La Voce della Cina, n.1

[Preambolo: presi da crisi di astinenza da glutammato, sotto le feste siamo tornati in Cina ancora una volta. L’organizzazione è stata abbastanza rapida ed indolore, ormai è diventato più semplice trovare un volo intercontinentale che un regionale per Verona. La burocrazia mandarina questa volta non ci ha richiesto salti mortali, salvo una ridicola quantità di documenti per ottenere il visto di ingresso per Bustina. La piccola era eccitatissima all’idea di rivedere la Cina e francamente anche noi… Di seguito e nelle puntate seguenti il fedele resoconto del nostro viaggio, ricavato dalle mail spedite in patria più o meno in diretta.]

Il viaggio è stato lunghissimo. Come ogni volta, non siamo riusciti a dormire un accidente in aereo ma con l’aggravante che non ha dormito niente neanche Bustina. Noi, sentendo la responsabilità genitoriale di occuparci della sua salute, l’abbiamo torturata dodici ore per farla addormentare. Niente, non ha funzionato. Strano, normalmente la gente quando la torturi dorme.

Arrivati a Shanghai, tutto ci è sembrato abbastanza uguale alle altre metropoli cinesi – la metro con la gente incollata ai telefoni, gli odori di fritto e spezie fin dentro l’aeroporto, gli scatarri sul marciapiede – tranne che per due cose:  il treno a levitazione magnetica e il traffico. Il “maglev” ti porta dall’aeroporto fino quasi in centro in 7 minuti, arrivando ai 430 km/h. Par di decollare, è incredibile. Costa un po’ e alla fine non cambia molto perché poi bisogna lo stesso prendere la metro per arrivare a destinazione, ma volevamo provarlo almeno una volta. Quanto al traffico, fuori dalla metro ne abbiamo trovato incredibilmente poco e ce ne siamo molto stupiti vista la fama della città. Poi abbiamo realizzato di essere solo capitati in una zona pedonale.

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Sui treni cinesi è sempre presente il tachimetro, per mantenere i passeggeri al giusto livello di terrore

L’ostello è una specie di casermone tra altri casermoni, inzeppato di camere piccoline e buie, ma siamo così stanchi e assonnati che dormiremmo in un loculo al cimitero se ci stendessero una coperta. Non escludo che affittino anche quelli, poi, da queste parti. Siamo al terzo piano, al secondo c’è il mercato della carne e del pesce perciò si avverte un certo olezzo per le scale e spesso si sente in lontananza il ritmico tonfo del coltello sulla carne. I mobili hanno visto tempi migliori, la finestra dà su un corridoio ed in bagno un cartello chiede di gettare la carta igienica nel cestino per non intasare il water. Ma a parte questo, sembra un ottimo albergo. Bruna ha avuto la bella idea di stendersi dieci minuti a riposare la schiena ma senza dormire, altrimenti ci incasiniamo con il jet lag.

Dopo tre ore e mezza, finalmente con molta difficoltà sono riuscito a svegliare Bruna e Bustina. In qualche modo ci siamo trascinati fuori ad esplorare i dintorni. Abbiamo previsto di lasciare Shanghai domani per spostarci a Xitang e poi Suzhou, per tornare nella metropoli alcuni giorni prima della partenza. Considerando anche la stanchezza estrema non ci interessa fare turismo ma solo procacciarci il minimo vitale per la sopravvivenza: valuta e cibo. Quanto alla prima, nonostante il nostro aspetto derelitto e l’odore certamente importante (in ostello l’acqua calda c’è solo durante alcune ore della giornata, e non sono queste) siamo riusciti ad entrare in banca dove un cortese ma un po’ ansioso giovane impiegato ci ha cambiato qualche spiccio a prezzo di rapina. Siamo entrati poi in un negozio di alimentari, ma l’abbiamo giudicato troppo costoso per i nostri gusti e siamo allora passati alla “Ccoop”, presumibilmente una versione locale della Coop dove la seconda C sta ancora per Comunista. O anche Capitalista, in effetti. Ad ogni modo, lì i prezzi erano più moderati ed abbiamo potuto acquistare: uno yogurt per la colazione di domani, una bottiglia d’acqua, un pomelo ed un frutto del drago, che non è neanche chissà che buono da mangiare però è molto esotico. I negozi sono sempre strepitosi, con decine di tipi di frutta e soprattutto verdura che noi non conosciamo. Lasciato il bottino in albergo, abbiamo fatto con fatica un’ultima sortita in un baracchino a prendere qualche raviolo da mangiare in camera: ottimi, appena fatti a mano e molto saporiti. Insieme ai ravioli abbiamo comprato anche delle palline dolci che sicuramente hanno un nome, fatte di riso glutinoso – che è una specie di vinavil ma più appiccicoso – ripieno di una sostanza nera non meglio identificata. Sembravano un po’ delle seppie ed in effetti a morderli schizzavano in giro la sostanza nera proprio come le seppie, però erano dolci e senza tentacoli, quindi siamo abbastanza sicuri che non fossero seppie.

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La misteriosa seppia dolce cinese!

Per la strada e nei negozi, come ci aspettavamo, tutti guardano perplessi Bustina, poi squadrano noi, poi Bustina, poi di nuovo noi, e quando sentono che lei parla in italiano o realizzano che non capisce nulla delle frasi in cinese che le rivolgono, non sanno proprio come inquadrare la faccenda. Finora nessuno è diventato eccessivamente indiscreto, ma penso più a causa della barriera linguistica che per senso di discrezione.

Tornati in ostello verso le cinque e mezza del pomeriggio, noi cosiddetti adulti eravamo combattuti tra il crollare di nuovo a dormire e cercare di resistere per riassettare l’orologio biologico, mente Bustina come una pazza saltava sul letto e cantava e voleva giocare. In qualche modo abbiamo resistito fino alle sette e mezza, poi ci siamo messi a letto e la pargola è collassata nel giro di tre minuti, mentre noi siamo rimasti svegli a scrivere appunti e spedire aggiornamenti oltre la cortina di bambù.

Di Shanghai, in definitiva, abbiamo visto in tutto due strade attorno al nostro ostello, un paio di supermercati ed un baracchino dei ravioli. Abbiamo chiesto a Bustina se le piacesse la Cina, e le piace. Sostiene però che non ci sia molta differenza tra qui e Schio, e questo ci lascia perplessi. Ora, dopo un sonno ristoratore di tredici ore ed una colazione approssimativa, siamo in procinto di partire per Xitang, pittoresco villaggio di pescatori recentemente trasformato in ridente località turistica.

[continua…]

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