Le avventure di Bustina #7: Mittelitalia

Le avventure di Bustina #7: Mittelitalia

Finito che ebbe con il serpente, Dio si rivolse al maiale e disse: “Io porrò inimicizia tra te e l’abruzzese, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questi ti schiaccerà in salsiccia e tu gli insidierai il girovita”.

(Genesi apocrifa)

 

L’anno scorso vi ho un po’ trascurati, è vero. D’altra parte, non c’è stato molto di cui raccontare: il 2017 è stato un anno avaro di viaggi e le poche vacanze che ci siamo concessi non sono state particolarmente fortunate e degne di nota. Il quarto viaggio in Cina, previsto per le vacanze invernali, è saltato per ragioni organizzative (non siamo riusciti ad organizzarci per avere abbastanza soldi) e pertanto il prossimo viaggio sarà direttamente il quinto.

Nel frattempo, però, io avevo pensato di sostituire l’Estremo Oriente con l’Estremo Meridione, progettando per il periodo tra Natale e la Befana una colossale avventura on the road con giro della penisola e destinazione finale in Sicilia, magari dalle parti di Ragusa. Dopo una breve contrattazione con Bruna, il progetto è stato ridimensionato fino a limitarsi al solo continente, con tappe a Pompei, Paestum, Salerno, Battipaglia, Matera ed Andria. Dopo un’ulteriore breve discussione, abbiamo realisticamente deciso di dedicare le nostre forze solo alla visita di Pompei e Paestum, ponendoci come meta ultima Battipaglia per via delle rinomate mozzarelle.

Ed è così che siamo andati a Magliano de’ Marsi, provincia dell’Aquila. Splendida località, peraltro, dove torniamo sempre volentieri. Quivi ci attendevano degli ottimi parenti, un’accoglienza generosa ed un’ospitalità ineguagliabile. Le nostre giornate, anziché consumarsi nell’appassionante ma faticosa scoperta dei tesori archeologici e culturali nazionali, sono state dedicate all’altrettanto appassionante scoperta di tesori enogastronomici che solo le abili mani abruzzesi sanno preparare. Fondamentalmente stavamo sempre mangiando, o cercando di digerire quanto avevamo mangiato per prepararci al pasto successivo. Per chi non avesse avuto la ventura di provarla, la cucina mittelitalica si basa sul consumo smodato di salsiccia di maiale: salsiccia alla griglia, salsiccia stufata, bruschetta con la salsiccia, pasta con il sugo di salsiccia, panino con la salsiccia e salsiccia ripiena di salsiccia. Questa passione per la salsiccia è stata introdotta nella cultura abruzzese per lasciare un po’ di tregua alla locale popolazione ovina, precedentemente oggetto esclusivo delle attenzioni gastronomiche locali (tra arrosticini, costicine ed altri manicaretti dal nome grazioso, l’Abruzzo è l’unica regione al mondo in cui la pecora è considerata specie a rischio di estinzione).

Bustina, che pure non si sottraeva alle libagioni, dedicava gran parte delle sue energie a giocare con i cugini, gli amici dei cugini, i parenti dei cugini e semplici passanti. A differenza di quanto preveda la nostra algida cultura settentrionale, infatti, nell’Italia centrale è consentito presentarsi a casa di altri (persino con bambini) in maniera del tutto informale e senza essere stati invitati in precedenza, motivo per cui la casa dei Cugini d’Abruzzo era meta di frequenti visite. La cosa ha suscitato in noi polentoni stupore ed ammirazione.

Unico diversivo al nostro incessante alzarsi da tavola e sedersi a tavola sono state delle brevi incursioni nelle terre innevate circostanti ed una rapida gita all’Aquila, capoluogo di regione e già vittima di un grave recente terremoto. Come temevamo, gran parte della città è ancora costellata di gru e cantieri, con i segni fin troppo evidenti della gravità della catastrofe. Alcuni palazzi hanno riaperto al pubblico, molti edifici sono stati restaurati, ma il lavoro da fare resta ancora molto e le strade del centro sono percorse soprattutto da operai e muratori.

Sulla via del ritorno, poi, ci siamo fermati a Ovindoli, per via delle rinomate mozzarelle. Qui, stanco del mio essere ovunque additato quale lo straniero settentrionale che sono, ho cercato pateticamente di mimetizzarmi esibendomi con il commesso del negozio di alimentari nel mio migliore accento romano, appreso durante la visione di innumerevoli cinepanettoni. Inutile dire che la patetica farsa non ha attecchito neppure per un secondo: tradito dalla mia erre cimbra, il commesso mi ha subito smascherato chiedendo sarcastico: “Ah, mi faccia indovinare: lei è di Siracusa, vero?” facendomi sentire più meschino di Fantozzi alle prese con l’accento svedese.

Anche il passaggio all’anno nuovo è avvenuto in compagnia dei parenti ed amici abruzzesi, che ci hanno fatto sentire meglio che a casa. Bustina ha assistito per la prima volta, spaventata ed ammirata al tempo stesso, al tradizionale scoppio di mortaretti e fuochi d’artificio, mentre noi adulti ci godevamo una cena casalinga che qui nella tundra vicentina sarebbe sufficiente per almeno un paio di matrimoni.

(Certo, io un po’ ci marciavo nel sottolineare le differenze tra l’asettico, freddo ed avaro nord e l’accogliente ed ipercalorico sud: avevo capito che in questo modo mi davano di più da mangiare).

Con gli ultimi abbracci ad un popolo ricco di storia, generosità ed insaccati si è così concluso l’ultimo viaggio del 2017 ed il primo dell’anno in corso, che ci auguriamo sarà ricco di nuove ed entusiasmanti avventure.

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