Le avventure di Bustina #3

Ebbene, è purtroppo finito il lungo periodo di congedo che mi ha permesso di restare a casa a divertirmi con Bruna e Bustina. Da ieri sono tornato al lavoro… Ma non per questo vi faccio mancare un aggiornamento sulle ultime avventure della piccola Bustina, che nelle ultime settimane hanno avuto come scenario principale le alture dei dintorni.

Dopo il primo fatidico incontro con il mare, la formazione di Bustina è proseguita infatti con diverse escursioni in montagna. Ci è sembrata la scelta più logica, sia perché qui intorno ci sono molte più montagne che mari, sia perché in pianura il caldo si era fatto veramente intollerabile ed abbiamo preferito scappare ogni volta che fosse possibile. Bustina è sempre entusiasta all’ipotesi di uscire di casa, ogni volta che le si propone un giretto molla i giocattoli e corre subito a mettersi le scarpe, poi viene dal papà o dalla mamma a farsele allacciare (o a farsele scambiare, quando riesce ad infilare la scarpa destra nel piede sinistro e viceversa) e se noi non siamo ancora pronti inizia a spintonarci verso la porta. Già quando vede che comincio a preparare lo zaino inizia ad andare in fibrillazione. Tutto questo entusiasmo di solito diminuisce molto quando la facciamo scendere dall’auto e le facciamo capire che dovrà camminare: a lei piacciono le escursioni, ma solo quelle a dorso di mulo. Io o la mamma siamo ovviamente il mulo.

Il fatto è, come ho già spiegato, che Bustina è una bambina di città, abituata a camminare su una pavimentazione solida di piastrelle o asfalto, perciò i sassi e l’erba non le sono molto congeniali. Lei con il cuore ci terrebbe proprio a fare una passeggiata con noi, ma i piedi non vogliono assolutamente saperne. Ogni volta è necessaria pertanto una fase di contrattazione con i piedi, che inizialmente si rifiutano categoricamente di toccare terra e tentano di aggrapparsi a qualunque cosa pur di rimanere sollevati. Di fronte alla loro resistenza, dopo aver tentato inutilmente di blandirli con parole gentili e vaghe promesse di divertimento o di minacciarli con terribili punizioni, di solito lasciamo loro e Bustina seduti in solitudine sul ciglio del sentiero per un minuto di riflessione. Terminata la riflessione ed asciugati occhi e naso, in genere anche i piedi si convincono a cooperare e Bustina può finalmente iniziare a camminare e venire con noi, mano nella mano, a scoprire le meraviglie della natura. A volte questo spirito di collaborazione si esaurisce dopo poche decine di metri ed è necessario ricominciare da capo la procedure di contrattazione, altre volte Bustina si rivela una camminatrice curiosa ed instancabile. Dalle parti di Serrada, per esempio, la Busty ha scoperto un’inspiegabile attrazione per i ciclamini e si inerpicava per i sentieri più scoscesi per passare da un fiorellino all’altro, solo per guardarli da vicino e sfiorarli con le dita; anche se il percorso era francamente arduo da affrontare lei non voleva saperne di fermarsi finché non abbiamo deciso noi di caricarla sullo zaino per evitare che si sfinisca. Da Passo Coe a Monte Maggio, invece, la piccolina non ha voluto saperne di camminare granché e si è fatta gran parte della salita sulle spalle di papà fino a ridurlo quasi in fin di vita, per poi passare tra le braccia di altri volenterosi… Diciamo che il suo addestramento non è ancora completo.

Anche per quanto riguarda il linguaggio, per il momento Bustina continua a preferire la comunicazione non verbale. Sta diventando però piuttosto brava nell’imitare i versi degli animali, il gatto e la capra non sono male ma il cane e la mucca sono veramente da premio.

Nel frattempo, la piccolina continua a conquistarsi le simpatie di tutti quelli che incontra: dai parenti ai miei colleghi di lavoro, dagli allievi di mamma ai vicini di casa, tutti sembrano stravedere per lei e amano sottolineare quanto sia carina, simpatica e sveglia. In genere io non amo le persone che stanno simpatiche a tutti, ma in questo caso non posso che fare un’eccezione e dar loro ragione. Il fascino ammaliatore di Bustina è tale che qualche giorno fa, mentre guardavamo il panorama da un tornante del Novegno, è riuscita a conquistare persino tre rudi boscaioli di passaggio. Questi omoni grandi e grossi, che a giudicare dall’aspetto si guadagnano il pane sradicando alberi a mani nude o combattendo con gli orsi, si sono infatti fermati a giocare con lei come dei bambini e sono stati ricompensati con un bel bacio, roba da far sciogliere in un brodo di giuggiole anche un rude materialista come me.

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Le avventure di Bustina #2

Sfidando le principali teorie sull’attaccamento, abbiamo dunque portato la pargola al mare. Eravamo curiosi di assistere al suo primo impatto con le altre forze della natura, perciò avevamo da tempo pianificato qualche giorno di vacanza presso una delle nostre mete preferite sulle coste dell’Istria. Sfortunatamente, Bustina è ancora sprovvista di documenti per l’espatrio ed abbiamo scoperto che a causa di un ormai datato disguido di politica internazionale, l’Istria si trova all’estero. Abbiamo quindi dovuto ripiegare verso un posto che avesse l’incomparabile pregio di trovarsi entro i sacri confini della patria. Dopo un’oculata ricerca di alloggio dalla Val Venosta a Cefalù, per motivi economici la scelta è infine ricaduta su Bibione, la classica meta delle famiglie venete in vacanza.

Io a Bibione non c’ero mai stato e francamente me l’ero sempre immaginata così: mare torbido, alghe, sabbia rovente, chilometri di spiaggia puntellata di ombrelloni sotto i quali stazionano madri-mogli lasciate a pascolare con i figli piccoli, truzzi unti che sfoggiano il risultato di sei mesi di palestra, alberghi costruiti direttamente sulla sabbia bagnata ed un centro noioso, dove si radunano alla sera torme di turisti e zanzare. Questo peraltro è come mi immagino ogni località balneare del mare Adriatico dalla riviera romagnola fino al confine con la Yugoslavia Slovenia, là dove finalmente cominciano solide spiagge di rocce scivolose e scogli taglienti, un mare cristallino e popolato di pesci e soprattutto ottime trattorie presso le quali assaporare i suddetti pesci a prezzi ragionevoli. Devo ammettere che Bibione mi ha sorpreso positivamente sconfiggendo i miei pregiudizi: alberghi sul bagnasciuga non ce n’erano. Abbiamo preso alloggio in un residence immerso nella campagna. La notte si faticava un po’ a dormire a causa del caldo e delle zanzare che bussavano con insistenza contro i balconi, ma di giorno potevamo raggiungere la spiaggia in pochi minuti di bicicletta.

L’approccio di Bustina con il mare è stato un po’ conflittuale. Scesi dalla bicicletta e trovandosi di fronte la vasta spiaggia ci ha subito guardata smarrita, alzando le braccine per farsi prendere in braccio. Essendo abituata al solido asfalto delle metropoli cinesi, qualsiasi superficie di origine naturale la inquieta un pochino. Di fronte alla nostra resistenza, la pargola ha prima cautamente appoggiato un piedino sulla sabbia, saggiandone la consistenza, poi ha posato anche l’altro piede, cercando di capire se quel materiale misterioso fosse affidabile, ed infine pian pianino si è fidata abbastanza da fare qualche passo molto cautamente, tenendoci per mano e sollevando le ditina dei piedi per appoggiare a terra la minor superficie possibile. La visione dell’enorme massa d’acqua che si perdeva all’orizzonte l’ha affascinata e con qualche perplessità si è arrischiata ad entrare, divertendosi a zampettare e a farsi portare di qua e di là, lasciandosi coccolare dalle onde. Nei giorni più fortunati puntava con il ditino verso il mare aperto guidandoci verso la riconquista della Dalmazia, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata per il divertimento. Dopo qualche minuto, però, inevitabilmente le entrava una bella sorsata di acqua salata in bocca e si metteva a strepitare per tornare a riva; solo l’ultimo giorno ha imparato il trucchetto di tenere la bocca chiusa quando si va sott’acqua. Prevedo che ci vorrà del tempo prima di iscriverla ai campionati di nuoto.

A riva, Bustina giocava come qualsiasi altro bambino: metteva conchiglie nel secchiello, raccoglieva la sabbia con la paletta e la spargeva di slancio sugli asciugamani. Mi sarebbe piaciuto insegnarle a fare i castelli di sabbia, ma onestamente non ne sono mai stato capace. Mi limitavo a scavare buchi nella sabbia come quando ero piccolo, anche per distrarla dalla sua opera e preservare pulito qualche angolo di asciugamano, giusto in caso qualcuno avesse avuto bisogno di asciugarsi. Non ha funzionato.

La nostra breve permanenza in quelle terre moderatamente esotiche ci ha consentito anche un fugace incontro con alcuni dei parenti furlani di Bruna, che si sono dimostrati come sempre accoglienti e gentilissimi. Bustina se li è subito conquistati con i suoi sorrisi, le sue risate ed i suoi strilletti da uccellino caduto dal nido. Come al solito la bimba ha ricevuto un regalo, un meraviglioso trenino di legno con cui gioca per ore e ore in giro per la casa. Grazie, ma come vi dicevo… Whisky. Se volete viziarla regalatele più whisky.

Superata anche l’esperienza del mare e lo stress della prova costume, è ripresa la paziente opera di ambientamento di Bustina nella steppa vicentina. La pupattola non sembra ancora particolarmente interessata ad imparare l’italiano, perciò abbiamo deciso di provare ad imparare noi la sua lingua. E’ un idioma essenziale, caratterizzata da sillabe brevi e gutturali, probabilmente un dialetto primitivo dello Shanxi non ancora documentato dagli studiosi. Gran parte della conversazione si basa comunque su urli molto acuti, brevi e ripetitivi, che non abbiamo ancora decodificato completamente. Ad esempio, quando desidera prendere qualcosa al di fuori della sua portata, si limita ad allungare il piccolo artiglio verso l’oggetto grugnendo come Darth Vader fino a quando le viene la faccia rossa per lo sforzo.

Prosegue anche il nostro impegno quotidiano per darle degli orari regolari, esattamente quelli che noi non abbiamo mai: mangiare più o meno sempre alla stessa ora, fare la pennichella dopo pranzo e andare a dormire presto. A questo scopo, complice il trenino di zio Bruno, ultimamente ho notato che per farla addormentare funziona molto “La locomotiva” di Francesco Guccini (1972), canzone piuttosto diseducativa ma che mi è capitato di imparare a memoria durante la mia dissoluta giovinezza.

La vita famigliare insomma continua ad andare a gonfie vele, amareggiata solo dal fatto che alcuni cari amici non abbiano ancora potuto essere ammessi alla corte della Piccola Imperatrice. Io approfitto del mio periodo di congedo lavorativo per passare più tempo possibile assieme a lei, ma allo stesso tempo c’è ancora parecchia burocrazia da affrontare, tutte le normali faccende domestiche da mandare avanti ed una gatta esigente da mantenere. Ogni tanto ci manca il noioso lusso dello Stracatzibus, con la sua gigantesca vasca da bagno, la televisione da settantamila pollici che non abbiamo mai acceso e soprattutto le sue stolide ma efficienti cameriere che si occupavano di fare le pulizie o per lo meno spargere un po’ lo sporco per la stanza. In quei momenti di nostalgia, per fortuna, possiamo sempre asciugarci le lacrime con quel prezioso tovagliolo che abbiamo sottratto come preda di guerra dalla sala colazione.

Le avventure di Bustina

Siamo tornati da quasi due settimane ed è ora di fare un po’ il punto della situazione. Il viaggio di ritorno è andato benissimo, persino più noioso del previsto. Bustina ha dormito un paio d’ore (su venti) ed ha passato il resto del tempo a strappare pezzettini di carta, la sua nuova passione: prende un foglio, lo strappa in tante strisce, divide le strisce in pezzi più piccoli, poi dà tutto al papà, un pezzo di carta alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo dà alla mamma, un pezzo alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo getta a terra, un pezzo alla volta, poi lo raccoglie, un pezzo alla volta, poi lo dà al papà… pare incredibile ma il tempo vola! In un attimo siamo arrivati a Francoforte, abbiamo convinto una gentile guardia teutonica che avevamo tutte le carte in regola per sbarcare in questo continente ormai in decadenza e da lì siamo giunti a Venezia. Bustina si è messa a piangere solo quando l’abbiamo legata al seggiolino dell’auto, perché è uno spirito anarchico e non ama le costrizioni, ma eravamo tutti così stanchi che io e Bruna non piangevamo solo per mantenere una facciata di serietà di fronte alla bimba.

Al nostro arrivo a casa, la grande sorpresa di trovare tutto decorato con fiocchi e palloncini da parenti e amici intrufolatisi durante la nostra assenza. Subito dopo si è verificato l’incontro, ancora più sorprendente, con la gatta Nunzinù: Bustina, colei che non aveva tremato venendo affidata per la vita a due stranieri sconosciuti, colei che aveva affrontato impavida la navigazione sui laghi dei parchi cinesi ed aveva additato ridendo le spaventose statue dell’inferno taoista, trovandosi di fronte inaspettatamente una creaturina pelosa grande la metà di lei che la guardava perplessa, si è messa ad urlare ed è corsa a nascondersi dietro il mucchio delle valigie. Nei giorni successivi il rapporto è leggermente migliorato, ora Bustina non scappa più e tenta qualche occasionale avvicinamento, persino delle fuggevoli carezze, ma sempre quando si sente al sicuro vicino a baba o mama e non senza l’accompagnamento di qualche strillo d’aquila. Nunzinù, invece, resta perplessa.

Nei primi giorni la piccola imperatrice ha ricevuto numerose visite da parte dei parenti tutti, mentre quasi tutti gli amici scalpitano ancora in fila con il numerino in mano. Ogni visitatore porta dei doni per la piccolina, tanto che sono già uscito due volte a controllare che non ci fosse una stella cometa parcheggiata sopra il tetto. Io cerco di spiegare che non è né natale né il suo compleanno e trovo diseducativo riempirla di regali in questo modo, ma nessuno mi ascolta. Allora faccio presente che la Bustina non ha fatto niente per meritarseli, mentre il papuccio e la mama sono andati fino in Cina a prenderla, quindi casomai i regali potrebbero farli a noi… ma niente. In ogni caso, Bustina ha detto che vi è molto grata e se proprio volete regalarle qualcosa a lei piace molto il whisky. Lagavulin, per la precisione. Giusto in caso.

In realtà Bustina non dice ancora niente, il suo linguaggio è quasi completamente non verbale. Ha risolto il dilemma su chi chiamare “Baba” e “Mama” a modo suo: ora chiama “Baba” sia me che Bruna quando parla a bassa voce, mentre chiama tutti e due “Mama” quando deve attirare la nostra attenzione. Ci sarà una logica, va a sapere. Poi dice “pappe”, anzi “PAPPEEEE!!!!” con voce gutturale ogni volta che le mettiamo il bavaglino, dice “scotta” quando la pappa è troppo calda, “nanne” quando la mettiamo a letto e “scarpe” quando è il momento di uscire. Non dimentichiamo la sua parola preferita, “biscotto”, che lei però abbrevia in “c-t”. I cinesi son gente pratica. Si fa comunque capire benissimo, indicando e afferrando e urlando e strepitando. Ora ha anche imparato a dare i bacini, con grande gioia di babas and mamas assortiti.

Durante il giorno le abbiamo già tolto il pannolino, è molto brava e chiama quasi sempre quando deve fare la pipì o altro, anche se dice indifferentemente “cacca” o “gniaogniao” per qualsiasi cosa. Ogni tanto si distrae e avverte troppo tardi, quindi c’è qualche mutanda da lavare al volo, ma in genere non è niente di grave. In genere. Oggi, per esempio, mentre giocava si è dimenticata di avvertire ed ha rilasciato a sorpresa una dichiarazione spontanea di quelle pesanti, siamo corsi in bagno per cercare di limitare il danno ma ci siamo fatti tutti cogliere un po’ dal panico, si è incastrata una scarpa mentre le sfilavo le mutande e… vi risparmio i dettagli, vi basti sapere che pareva di trovarsi di fronte ad un’installazione di arte contemporanea, ma con maggiore spirito di improvvisazione e spontaneità.

A parte questi incidenti occasionali, Bustina si comporta comunque molto bene. Dorme bene e mangia quasi di tutto piuttosto serenamente, compresa la pasta al pesto: con oggi siamo a papuccio 2, carrefour 0. Ha già mangiato anche la crema di funghi, la pizza fatta in casa ed il branzino, sempre con la medesima voracità. L’altro giorno dopo aver mangiato la pesca ha persino fatto la scarpetta per raccogliere il succo! Le stiamo togliendo il vizio di sputare gli avanzi grazie ad un’innovativa tecnica pedagogica, che potremmo definire “ottico-coercitiva”: Bruna la sgrida e la guarda torva, molto torva, ma così torva che non solo Bustina apre immediatamente la bocca e riprende a mangiare ma già un paio di terroristi dell’isis hanno interrotto il ramadan. La CIA l’ha contattata per sapere se può addestrare i suoi operativi. Chiaramente se ci provo io Bustina si mette a ridere, fa le facce e tiene la bocca chiusissima, Bruna dice che “sono poco credibile”. Mah. La CIA mi ha risposto “le faremo sapere”.

In questi giorni ci siamo dedicati, oltre a ricevere le visite dei re magi, a qualche sporadica passeggiata al parco e ad alcune noiose ma necessarie pratiche burocratiche: codice fiscale, libretto sanitario, pediatra, ecc. Domani ci ritiriamo per qualche giorno al mare, siamo molto curiosi di far scoprire a Bustina la spiaggia e di fare qualche bagnetto insieme, anche perché ci manca la gigantesca vasca da bagno dello Stracatzibus. Se la piccola comincia a camminare sulle acque vi avviso.