Le avventure di Bustina #5

Incredibile quanto velocemente cresca questa ragazza. Pare ieri che le cambiavamo ancora i pannolini ed è già qui che si fa la pipì a letto tutta da sola. Oggi ho notato che le sta spuntando un altro dentino, ed io giuro non pensavo potessero starcene altri in una bocca così piccola. Già aspetto con timore la mattina in cui come sempre le dirò amorevolmente: “Ti sto scaldando il latte, piccola!” e lei mi risponderà: “Non sono piccola. E non voglio il latte, versami un gin tonic.”

Nel frattempo, approfittando delle feste di stagione, ci siamo presi qualche giorno di ferie e ce ne siamo andati dalle parti di Saturnia. Bustina è stata molto brava per tutto il viaggio, sicuramente più di quanto sarei stato io se invece di guidare – suppongo il termine vada bene anche per quando sei fermo in colonna aspettando che l’auto davanti a te avanzi di mezzo metro – fossi stato legato sul sedile posteriore.

La campagna Toscana si conferma stupenda in questa stagione, con le sue distese dolcemente ondulate, i campi coltivati, gli uliveti ed i borghi antichi arroccati sulle colline. Per qualche giorno abbiamo felicemente abitato in uno di questi borghi antichi di cui sopra, con la collina e tutto; ci alzavamo tardi, facevamo colazione o direttamente pranzo e poi ce ne andavamo a sguazzare e rilassarci nelle calde acque termali in mezzo a centinaia di altre persone che avevano avuto la stessa splendida idea.

Ora, le persone. Io so che non è bello fissare le persone e giudicarle sulla base di un’osservazione occasionale, ma cosa dovrei fare? Stare in acqua con gli occhi chiusi? Lo confesso, io vi ho fissato e vi ho giudicato, compagni di bagno di Saturnia. Talvolta vi ho pure condannato, ma una roba così, niente di che,con la condizionale e comunque vi ho sempre amnistiato prima di sera. Innanzi tutto, non mi piace questa vostra mania di fare foto e filmati in faccia alla gente. Arrivate polverosi, appena scesi dall’auto o dalla moto o dalla bicicletta o dal monopattino che vi ha portato qui, e invece di spogliarvi dei vestiti e delle convenzioni borghesi e buttarvi nelle gratuite acque solforose vi fermate sulla sponda a fare i filmati con il cellulare. Le terme di Saturnia sono bellissime, concordo, ma non preferireste vederle da dentro, invece che collezionare centinaia di ore di clip che non guarderete mai? Con la mia faccia sullo sfondo che fa le boccacce, per di più. Per fortuna la maggior parte dei telefoni non è ancora impermeabile, per cui siete costretti almeno a lasciarli fuori dalle vasche, ma tremo all’idea di quando il progresso vi consentirà di proseguire nella vostra operazione documentaristica anche mentre siete a mollo.

E poi, compagni di acqua calda, i tatuaggi, avete quasi tutti dei tatuaggi orribili. Non entro nel merito di come siete vestiti, siamo tutti schiavi delle mode, ma mi permetto di farvi notare che forse avreste dovuto essere più accorti prima di farvi dipingere sulla pelle delle robe terribili. C’era un tizio con tutta una canzone di Vasco scritta sulla schiena, che se trovi un errore non sai più se ha sbagliato il tatuatore o se era proprio così nel testo. Un altro si era fatto tatuare un drago sulla pancia, ma la pancia era poi cresciuta tanto che sembrava un boa constrictor che si era appena mangiato una mucca (cit.). Ed io sarei pure a favore dei tatuaggi, in generale, infatti pensavo di farmi tatuare sul braccio un sudoku difficilissimo per passare il tempo nei momenti di noia.

Infine, le coppiette di adolescenti. Dovrei probabilmente essere felice che ci siano ancora coppie di adolescenti che passano il tempo all’aria aperta invece di passeggiare per i centri commerciali, rapinare le farmacie o fare qualsiasi cosa facciano i giovani al giorno d’oggi. Ci sta pure che le coppiette di adolescenti approfittino dell’acqua torbida e della pelle esposta per tubare serenamente incuranti della presenza di noi anziani rancorosi. Ci sta che si facciano le foto in pose improbabili, che giochino col fango, che entrino in acqua con gli occhiali da sole anche se sta per piovere. L’unica cosa che mi suscita perplessità e sgomento, in realtà, è il constatare come i maschi sembrassero aver passato più tempo dall’estetista delle ragazze: torace depilato, sopracciglia scolpite, capelli mechati, costume da bagno abbinato alle mèche. Bellissimi, per essere dei peluche. Comunque son gusti, eh, so di essere ormai un anarco-tradizionalista. L’importante è che vi accoppiate tra di voi.

Nel pomeriggio, sazi di bagni e di maligni giudizi sui bagnanti, ce ne tornavamo a casa a fare una doccia e poi in giro a zonzo per i dintorni, tra le magnifiche città del tufo e le misteriose città medievali sommerse dalla giungla toscana. Dev’essere stato da quelle parti che io e Bustina siamo stati attaccati da due malvagie zecche. Una volta a casa, infatti, dopo aver viaggiato per un migliaio di ore perché noi pur di evitare di far venti minuti di colonna siamo capaci di prendere una deviazione di duecento chilometri, dopo aver scaricato dall’auto i bagagli perché anche quando ci spostiamo per un fine settimana ci portiamo appresso tutto l’armadio e la dispensa, dopo aver rosicchiato sfiniti qualcosa che avesse appena la parvenza di una cena e dopo aver già messo il pigiama alla piccola imperatrice, abbiamo scoperto sulla sua schiena la sgradita ospite e dopo aver inutilmente tentato di toglierla abbiamo dovuto rivestirci e andare dalla guardia medica perché io sono un ragazzo di città e con le cose naturali preferisco andarci cauto. Bustina, nonostante i tentativi del medico di spaventarla, è stata bravissima e non si è per niente lamentata, costringendomi a dimostrare la stessa tempra quando il giorno dopo ho scoperto di averne una anch’io.

Infine, pochi giorni dopo il nostro ritorno è successo che Bustina ha compiuto gli anni e le abbiamo dedicato una grande festa con parenti, amici e ben tre torte fatte in casa. La piccola adora stare al centro dell’attenzione  e questo primo compleanno in famiglia l’ha estasiata. Merito in gran parte dei cugini, naturalmente… Oltre che delle torte.

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Le avventure di Bustina #3

Ebbene, è purtroppo finito il lungo periodo di congedo che mi ha permesso di restare a casa a divertirmi con Bruna e Bustina. Da ieri sono tornato al lavoro… Ma non per questo vi faccio mancare un aggiornamento sulle ultime avventure della piccola Bustina, che nelle ultime settimane hanno avuto come scenario principale le alture dei dintorni.

Dopo il primo fatidico incontro con il mare, la formazione di Bustina è proseguita infatti con diverse escursioni in montagna. Ci è sembrata la scelta più logica, sia perché qui intorno ci sono molte più montagne che mari, sia perché in pianura il caldo si era fatto veramente intollerabile ed abbiamo preferito scappare ogni volta che fosse possibile. Bustina è sempre entusiasta all’ipotesi di uscire di casa, ogni volta che le si propone un giretto molla i giocattoli e corre subito a mettersi le scarpe, poi viene dal papà o dalla mamma a farsele allacciare (o a farsele scambiare, quando riesce ad infilare la scarpa destra nel piede sinistro e viceversa) e se noi non siamo ancora pronti inizia a spintonarci verso la porta. Già quando vede che comincio a preparare lo zaino inizia ad andare in fibrillazione. Tutto questo entusiasmo di solito diminuisce molto quando la facciamo scendere dall’auto e le facciamo capire che dovrà camminare: a lei piacciono le escursioni, ma solo quelle a dorso di mulo. Io o la mamma siamo ovviamente il mulo.

Il fatto è, come ho già spiegato, che Bustina è una bambina di città, abituata a camminare su una pavimentazione solida di piastrelle o asfalto, perciò i sassi e l’erba non le sono molto congeniali. Lei con il cuore ci terrebbe proprio a fare una passeggiata con noi, ma i piedi non vogliono assolutamente saperne. Ogni volta è necessaria pertanto una fase di contrattazione con i piedi, che inizialmente si rifiutano categoricamente di toccare terra e tentano di aggrapparsi a qualunque cosa pur di rimanere sollevati. Di fronte alla loro resistenza, dopo aver tentato inutilmente di blandirli con parole gentili e vaghe promesse di divertimento o di minacciarli con terribili punizioni, di solito lasciamo loro e Bustina seduti in solitudine sul ciglio del sentiero per un minuto di riflessione. Terminata la riflessione ed asciugati occhi e naso, in genere anche i piedi si convincono a cooperare e Bustina può finalmente iniziare a camminare e venire con noi, mano nella mano, a scoprire le meraviglie della natura. A volte questo spirito di collaborazione si esaurisce dopo poche decine di metri ed è necessario ricominciare da capo la procedure di contrattazione, altre volte Bustina si rivela una camminatrice curiosa ed instancabile. Dalle parti di Serrada, per esempio, la Busty ha scoperto un’inspiegabile attrazione per i ciclamini e si inerpicava per i sentieri più scoscesi per passare da un fiorellino all’altro, solo per guardarli da vicino e sfiorarli con le dita; anche se il percorso era francamente arduo da affrontare lei non voleva saperne di fermarsi finché non abbiamo deciso noi di caricarla sullo zaino per evitare che si sfinisca. Da Passo Coe a Monte Maggio, invece, la piccolina non ha voluto saperne di camminare granché e si è fatta gran parte della salita sulle spalle di papà fino a ridurlo quasi in fin di vita, per poi passare tra le braccia di altri volenterosi… Diciamo che il suo addestramento non è ancora completo.

Anche per quanto riguarda il linguaggio, per il momento Bustina continua a preferire la comunicazione non verbale. Sta diventando però piuttosto brava nell’imitare i versi degli animali, il gatto e la capra non sono male ma il cane e la mucca sono veramente da premio.

Nel frattempo, la piccolina continua a conquistarsi le simpatie di tutti quelli che incontra: dai parenti ai miei colleghi di lavoro, dagli allievi di mamma ai vicini di casa, tutti sembrano stravedere per lei e amano sottolineare quanto sia carina, simpatica e sveglia. In genere io non amo le persone che stanno simpatiche a tutti, ma in questo caso non posso che fare un’eccezione e dar loro ragione. Il fascino ammaliatore di Bustina è tale che qualche giorno fa, mentre guardavamo il panorama da un tornante del Novegno, è riuscita a conquistare persino tre rudi boscaioli di passaggio. Questi omoni grandi e grossi, che a giudicare dall’aspetto si guadagnano il pane sradicando alberi a mani nude o combattendo con gli orsi, si sono infatti fermati a giocare con lei come dei bambini e sono stati ricompensati con un bel bacio, roba da far sciogliere in un brodo di giuggiole anche un rude materialista come me.