La Voce della Cina, n.2

Proseguiamo con la cronaca delle nostre vicende in terra cinese.

Xitang, come dicevamo, è un grazioso e caratteristico villaggio nella regione del delta dello Yangtze, meta privilegiata delle gite fuori porta della meglio gioventù Shanghaiese. La parte più vecchia e caratteristica della città, dov’era situato il nostro alloggio, si snoda attorno ad alcuni suggestivi canali fiancheggiati da vicoli, stradine e porticati: tutte qualità che hanno valso al villaggio il nomignolo di “Venezia dell’Est” esattamente come altre 142 città cinesi.

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Altra particolarità di Xitang e di molte altre località turistiche cinesi sono i cancelli che consentono l’accesso alla città vecchia solo ai turisti muniti di regolare biglietto di ingresso, con tanto di rilevatore di impronte digitali ed almeno due servizievoli casellanti per ogni ingresso. I gestori del nostro albergo ci avevano però assicurato un accesso scontato ed attratti dalla possibilità di risparmiare preziosi centesimi di yuan avevamo quindi concordato con loro un appuntamento presso la stazione dei bus al nostro arrivo. Sfortunatamente, a Shanghai abbiamo perso per un soffio l’autobus previsto ed abbiamo dovuto aspettare il successivo, arrivando a Xitang con un paio d’ore di ritardo. Come prevedibile, alla stazione non ci aspettava più nessuno, ma senza preoccupazione alcuna ci siamo incamminati a piedi, con Bustina a cavalcioni della valigia più grande; arrivati al casello, tuttavia, per evitare di pagare il biglietto a prezzo intero ci siamo impelagati in una difficile conversazione per spiegare il malinteso alle cordialissime guardie, le quali si sono premurate di contattare l’albergo per noi. Subito i nostri ospiti si sono precipitati ad accoglierci, spiegando con una certa apprensione che non vedendoci arrivare si erano preoccupati moltissimo. Dopo averci aspettato parecchio tempo in stazione ed aver tentato di contattarci in ogni modo avevano già messo in allerta i servizi di trasporto pubblico di Shanghai e della provincia, mentre noi lontani dalla copertura wifi dell’albergo semplicemente non potevamo ricevere mail. Per fortuna non erano passate neppure tre ore, quindi ci siamo risparmiati le perlustrazioni a tappeto dell’esercito, lo speciale di Chi l’ha visto e l’allarme della Farnesina.

La nostra camera, abbarbicata in cima ad una ripida scala, era piuttosto caruccia, un po’ leziosa ma soprattutto molto fredda. Per qualche motivo a Xitang si usa tenere sempre aperte le finestre delle camere anche in pieno inverno, ed i nostri ospiti non sono stati da meno. Pur affascinati da questa usanza noi abbiamo subito acceso il riscaldamento al massimo, ma forse a causa delle pareti spesse come il cartone sembrava comunque di stare in una cella frigorifero. Dopo aver smaltito un altro po’ di jet lag a letto, ce ne siamo allora andati a spasso per questo paesino di case affacciate sui canali, lanterne rosse appese ovunque a riflettersi sull’acqua, ponticelli di pietra e tanti, tantissimi negozietti per i turisti che vendono tutti la solita accozzaglia di souvenir made in China. A questo proposito, vi informo che l’accessorio più trendy di questo inverno a Xitang è una tiara di graziosi fiori di plastica da infilarsi tra i capelli, una via di mezzo tra la Primavera di Botticelli e la Cicciolina dei tempi d’oro.

Anche il giorno seguente, mentre la nostra camera lentamente iniziava a sghiacciarsi, lo abbiamo trascorso a vagabondare tra vicoli strettissimi ed incantevoli portici coperti lungo il fiume, visitando piccoli templi, giardini e palazzi storici aperti al pubblico. Niente di grande, maestoso ed imperiale come a Pechino o in altre città, ma tutto molto curioso e soprattutto rilassante.

Solo dal punto di vista gastronomico Xitang si è rivelata un pochino deludente: non mancavano bancarelle e bettoline dedite alla ristorazione degli affamati, ma in genere la qualità non era eccezionale e tutto aveva di fondo sapore di cumino. Peraltro la specialità locale apparentemente sono le zampe: zampa di gallina, zampa di maiale, zampa di animale non meglio identificato. Noi purtroppo ci siamo fatti un punto di non mangiare troppe zampe, in generale. Si possono trovare inoltre varie specie di pesce, alcune delle quali decisamente interdette alla pesca nella vecchia Europa, i soliti spiedini di scorpioni e bacherozzi ed una cosa che sembra patata, ha l’aspetto della patata ma a detta del ristoratore non è assolutamente una patata, perciò non vogliamo assolutamente sapere cosa sia.

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Abbiamo provato di nuovo a chiedere a Bustina se preferisse Xitang o Schio, ma lei continua a sostenere che non vede nessuna differenza particolare.

Questa mattina, quando finalmente la nostra camera stava giungendo ad una temperatura umanamente accettabile, abbiamo fatto i bagagli e ce ne siamo andati. Prima di correre a riaprire le finestre, i nostri squisiti ospiti ci hanno stavolta pagato un passaggio in risciò fino alla stazione per evitare che rischiassimo di smarrirci ancora. Abbiamo così potuto provare per la prima volta questo famigerato mezzo di trasporto a pedali, simbolo decadente dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e devo dire che ci è sembrato piuttosto comodo. Ci ha inoltre permesso di non perdere il nostro autobus per Suzhou, ridente metropoli cinese nonché “Venezia dell’Est n. 143” di cui vi parleremo nei prossimi resoconti delle nostre avventure.

[continua…]

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