La Voce della Cina, n.3

Dopo le emozioni di Shanghai e Xitang, eccoci giunti ad un capitolo un po’ mesto e poco avventuroso del nostro viaggio.

Risciò a parte, il viaggio tra Xitang e Suzhou è stato monotono e non troppo lungo. Un tragitto in autobus attraverso una campagna pesantemente urbanizzata, in cui l’unica nota di colore era data dalle onnipresenti bandiere cinesi sui tetti delle case. Al nostro arrivo, però, l’amara sorpresa: il nostro ostello era in parziale ristrutturazione, con trapani in azione, mobili in assemblaggio ovunque ed imballaggi sparsi sul pavimento.  Poco male, non fosse stato che nella nostra camera non funzionava neppure il riscaldamento. Questa faccenda delle camere gelide è un karma che Bruna deve pagare per aver ripetutamente sostenuto di preferire un viaggio in inverno perché il freddo è più facile da sopportare del caldo estivo. Ad ogni modo, le tre ragazze che gestiscono l’ostello erano già consapevoli che il riscaldamento era guasto, ma non se ne preoccupavano perché avevano molte cose da fare e comunque sarebbe stato riparato il giorno seguente… una notte al freddo non fa male a nessuno ma fortifica anima e corpo, si dice in Cina. O lo dicono loro, in Cina. Bruna però era di diverso avviso, e le ha gentilmente sollecitate a far arrivare subito il tecnico il quale si è magicamente materializzato nel giro di mezz’ora, salvo poi passare quattro ore a trafficare con i colleghi attorno alla nostra camera con la rapidità e la solerzia di un impiegato della Cassa del Mezzogiorno negli anni Ottanta. Nel frattempo, noi siamo stati dimenticati nella sala comune, al gelo, per almeno un paio d’ore prima che dietro nostra insistenza ci permettessero di sostare in una sala dormitorio riscaldata.

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Il regno di Bruna a Suzhou

Come risultato della stanchezza del viaggio e di questa temporanea ibernazione, Bruna si è beccata una brutta influenza. L’ultimo giorno dell’anno 2016 lo si è quindi trascorso a letto a dormire, dopo aver consumato in camera un frugale cenone a base di ravioli in brodo. Allo stesso modo, mentre la febbre saliva e scendeva e saliva e scendeva, abbiamo passato i giorni seguenti con una routine davvero poco entusiasmante: Bruna prigioniera in una camera di una dozzina di metri quadri ed io in missione nei dintorni in cerca di cibo, medicinali e fazzoletti di carta. Bustina a volte mi accompagnava, a volte rimaneva a fare compagnia alla mamma inferma. Della splendida Suzhou non ho visto pertanto che un paio di vicoli attorno all’albergo, peraltro molto suggestivi, pieni di botteghette che non chiudono mai, templi, pagode, sale massaggi, ristoranti ed altre meraviglie che meriterebbero di essere apprezzate meglio. È evidente che il destino vuole impedirci di visitare questa città, visto che già durante il primo viaggio abbiamo dovuto eliminarla dal nostro programma a causa di criticità contingenti. Ovviamente non possiamo fare altro che maledire la sfortuna ed adattarci alle circostanze, mentre parenti e amici possono se non altro tirare un sospiro di sollievo per le centinaia di foto che NON saranno costretti a guardare ed centinaia di buffi aneddoti che NON dovranno sentire.

[continua con centinaia di foto e buffi aneddoti…]

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