Le avventure di Bustina #9: la settimana bianca

Stremati dalle piacevolissime festività natalizie, io e la mia gang familiare abbiamo deciso di iniziare l’anno nuovo nelle selvagge terre dell’Alta Carniola, in Slovenia. Pur avendo bazzicato per le terre balcaniche in passato ed essendo un frequentatore abituale delle coste istriane, ammetto di non conoscere quasi nulla di questo paese. A dire il vero, conosco solo le grotte di Postumia e le scorciatoie di frontiera per evitare il pagamento dell’esosa vignetta autostradale quando vado al mare. Io e Bruna siamo uniti dall’odio nei confronti dei caselli ed anche in questa occasione abbiamo optato per attraversare il confine su strade secondarie e tortuosi valichi montani come vecchi contrabbandieri, allungando il viaggio ed arrivando alla nostra meta nel tardo pomeriggio di San Silvestro.

 

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Contro il logorio della vita moderna

Avevamo scelto come alloggio un’ampia camera con cucina e bagno in comune, in un paesino rurale presso il lago di Bohinj. Zone ai margini del turismo di massa, dove vive gente indurita dalla vita agreste e dove in questa stagione la quiete ed il silenzio vengono rotti solo dall’occasione belato di una pecora: esattamente il genere di posto di cui avevamo bisogno per ricaricare le batterie prima di affrontare tutte le emozionanti sfide dell’anno nuovo. Anche il genere di posto dove mi rifugerei volentieri se non avessi occasionalmente bisogno di mantenere delle relazioni sociali con altri appartenenti alla specie umana.
Nonostante la rubiconda proprietaria dell’ostello ci avesse informato che, per l’occasione, ci sarebbe stata una festa al centro del paese, abbiamo preferito rifugiarci subito in camera. Tanto per cominciare, non siamo più i vecchi contrabbandieri di una volta, viaggiare per strade secondarie e tortuosi valichi montani ci aveva un po’ stancato ed inoltre non siamo neppure particolarmente affezionati ai festeggiamenti di Capodanno. Il centro del paese, a dirla tutta, era costituito da quattro bancarelle di legno di fronte ad un minimarket, per cui non era lecito aspettarsi niente di così allettante da invogliarci a sfidare il freddo invernale. Ci siamo preparati una pastasciutta, peraltro ottima, abbiamo fatto qualche partita ad un videogioco e ci siamo detti soddisfatti della sfavillante serata. A mezzanotte abbiamo stappato una bottiglia di succo di frutta ed abbiamo fatto un brindisi prima di metterci a dormire. Io a dire il vero avevo comprato una scatola di petardi in un negozio cinese, ma non sono neppure riuscito a convincere le mie compagne di avventure ad uscire per farli scoppiare. Resta comunque un capodanno migliore di quello del 2017, che abbiamo trascorso rinchiusi nella stanza di un ostello di Shanghai a mangiare spaghetti in brodo sul bordo del letto, con Bruna colpita dall’influenza: avendo quell’esperienza come punto di riferimento verso il basso qualsiasi altra celebrazione, per quanto frugale, sembra in prospettiva la notte degli Oscar.

 

 

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Medaglia d’oro in carineria

Il primo giorno dell’anno ha visto anche l’ingresso di Bustina nel mondo degli sport invernali. Dopo aver vagato alla ricerca di qualche prato innevato ed essersi scaldata con qualche discesa sullo slittino, la nostra ragazza ha inforcato per la prima volta gli sci e sotto le amorevoli cure di sua madre ha cominciato a familiarizzare con questi strumenti. Avrei voluto aiutarla anch’io, ma purtroppo a causa della mia incompetenza in materia sono stato diffidato dal frequentare le piste su tutto il territorio europeo, perciò mi limitavo ad elargire consigli tanto saggi quanto scontati, del tipo “Avvicina le punte, allontana i talloni, dà retta a tua madre che io mi sono sempre trovato bene ed in caso di estrema difficoltà mira sempre ai bimbi più grassocci che ti garantiscono un atterraggio morbido.” Più utile dev’essere stato l’addestramento impartito da Bruna, visto che entro la fine della giornata Bustina scendeva da sola la pista per bambini e mi aveva già superato in perizia, traguardo desolantemente facile da raggiungere.
Purtroppo le cose si sono rivelate più complicate quando abbiamo provato a mettere la piccola alla prova con lo skilift di una vera pista: al primo tentativo, gli sci le si sono incrociati dopo pochi metri facendola ruzzolare rovinosamente a terra con conseguente blocco dell’impianto. Al secondo tentativo, si è ripetuto l’incidente. Intorno al quindicesimo tentativo (siamo genitori molto pazienti) siamo riusciti a farle capire che doveva afferrare molto saldamente quella dannata asticella e non mollarla qualsiasi cosa fosse successa: di conseguenza, dopo aver perso l’equilibrio durante la salita, si è piegata di lato ed è crollata sul fianco rigida come uno stoccafisso senza mollare l’asticella dello skilift, facendosi trascinare per qualche metro prima di essere soccorsa. A quanto pare con gli sci può essere più difficile salire che scendere.

 

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Le caratteristiche barche cinesi del lago di Bled

Quando non eravamo impegnati a divertirci sulla neve alle spalle di nostra figlia, passavamo la giornata in meravigliose escursioni nei dintorni. Siamo andati a vedere il suggestivo lago di Bled, con il suo paesaggio da cartolina, la chiesetta in mezzo al lago, le carrozze per i turisti e le barchette che ricordavano quelle dei parchi cinesi. Abbiamo fatto una passeggiata fino alla parete di roccia da cui sgorga l’impetuosa cascata che dà vita alla Sava, il lungo fiume balcanico che scorre fino a gettarsi nel Danubio dalle parti di Belgrado. Essendo un fiume balcanico, pare in realtà che abbia molte sorgenti e che ogni Stato se ne contesti la paternità, quindi diciamo che siamo andati a vedere una delle sorgenti della Sava! Un altro giorno abbiamo risalito, lungo un sentiero immerso nel bosco, l’impressionante orrido scavato da un torrente dalle acque verdi smeraldo.  Le doti di camminatrice di Bustina per il momento superano di gran lunga quelle di sciatrice: all’inizio sbuffa, poi parte con le sue gambettine muscolose e fatica ad aspettarci. Spesso, mentre giravamo in auto per le colline ed i monti che sovrastano il lago di Bohinj alla ricerca del leggendario Zlatorog, di una chiesetta caratteristica (trovata chiusa) o semplicemente vagavamo senza meta alla scoperta dei dintorni, ci imbattevamo in scorci incantevoli di cime innevate o in foreste ghiacciate degne di un paesaggio nordico.

 

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Bontà vitaminica balcanica

Anche per quanto riguarda il cibo non abbiamo avuto di che lamentarci: se di giorno ci accontentavamo di solito di mangiare un panino in qualche piazzola assolata, per le nostre cene abbiamo scoperto una trattoria fuori mano dal gusto retrò, dove mangiare salsiccia e carne alla griglia accompagnate da una montagna di patate fritte ed innaffiate di ottima birra slovena, sotto lo sguardo nostalgico di Tito che ci fissava dalle foto appese alle pareti. Bustina in questa occasione ha scoperto un’altra insospettabile prelibatezza balcanica: la Cedevita, ben nota aranciata istantanea multivitamica. La sera ci ritiravamo in camera a giocare ad un vecchio videogioco di corse d’auto sul portatile: stiamo cercando di dare una formazione multidisciplinare a Bustina, pertanto è bene che impari presto anche quali sono le tattiche migliori nel caso di una gara clandestina o di un inseguimento della polizia.

 

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Pedagogia Fast & Furious

Con l’Epifania che tutte le feste si porta via ci siamo purtroppo dovuti rassegnare al termine della vacanza. Addio al lago Bohinj, ai boschi parzialmente innevati, ai torrenti impetuosi ed alle salsicce di Craina. Durante il viaggio di ritorno, dopo aver nuovamente percorso molte strade secondarie e tortuosi valichi montani per continuare a sfuggire ai pedaggi autostradali sloveni, siamo arrivati alle pendici del monte Triglav sopra Kranjska Gora impelagandoci alla ricerca di una sfuggente chiesetta russa (trovata chiusa anche questa) e da lì siamo poi scesi fino a Tarvisio ed alle terre natie dove, per inciso, abbiamo scelto coerentemente di proseguire su altre strade secondarie fino a casa, facendo una pausa con una magnifica tappa a San Daniele per salutare i parenti furlani.

 

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Io ed il mio nuovo amico in uno dei rari momenti di privacy

Resta da chiarire solo un particolare, perché so che qualcuno nella mia famiglia sta mettendo in giro delle voci compromettenti nei miei confronti. Il paesino dove alloggiavamo presso il lago di Bohinj era un autentico dedalo di stradine tra case di campagna dai tetti appuntiti, ponticelli e vicoli ciechi. Per trovare una via d’uscita, avevo preso come punto di riferimento un graziosissimo lassie che passava la giornata a dormire, elegantemente sdraiato su una panchina al sole. Inevitabile che il mio sguardo corresse a cercare quel cane mentre vagavo per il paese, perché altrimenti a causa del mio scarso senso dell’orientamento avrei impiegato ore a trovare la strada giusta. Magari altri punti di riferimento sarebbero stati altrettanto adeguati allo scopo e non c’è un vero motivo per cui io abbia scelto quel lassie, era solo un bel cane dal lungo pelo fulvo che stava sonnecchiosamente di guardia vicino ad uno dei due ponti di ingresso al paese. L’altro ponte non mi piaceva granché, è per questo che sceglievo sempre la strada che passava davanti al cane. Può essere che io abbia nominato quel lassie un po’ troppo spesso durante la vacanza. Ammetto di essere ripetitivo. Questo non significa tuttavia che io fossi innamorato del cane, come qualcuno ha insinuato. Non c’è stato nulla tra di noi, ed eventuali sguardi di intesa non possono comunque essere dimostrati in alcun modo. Qualsiasi illazione in merito sarà affrontata nelle sedi opportune a tutela dei nostri diritti: so che l’avvocato del lassie ha già fatto partire le prime lettere di diffida.