Cronaca di una bimba annunciata: 3

Abbiamo conquistato la prima stellina, siamo genitori da una settimana! Altre 1299 stelline e la nostra piccola Bustina se ne andrà di casa (a cercare lavoro in Polonia) per cui conviene gustarcela finché è piccola. Ogni giorno è una scoperta, come si dice in questi casi. Finora abbiamo scoperto: odia le carote, ama la minestra, l’anguria e gli spaghetti al ragù tranne quando trova i pezzettini di carota, sputa la roba che non le piace, preferibilmente in mano al papà ma ogni posto va bene, è capace di soffiarsi il naso e ama ancora camminare, se non ha il pannolino chiama per fare pipì (ci siamo arrischiati un paio di volte) ma per la popò avvisa solo quando è troppo tardi con conseguente necessità di lavare le mutande urgentemente, le piace buttare la roba nell’immondizia e giocare con i contenitori vuoti, bottiglie di plastica, scatole, altre bustine come lei… Insomma è una creatura abbastanza normale, con scarsa autonomia ma tutto sommato anche con esigenze limitate. Ce la possiamo fare. Il problema più grosso per ora è il mangiare: a parte che cambia preferenze alimentari ogni giorno, un giorno le piace il taofu e il giorno dopo non lo vuole neanche vedere, un giorno le piace il riso e il giorno dopo non lo assaggia neanche, eccetera eccetera eccetera, chiaramente bisogna imboccarla perché non è proprio capace di usare le bacchette… Uno di questi giorni magari proviamo con il cucchiaio che le riesce più facile!

Parco a Xi'AnVenerdì avevamo la prima giornata libera e c’era il sole, siamo andati in un parco vicino all’albergo. Il parco era bellissimo, uno dei posti più piacevoli dove sono stato in Cina in due visite. Era molto grande e pieno di gente che passava il tempo da sola o in compagnia, tra cui: praticanti di taiji a mani nude e con armi, suonatori di jazz, bande musicali di strumenti tradizionali cinesi, un coro, gente che ballava danze tradizionali, gente che ballava il liscio, gente che camminava all’indietro, anziani che praticavano ginnastica ed erano molto più in forma di noi, tipo che c’era una vecchietta che tirava su la gamba fino a sopra l’altezza della testa, poi si è messa giù a fare addominali… E ancora c’era un intero luna park di quelli con le giostre un po’ malconce tipo film dell’orrore, il trenino che percorreva una circonferenza di circa venti metri, una monorotaia con i disegni dei personaggi Disney taroccati alla cinese che faceva il giro del parco giochi, tappeti elastici per saltare, autoscontri e una grande vasca di sabbia in cui i bambini potevano scavare con delle mini scavatrici per imparare fin da piccoli un mestiere nel settore delle costruzioni che in Cina va sempre forte, e poi un laghetto con le signore che raccoglievano le alghe nell’acqua putrida, i ponticelli e diversi uccellini che attirano sempre l’attenzione della pupattola. Il parco era studiato come in Italia non sanno proprio farne: casse acustiche mimetizzate tra i sassi che emettono musica rilassante, tavoli da biliardo lasciati liberamente a disposizione di chi voleva giocare, ampi spazi molto curati e senza traccia di vandalismi né di telecamere.
Il pomeriggio, la salute di Bruna ha cominciato a peggiorare, al mal di gola si è aggiunto un terribile raffreddore per cui abbiamo deciso di rimanere in hotel a lanciare le tigri di pezza.

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Ieri (sabato) dovevamo trasferirci da Xi’An a Pechino, Bruna aveva passato la notte insonne per il raffreddore e la tosse ed era distrutta ma non era possibile deviare dal programma della rigida burocrazia mandarina. È toccato quindi a me, ormai calato nel mio ruolo di babbo giovane e tuttofare, prendermi cura delle mie ragazze. Dopo una rapida colazione ho fatto le valigie in fretta e furia ficcando dentro a casaccio tutto quello che ho trovato in camera mentre Bustina continuava a giocattolare senza fare caso a tutti i suoi averi che sparivano, uno dopo l’altro: tigri di peluche, libretti, barattolini dello shampoo, pettini. I palloncini li abbiamo lasciati lì per il personale dell’albergo, ci sembravano un po’ mogi e in ogni caso non volevamo farli scoppiare davanti a Bustina, ho visto abbastanza film di guerra per sapere che le esplosioni possono causare stress post-traumatici anche gravi.

Poco dopo abbiamo salutato la Signora Lia ed abbiamo trascorso l’intera giornata tra aeroporti e bus con Bruna che stava sempre peggio. Per fortuna avevamo con noi tata Cristina, altrimenti probabilmente ci saremmo imbarcati per Kuala Lumpur. Bustina è stata buona per la maggior parte del viaggio, tranne quando le abbiamo tolto le scarpe in aereo. Lei finora ha pianto fondamentalmente per tre motivi e mezzo: quando non vuole dormire, quando vuole un biscotto e non glielo diamo e quando le togliamo le scarpe. Il mezzo motivo è quando io mi allontano troppo dalla sua vista, ma questo ultimo dipende molto dalla giornata e dalle circostanze, oggi è stata con la mamma a fare casini in ludoteca tutta mattina e non si è mai lamentata quindi se Bakunin ci protegge questo mezzo motivo l’abbiamo superato. La piccola non ha seguito con particolare interesse il viaggio aereo, ha buttato un occhio fuori dal finestrino solo durante il decollo, poi è tornata a sfogliare le sue riviste e si è addormentata. Ha lasciato in questo modo la città dove è nata, con la promessa da parte nostra di tornarci quando sarà più grandicella.

La salute di Bruna ha continuato a peggiorare ed in serata è salita anche la febbre piuttosto alta. Noi per fortuna avevamo comprato la tachipirina apposta per il viaggio… Ma purtroppo al momento di fare le valigie l’abbiamo deliberatamente lasciata a casa portandoci dietro solo quella per bambini perché tanto noi non ci ammaliamo mai! Alla fine ovviamente Bruna ha preso comunque la tachipirina per bambini, gliene ho contate centosessanta gocce per fare una dose da adulto e si è messa a letto. Mi sono messo a letto anch’io, stanco di contare gocce.

L’albergo a Pechino, scelto senza diritto di replica dall’ente cinese per tutte le coppie adottive italiane e forse del mondo, è in pieno centro, elegante ed inutilmente sfarzoso. Pavimenti in marmo, piscina con vista sulla Città Proibita, poltrone della lobby rivestite di pelle umana. Gli appartamenti sono grandi, assolutamente inadatti ai bambini e privi dell’attrezzatura più elementare. Credo li abbia progettati un architetto folle che non ha mai vissuto in una casa. Ci sono tavoli di cristallo con spigoli ad altezza capoccia di Bustina, una vasca da bagno grande come un anfiteatro romano senza idromassaggio, cucina e lavello con solo due pentoloni giganteschi da caserma, interruttori in bagno che accendono le luci anche in camera e poi neanche una tovaglia, una scopa, una spugna o un asciugapiatti. Il seggiolone per bambini devo richiederlo ad ogni pasto e poi restituirlo perché non ne hanno abbastanza… In compenso c’è la presa per la connessione ad Internet a fianco della tazza del cesso, indispensabile! Inoltre il personale ha delle divise molto meno eleganti di quelle di Xi’An, sembrano impiegati delle poste. Ammetto senza vergogna (tanto c’è il mio avvocato che ci legge) che noi per rappresaglia proletaria abbiamo deciso di fregarci più roba possibile dalla colazione in modo da rifarci dell’inefficienza locale e del costo abnorme della camera; questa mattina, per dire, ci siamo involati tre fette di pane, due yogurt, due banane, una mela, una pera, tre uova sode ed un tovagliolo. Rileggendolo effettivamente sembra tanto, ma il tovagliolo penso che lo restituiremo prima di partire. Dopo sono andato a fare la spesa in un carrefour, ma lì ho pagato tutto. Ora possiamo iniziare a fare una vita più domestica, anche perché Bruna non è ancora del tutto guarita (ma sta già molto meglio, grazie alla medicina cinese! Chi l’ha sentita oggi sa che ha solo la voce della Strega Genoveffa) e qui a Pechino abbiamo molti meno impegni obbligatori in programma.

Oggi pomeriggio abbiamo fatto il bagnetto alla pupattola, che si diverte molto a stare nell’acqua calda, poi siamo andati alla ludoteca che è l’unica stanza interessante dell’hotel, con le palline colorate, lo scivolo ed un sacco di giochi. Dopo abbiamo fatto conversazione con un po’ di gente sul computer ed infine l’abbiamo messa a dormire. Stasera si è faticato parecchio a farla addormentare, aveva caldo e non riusciva a trovare una posizione, si girava e rigirava e girava e rigirava e togli le coperte e metti le coperte e togli il cuscino e lancia la tigre e alzati in piedi a cercare la mamma e guardati intorno a vedere se c’è il papà… Alla fine abbiamo dovuto spararle un dardo narcotizzante con la cerbottana, per fortuna che ce l’eravamo portata dietro! Ora dorme beata come un angioletto.

Per rispondere poi ad una domanda che riceviamo frequentemente:

Perché Bustina?
È stato il primo nome che abbiamo trovato che piacesse a tutti e due, dopo abbiamo pensato di cambiarlo perché non volevamo venisse stigmatizzata a scuola per la fantasia malata dei genitori. Ora per semplificarle la vita la stiamo chiamando: Anìn, Guo Wen, Bustina, Busty, Stropolo, Sgniaola, Nanetta, Bao Ze, Pupa, Pupattola, Piccola Imperatrice e Bestiaccia quando fa i capricci.

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