La vita quotidiana ai tempi del coronavirus

Da quattro giorni siamo chiusi in casa, porta sbarrata e schioppo puntato su chiunque si avvicini al cancello. Se a questi quattro giorni aggiungiamo una settimana di mutua (vera, dovuta ad un virus da niente, di quelli bonaccioni che giravano una volta) e per Bruna un’altra settimana di semi-clausura causa Bustina in vacanza prolungata, siamo in stato di semi quarantena da quando circolano le prime notizie sul virus in Italia.

Non è che abbiamo particolarmente paura. Siamo più che altro terrorizzati, ma non per noi: per i nostri anziani, come dicono tutti. Io, ad esempio, sono un nostro anziano. Soffro anche di una patologia pregressa: la paura di morire.

La vita in quarantena me la immaginavo più divertente: libri, film, videogiochi, tutto il giorno sul divano. Evidentemente avevo confuso l’epidemia con l’adolescenza. In realtà, la prima sfida della giornata è alzarsi dal letto, togliersi il pigiama e lavarsi i denti. Esattamente come durante la mia adolescenza, in effetti. Ora però non sono più un ragazzino brufoloso, ho una figlia di cui prendermi cura ed è mia responsabilità soddisfare le sue esigenze. La mattina non faccio neppure in tempo a bere il caffè che Bustina pretende che io accenda il computer per giocare insieme a vecchi videogiochi degli anni Novanta e se questo è il mio dovere di padre, potete stare sicuri che non mi tirerò indietro!

La scuola di Bustina non ha ancora fatto partire la didattica a distanza, del resto aspettarsi che tutto il mondo della scuola si adegui al ventunesimo secolo nel giro di un paio di settimane sembra una richiesta un filino fantascientifica. Attendiamo fiduciosi, nel frattempo le maestre si stanno prodigando comunque a recapitare in via più o meno telematica tutti i compiti al fine di evitare che le nostre piccole caprette tornino a brucare l’erba.

Noi grandi ci teniamo in forma con le pulizie di casa, facciamo un po’ di ginnastica e taijiquan tutti i giorni e studiamo il cinese, anche se la nostra speranza di compiere il quinto viaggio in oriente quest’estate si fa ogni giorno più flebile. Finora siamo usciti solo un paio di volte, per andare in farmacia o a fare la spesa, rigorosamente uno alla volta e bardati con delle mascherine che avevamo comprato qualche anno fa proprio per andare in Cina. Per l’inquinamento, sapete? Una volta ci si metteva le mascherine per l’inquinamento. Che tempi buffi.

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