita di un grande orologio a pendolo in cloisonné, costo sull’etichetta 350.000 Euro. Contrattando con il solito sistema saremmo potuti anche arrivare a non più di 80.000, ma ci pareva ancora un po’ esagerato per una bambina che non sa neanche leggere l’ora e poi non ci stava proprio nel bagaglio a mano.

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Stamattina invece ci siamo riservati una visita a piazza Tiananmen, perché non era possibile essere stati due volte a Pechino e non averla vista. Davvero, non ti concedono il terzo visto se non alleghi alla richiesta una foto della tua visita a Tiananmen. La piazza era piena di polizia, soldati e posti di blocco perché è il luogo dove storicamente sono partite tutte le manifestazioni di protesta contro l’impero Manchu prima e contro il regime comunista poi, nonché in tempi recenti bersaglio prediletto per gli attentati terroristici. Noi tre, però, grazie alla finta aria ingenua da turisti e mandando Bustina in avanscoperta siamo riusciti ad evitare tutti i controlli e ad arrivare in piazza (e poi uscirne) senza che nessuno ci perquisisse o verificasse i documenti, roba che se la raccontassimo in giro ci  sarebbero almeno un paio di funzionari di sicurezza intenti a leggere le offerte di lavoro sul giornale di domani. La piazza è gigantesca, spoglia e arroventata dal sole, con il monumento agli eroi del popolo, il mausoleo di Mao, bandiere rosse e roba così, insomma l’unico posto dove la Cina turbocapitalista si ricorda ancora di essere in teoria un paese comunista… Noi non eravamo tanto in vena di vedere la mummia di Mao, ammesso che ci sia veramente, perciò abbiamo fatto solo una passeggiata veloce e poi siamo tornati in albergo a preparare le valigie. Miracolosamente, con grande fantasia e gioco di squadra c’è stato tutto.

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Eccoci dunque alla fine di questo viaggio, molto diverso dalle nostre solite vacanze: molto più prevedibile, costretti a seguire un itinerario programmato da altri; molto più lussuoso, visto che abbiamo alloggiato in alberghi che normalmente non prenderemmo neppure in considerazione; molto più statico, visto che per giorni non siamo quasi usciti dallo Stracatzibus. E allo stesso tempo naturalmente molto più avventuroso, perché siamo partiti in due come sempre ma domani torneremo con questa creatura piena di vita e risate e urla e lacrime, questo raviolino al vapore che sappiamo già ci farà impazzire di gioia e qualche volta anche impazzire e basta come oggi, che se le dici “vieni qua” lei scappa nella direzione opposta, che se cerchi di farla dormire lei spalanca gli occhi come un gufo ma se vuoi tenerla sveglia ti crolla addosso e non tiene gli occhi aperti neanche con gli stuzzicadenti, che non dà mai bacini e malvolentieri li riceve, che si riempie la bocca di cibo come uno scoiattolo ma poi sputa tutto se le pare di avvertire la presenza di un pezzettino di carota microscopico… E che poi, quando stai già valutando se avvolgerla nel cellophane e caricarla come bagaglio in stiva, ti guarda con gli occhioni neri con le stelline luccicanti come nei cartoni animati e allunga le braccia per farsi prendere in braccio, guadagnandosi un perdono immediato! È stato un viaggio sicuramente molto strano e siamo stati molto contenti di riuscire a condividere con qualcuno la nostra esperienza, le nostre emozioni e le nostre prime avventure assieme, convinti come siamo che Bustina domani arriverà non solo nella sua nuova casa dove vivrà con noi e la gatta, ma anche in un nuovo mondo dove conoscerà un sacco di parenti ed amici…

…che saranno di certo ben felici di offrirsi come baby sitter e farsi sputare in mano quando è sazia!

Cronaca di una bimba annunciata: 6

Ormai ci restano solo tre giorni da trascorrere qui al Melliot Celestial Domus Executive Apartments Stracatzibus di Pechino, fiore all’occhiello dell’accoglienza turistica cinese nonché unico albergo ad est di Gorizia a servire solo tè Lipton… A casa beviamo tè cinese ed il Lipton lo usiamo per ammazzare le zanzare tigre dei tombini, qui in Cina tocca accontentarsi! Mamacita Bruna è contenta di essere in procinto di tornare a casa, le mancano i suoi giochi e le sue amichette e la sua gattona pigra che ormai sarà grassa come una balena grazie alle amorevoli cure delle nonne, io invece continuo a scoprire posti che mi piacerebbe visitare e mi tocca rimandare tutto al prossimo viaggio, anche perché i livelli di inquinamento sono risaliti e girare per strada diventa fastidioso, ti si attacca tutta una patina di polveri sottili ai bronchi che poi si tossisce tutta la notte e ci vorranno settimane a smaltire.

Gli ultimi giorni sono stati piuttosto impegnativi. Domenica ce ne siamo andati a zonzo tutto il giorno insieme a Bustina, lei è stata molto brava e si è lasciata trasportare senza lamentarsi mai. Del resto, non è mica lei a dover portare chili e chili di roba su e giù per le scale della metropolitana e a spingere il passeggino per chilometri… Alla fine erano mamma e papà ad essere distrutti! La gita è cominciata esplorando il Mercato della Seta, un centro commerciale dove si può trovare di tutto a patto di essere disposti a contrattare fino all’esaurimento, anche e specialmente in quei negozi dove è specificato con tanto di adesivo sulla porta che i prezzi sono fissi e non si possono contrattare. Io e Bruna abbiamo una tecnica collaudata. Di solito funziona così: ci si avvicina ad un articolo in vendita con sguardo disinteressato, parlando della fluttuazione del valore della ceramica sul mercato dei cambi o dei risultati delle elezioni in Corea del Nord, la commessa si fa sotto, indica l’articolo e propone un prezzo esagerato. Io mi schernisco, dico che grazie, non mi interessa, passavo per caso, è troppo caro, Bruna intanto guarda qualcos’altro e facciamo per allontanarci. La commessa non mi molla, mi piazza una calcolatrice sotto il naso chiedendomi di sparare una cifra. Io scrivo un decimo del prezzo che ha detto lei. Lei si schernisce, dice che è troppo poco, ha un mutuo, le bollette, i figli da mantenere, io le faccio notare che con la politica del figlio unico quest’ultima scusa non regge molto. Lei abbassa leggermente il prezzo iniziale, allora io alzo leggermente la mia disponibilità, ma sempre di poco, schernendosi, e via così. Intanto io chiedo a Bruna se le interessa davvero questa imitazione industriale di porcellana Qing e lei fa segno di no con la testa per confondere la commessa, ma mi dice di sì con gli occhi. Bustina scalpita per andare via, ma ormai anche lei fa parte del piano. Ad un certo punto la commessa fissa il suo ultimo prezzo, annuncia che sotto quella cifra non può scendere altrimenti sarà costretta a vivere di espedienti per tutta la vita ed i suoi figli non potranno più venire in Italia ad aprire un ristorante di sushi come hanno sempre desiderato. Io dico no, è ancora troppo caro, allora arrivederci, tanto il sushi non mi piace neppure, noi ce ne andiamo, ciao eh? Mi stia bene! Vede che ce ne stiamo andando? Vede che Bustina sta già facendo ciao con la mano? Tante belle cose ai suoi cari!
E la commessa, nove volte su dieci, cede, mi ferma e mi vende la roba ad un quinto del prezzo iniziale, che significa che lei ci ha comunque guadagnato tantissimo e mi ha fregato lo stesso, ma volete mettere la soddisfazione?!

Di solito questo è il momento in cui Bruna alza la mano e dice: ne voglio sei. Per sei però ci si fa fare uno sconto, e la contrattazione ricomincia. Oppure dice: voglio quello più grande, chiedile se ti fa lo stesso prezzo. E la contrattazione ricomincia. Io sono quello con la delega alla contrattazione.

Domenica al mercato della seta abbiamo comprato con questo sistema: un set di tazzine da tè con relativa teiera, due tipi di tè cinese, una decorazione per la camera di Bustina, sei scodelle per la minestra e quattro ciotoline che non ho la più pallida idea di cosa le useremo a fare, ma erano carine. Siamo usciti stremati, ma è stato un bel match.

Terminata l’incursione al Mercato, che era una deviazione non prevista, ci siamo diretti verso il vicino parco Ritan. Non mi dilungherò per l’ennesima volta sulla bellezza e la cura dei parchi cinesi, il Ritan è un parco antico ma piccolino e poco frequentato, non ci sono laghetti in cui far navigare Bustina e le poche aree storiche sopravvissute sono ancora chiuse al pubblico. Mentre cercavamo un po’ di frescura sotto i suoi alberi, tuttavia, non sono mancate delle belle sorprese: la prima è che ci siamo imbattuti in un vecchio maestro di Kung Fu che si allenava da solo con il bastone, bravissimo, il quale accortosi che lo guardavamo ammirati mi ha invitato ad avvicinarmi per insegnarmi qualche semplice mossa ed io non ho esitato a farmi avanti a costo di fare una simpatica figura di palta. Poco dopo abbiamo trovato un’intera scuola di giovani praticanti di arti marziali che si allenavano nel caldo del primo pomeriggio e ci siamo fermati un bel pezzo a guardarli, anche per dare modo a Bustina di cominciare ad abituarsi all’idea…

Il generale DragoDopo aver notato però che Bustina non sembrava particolarmente attratta dal Kung Fu tradizionale, siamo usciti dal parco e siamo andati a visitare un tempio taoista lì nei paraggi, attraversando quello che a giudicare dalla tipologia di ristoranti doveva essere il quartiere russo-azerbaigiano della città. Il tempio è molto antico, ben restaurato ed interessante da visitare, con vecchi alberi maestosi, grandi steli sepolcrali e le classiche statue colorate delle divinità popolari taoiste appartenenti ai diversi uffici o dipartimenti dell’inferno. Ognuno di questi, ospitato in una diversa stanza nei cortili del tempio, gestisce un aspetto diverso della vita mondana ed ultraterrena, dalle divinità dei fiumi e dei monti agli uffici incaricati di valutare le condanne a morte ingiuste e risarcire nell’aldilà il malcapitato, dal dipartimento per la promozione dei comportamenti virtuosi a quello presieduto dal dio della ricchezza, tutto organizzato secondo criteri di precisa ed efficiente burocrazia mandarina. Davanti ad ogni “ufficio” è possibile lasciare un’offerta in denaro, incenso o caramelle, queste ultime solo con l’approvazione del dipartimento infernale per la prevenzione delle carie ai denti. Comprensibilmente, al giorno d’oggi l’ufficio del dio della ricchezza sembra ricevere molte più caramelle del dio della pietà filiale o dell’ufficio per l’amministrazione degli spiriti della foresta. Molti degli spiriti e degli dei minori raffigurati sembravano più che altro noiosi impiegati dell’oltretomba ma alcune statue erano veramente spaventose, con rappresentazioni di mostri terribili o punizioni corporali degne dell’inferno dantesco. Ancora una volta, tuttavia, la nostra Bustina non ha dato affatto prova di spaventarsi: guardava, indicava con il ditino e gridava un “Mé” di quando in quando. Al momento le uniche cose che sembrano farle paura sono chiudersi fuori dalla stanza dei genitori e la prospettiva di finire lo yogurt.

Usciti dal tempio, già stanchi ed accaldati, ci siamo diretti verso la più vicina stazione della metropolitana… Il destino ha però voluto mettere un altro ipermercato sulla nostra strada e mama Bruna non ha potuto esimerci dal compiere un’altra esplorazione, che si è conclusa con l’acquisto di una indispensabile pentola per cuocere al vapore che stava cercando da molti anni. Per il viaggio di ritorno ci siamo quindi dovuti scarrozzare su e giù per le stazioni della metro non solo il passeggino, lo zaino e la pupattola, ma anche le pentole, la teiera, le tazzine, la decorazione per la camera della Bustina, le scodelle e le ciotole. Per la prima volta siamo stati veramente felici di rivedere lo Stracatzibus!

Lunedì, invece, avevamo in programma una gita al Palazzo d’Estate, gigantesco e sontuosissimo complesso di parchi, templi e ville fatti costruire dall’imperatrice vedova Cixi a fine Ottocento, come certo già sapevate. La gita rientra nel programma obbligatorio della nostra permanenza a Pechino, per cui eravamo accompagnati dalla nostra protettrice e ausiliatrice Santa Cristina dell’Ente, dalla guida locale Wanda e dai nostri compagni di viaggio. Forse gli unici ad avere qualche interesse culturale nei confronti del luogo che stavamo visitando eravamo noi, che ci eravamo almeno letti la relativa pagina su Wikipedia. La guida Wanda non aveva particolarmente voglia di guidare, aveva più l’aria di una che sta calcolando quanto costava la babysitter per ogni minuto che perdeva assieme a noi e si limitava a snocciolare qualche nozione base quando era proprio necessario. Io, che sono una gran carogna oltre che uno spocchioso appassionato di storia Qing, le facevo allora le domande a trabocchetto per verificare il suo livello di preparazione e la coglievo sempre in castagna. Davvero, non sfidatemi sulla storia dell’epoca Qing, potrei raccontarvi la Prima Guerra dell’Oppio fino allo sfinimento (vostro).

2015/06/img_5304.jpg La visita non è durata molto, che la Wanda per l’appunto aveva lasciato la baby sitter sul fuoco o la macchina in seconda fila e passava via veloce su tutto: bello il lago? Visto il lago, proseguiamo. Bello il cortile? Ok, andiamo avanti. Bello il palazzo? Filare, dai. Qualcuno ha voglia di salire a vedere il panorama dalla cima di quella pagoda altissima con un milione di scalini? A questo punto ovviamente io e Bruna abbiamo detto di sì, dobbiamo almeno difendere la nostra fama di montanari. Ci siamo fatti il milione di scalini con la piccola imperatrice sulla schiena e ci siamo gustati in santa pace il panorama del lago e del parco dalla cima della pagoda, per almeno venti secondi buoni prima che la Wanda ci facesse ridiscendere. Alla fine, un palazzo che meriterebbe una visita rilassata di una giornata intera, l’abbiamo intravisto appena in un’oretta e senza capirci niente, che la Wanda alla fin fine sapeva meno della pagina su Wikipedia.

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Tornati a casa, si è poi accesa una logorante discussione tra Bruna e Bustina dovuta al fatto che quest’ultima si ostina a chiamare tutti “Baba”, compresa lei e qualunque sconosciuto incrociato per strada. Bruna pretende giustamente di essere chiamata mamma, titolo che si è sudata in questi giorni se non altro a su di cambiare pannolini e farsi rubare le ciabatte, ma Bustina fa l’indiana ed insiste con il suo “Baba”, tranne ricordarsi improvvisamente di chiamarla “Mama” quando ha bisogno di qualcosa (cibo, solitamente). La tensione stava salendo molto, anche considerando che una delle contendenti è notoriamente infantile ed irragionevole e l’altra è una bambina cinese di due anni, allora io mi sono intromesso tentando una missione diplomatica sul campo di battaglia tipo quelle dell’ONU e devo dire che ho ottenuto più o meno gli stessi risultati: niente. Dopo qualche ora, quando ormai sia io che la Bustina eravamo sull’orlo di una crisi di nervi, Bruna ha concesso magnanimamente un cessate il fuoco unilaterale in attesa che la bimba sia almeno in grado di comprendere le sue terribili minacce di punizione. Ora non ci resta altro da fare che prepararci all’ultima gita obbligatoria, la visita alla Grande Muraglia. Io sono un po’ preoccupato perché se va come l’altra volta la Wanda ce la farà fare tutta di corsa e non mi sono portato dietro le scarpe da running, ma ancora di più mi preoccupa la sfida successiva: far stare nelle nostre valigie tutta la chincaglieria che abbiamo comprato.

Cronaca di una bimba annunciata: 5

Il ritmo delle giornate è ancora quello di una tranquilla vacanza, infatti in questi giorni per distrarmi un po’ ho deciso di farmi venire una malattia esotica: di quando in quando, senza motivo apparente, orribili macchie rosse pruriginose mi ricoprono completamente braccia e gambe per poi scomparire dopo qualche ora. Se non fossi un uomo razionale e progressista, penserei che mio fratello mi ha portato scalogna con tutti i suoi ammonimenti a non mangiare le porcherie dai baracchini lungo la strada. Secondo Wikipedia e la pediatra di Bustina si tratta di una semplice orticaria, a meno che non sia una malattia esantematica tropicale non ancora studiata dall’uomo. Sono comunque sicuro che si tratti di una roba da niente, tipo una reazione all’inquinamento, al sole, ai detersivi, allo shampoo, ai detergenti, all’acqua, alle uova, al pane, al bacon, alle briochine o alle porcherie dei baracchini, ma questa solo come ultima ipotesi. Per fortuna Santa Cristina dell’Ente mi ha portato una scatola di antistaminici, ovviamente cinesi, che io ho deciso di prendere solo in caso di estrema necessità, tipo le pastiglie di cianuro dei nazisti e più o meno con le stesse speranze di guarigione. Bruna in compenso ha riacquisito salute e voce, così ho potuto sentire con dovizia di particolari cosa ne pensava della mia decisione di condire la pasta con il pesto alla genovese del carrefour di Pechino, che a casa lo useremmo al massimo per ammazzare le lumache in orto.

Complici le temperature miti ed un livello di inquinamento atmosferico molto più basso del normale, siamo riusciti come previsto a bighellonare parecchio negli ultimi giorni, tra piazza Tiananmen e il viale Wangfujing, parchi vari e supermercati. L’unico problema sono le barriere architettoniche, specialmente nelle stazioni della metropolitana che sembrano progettate per respingere l’assalto di un eventuale esercito invasore di paraplegici o infanti. Per fortuna mamma e papà sono ancora forti e non si fanno alcun problema ad affrontare centinaia di scalini caricandosi sulle spalle zaino, passeggino ed un delizioso sacco di patate vivente da dieci chili. In compenso, a bordo dei treni della metropolitana è molto comune trovare passeggeri gentili che cedono il posto alla pargola.
I prossimi giorni ci aspettano ancora delle visite guidate e forse qualche nostro fuori programma, se le forze continueranno ad assisterci. Tra meno di una settimana saremo già in Italia! Chissà se Bustina si adatterà alla nostra umile dimora dopo aver vissuto nel lusso dello Stracatzibus, il più elegante albergo di Pechino nonché l’unico al mondo in assoluto dove se sbagli a premere un interruttore al gabinetto si accendono le luci in tutto l’appartamento, comodissimo soprattutto quando vi alzate per fare pipì alle tre di notte e volete farlo sapere a tutta la famiglia.

Nel nostro girovagare abbiamo avuto la conferma che i negozi qui intorno al residence sono assolutamente inutili. Si trovano tutte le grandi marche della moda, o almeno credo perché non sono molto ferrato in materia, ma i prezzi sono anche più cari che in Italia. Del resto, siamo nel centro del centro dell’Impero di Mezzo, quindi è ovvio che sia tutto più caro. Le commesse fanno grandi sorrisi solo a Bustina, a noi non ci guardano neppure perché si capisce da distante che non siamo soliti comprare mutande Calvin Klein da ottanta euro, anche perché se le comprassi poi le porterei sopra i pantaloni per farle vedere a tutti. Da queste parti, di norma, sono più ricchi i cinesi che gli stranieri. Per strada si incrociano due tipi di uomini: i turisti in braghe corte e maglietta che se ne vanno in giro sgranocchiando spiedini di origine imprecisata e quelli in pantaloni neri e camicia bianca con le maniche corte, che sembrano impiegati in pausa pranzo e probabilmente lo sono. Gli unici uomini eleganti e ricchissimi che ho visto in giro erano i commessi del negozio della Rolex. Di donne se ne vedono invece tre tipologie: ragazze vestite trendy, occhiali da sole e jeans col risvoltino come se dovessero andare a bere uno spritz in centro a Vicenza, giovani donne elegantissime che hanno appena speso in una boutique la mia busta paga di un anno lasciando come mancia la tredicesima ed infine buzzicone che indossano accostamenti improbabili di brutte imitazioni dei vestiti delle boutique. Quest’ultima categoria rappresenta un trascurabile 80% delle donne che circolano per il centro di Pechino, mentre sfiorano il 95% in periferia e nelle zone di campagna. Considerate anche che per qualche motivo gli elementi fondamentali della moda cinese contemporanea sono pizzi e merletti, gonne velate semitrasparenti e zoccoli alti dagli otto ai quindici centimetri. I pantaloncini, poi, non sono mai abbastanza corti, e le gambe peraltro mai abbastanza storte. Aggiungete infine che i brillantini vanno bene su TUTTO: palpebre, scarpe, borsette, unghie, magliette… L’effetto pornodiva ungherese degli anni Ottanta è assicurato!
Questo vale però solo per le donne sotto i cinquant’anni. Le donne cinesi, intorno a quell’età, compiono una specie di rito di passaggio e mettono per sempre da parte strass e zoccoli, si tagliano i capelli corti, tutte uguali, mettono su chili e si vestono tutte con gonna al ginocchio e golfino come nonna Abelarda. Non so se sia un fatto generazionale o se esista una circolare del Partito Comunista Cinese che le obbliga. L’ultimo momento di riscossa ce l’hanno nella terza età, quando si mettono in ghingheri per andare a ballare il liscio nei parchi pubblici, con i capelli cotonati come Moira Orfei e la blusa coi brillantini di quando erano giovani, si sa mai che ci scappi pure un tango.
Tra le bambine piccole vanno invece sempre molto le gonne bianche o rosa a strati, tipo bomboniera, che da noi si usano solo per la prima comunione. I primi giorni infatti mi stupivo di quante prime comunioni si facessero in Cina, paese poco noto per il suo fervore religioso. Anche Bustina aveva una gonnellino simile quando ce l’hanno portata all’Ufficio Bambini Smarriti di Xi’An, pareva un confettino bianco, ma gliel’abbiamo tolto subito perché era di un materiale così sintetico che avevo paura prendesse fuoco se si avvicinava troppo alle lampadine.

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La vita con la nanetta prosegue molto bene: lei gioca, si diverte, corre, ride come una pazza, strilla come un’aquila, mangia come un lupo, dorme come un orso impagliato. Poi improvvisamente decide di mettersi a piangere disperata per un qualche motivo risibile, tipo che il papà non le vuole dare un biscotto o la mamma la sgrida perché si è messa a sbattere l’ipad contro il tavolino di cristallo. Qualche volta si mette a piangere per motivi così imperscrutabili che io e Bruna ci guardiamo e non riusciamo a capire il perché. Lei non si spiega, si limita a sedersi a terra e a piangere in cinese. Molto infantile da parte sua. L’altra sera ha cambiato tecnica: dopo che l’abbiamo rimproverata si è offesa moltissimo e se n’è andata in camera, sbattendosi la porta dietro le spalle. Secondo Bruna questa sarebbe un’evoluzione nel suo comportamento, perché vuol dire che si sente abbastanza a suo agio per prendere le distanze da noi sapendo che poi ci ritroverà comunque. Peccato che subito dopo si sia resa conto che essendo un mezzo soldo di cacio non era più in grado di riaprire la porta, e giù pianti disperati finché la mamma non l’ha salvata e si è lasciata abbracciare per consolarla.
Venerdì le abbiamo anche fatto fare il primo bagnetto nella piscina dello Stracatzibus, che visto il livello dell’albergo è ovviamente piena di acqua di Lourdes (dai rubinetti esce più modestamente della Perrier). L’approccio di Bustina con l’acqua è stato positivo, si è divertita a farsi trascinare in giro dai suoi vecchi, armata di braccioli dei Gormiti, e non ha avuto paura per niente, anche se deve impegnarsi più a fondo nello stile delfino. I suoi passatempi preferiti comunque restano: farsi lanciare in aria, giocare a nascondino, portare via le ciabatte alla mamma e farsi inseguire per tutto l’appartamento urlando come un muezzin. Stiamo riuscendo ad individuare con maggiore precisione cosa le piace mangiare: la pasta sì, la frittata sì, l’uovo sodo sì, il pane sì, l’anguria sì, la mela sì, la banana sì, lo yogurt sì, sì, sì! Ieri sera quando ha visto lo yogurt in tavola le si sono illuminati gli occhi e si è messa a ballare per la gioia sulla sedia, poi ha spalancato felice il forno per farsi imboccare ed ha cominciato a farsi seria solo quando ha capito che il barattolino stava per finire. Io non mi ricordo neanche più quando è stata l’ultima volta che ho ballato per la gioia davanti a qualcosa da mangiare, anche se probabilmente erano coinvolte le lasagne del mio stimato signor suocero. Purtroppo la verdura in generale non le piace, a meno che non sia molto ben camuffata, la carne dipende, la carota assolutamente no ed il pesto alla genovese no, ma era pur sempre quello del carrefour… Il formaggio non vuole toccarlo e non lo mangia se glielo diamo da solo, ma sciolto nella frittata l’ha gradito. Le olive… Le olive non le piacciono, e questa è stata la prima delusione che ha dato alla madre.
Altro momento di difficoltà, a giorni alterni, è quello di andare a dormire. Ci sono sere in cui basta appoggiarla sul lettino, farle due carezze, cantarle due strofe di ninna nanna e lei cade cotta come la bella addormentata, ed altre in cui urla e si divincola per un’ora come la protagonista dell’Esorcista. In quei casi guardo sconsolato verso Bruna, ma lei è già scappata a gambe levate dalla stanza lasciando solo una nuvoletta di polvere alle sue spalle. Non mi resta che esaurire tutte le rime degli Uomini Colorati, passare in rassegna le canzoni di De Gregori e se necessario proseguire con i canti politici degli Anni Settanta, cercando di prenderla per sfinimento. Di solito anche nei casi peggiori cede verso la terza strofa de “I treni per Reggio Calabria”, di Giovanna Marini, 1978. L’altra sera invece, del tutto inaspettatamente, Bustina ha deciso di costituirsi: è venuta a chiamarmi, mi ha indicato il lettino, poi si è seduta e si è tolta i calzettini aspettando solo di essere riposta a dormire. Ora però con Bruna abbiamo deciso che è troppo comodo che la piccola imperatrice si addormenti solo quando ci sono io, perciò dovremo fare a turno o a pari e dispari o regolarci in base alle estrazioni del lotto sulla ruota di Venezia, non abbiamo ancora deciso. So solo che stasera se n’è occupata lei e dopo mezz’ora di strepiti e pianti, non so con precisione di chi, improvvisamente ha regnato il silenzio. Sono consapevole che in questo momento il mio ruolo di pater familias è quello di verificare la situazione e procurare un alibi alla sopravvissuta, chiunque sia, ma sono passati dieci minuti e non ho ancora avuto il coraggio di andare a controllare.