Cronaca di una bimba annunciata: 7

Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno a Pechino. Domani mattina presto ci incontreremo giù in atrio con la Wanda e Santa Cristina Ausiliatrice, che sicuramente non vedono l’ora di liberarsi di noi dopo tutte queste settimane. I nostri bagagli sono già quasi pronti, stipati all’inverosimile. Questo probabilmente sarà l’ultimo racconto dal fronte Est, ormai manca solo il viaggio di ritorno e mi auguro che questa volta non succederà nulla di particolarmente interessante, a differenza dell’ultima volta che ci hanno fermato i cani antidroga e poi non si apriva più la porta dell’auto ed era domenica sera ed abbiamo vagato per ore come zombi in aeroporto alla ricerca di una soluzione per poi dover noleggiare una Smart ed arrivare a casa distrutti ed il giorno dopo tornare all’aeroporto a prendere la macchina. Ecco, spero in un viaggio di ritorno noiosissimo, di quelli che già in un sms hai detto tutto e ci avanza spazio per i saluti.

La Grande MuragliaA Pechino ha cominciato a fare caldissimo, il cielo è azzurro e l’inquinamento è tornato a livelli accettabili, il che può significare che il vento ha spinto lo smog verso qualche città mento fortunata o che è uscita una direttiva del Partito Comunista Cinese che impone il licenziamento di chiunque comunichi valori di inquinamento superiori ai massimi consentiti, con effetto immediato. Bustina in questi giorni sta cominciando a fare capricci a ritmo sostenuto, come al solito ha aspettato che fossero scaduti i giorni per la restituzione dell’incauto acquisto prima di rivelare la sua vera natura. Son furbi questi cinesi, ci avevano avvisato! In realtà lei è la bambina più buona, dolce e giocherellona del mondo, finché la si asseconda e si fa tutto quello che decide lei. Ma averne due così in casa ci sembra esagerato, quindi siamo costretti spesso a sgridarla. In questo è molto più brava Bruna, che d’altra parte ha avuto anni di allenamento con me a disposizione: la fissa torva, ma proprio con la fronte corrucciata e gli occhi che promettono temporale, e la redarguisce con un tono così severo che la cameriera del terzo piano è salita a scusarsi pensando che ce l’avesse con lei. Io però ricopro pur sempre il ruolo di pater familias e non posso far mancare il sostegno alla consorte in questi momenti di crisi famigliare, perciò ci do dentro anch’io facendo la voce grossa e sforzandomi di non ridere, anche se mi sento credibile come un personaggio dei cartoni animati. Sono più portato per le battute sarcastiche, ma c’è poca soddisfazione con un soldo di cacio che non capisce l’italiano. Oggi ci ha fatto veramente diventare matti, poi a cena era così su di giri che correndo è caduta e si è spatasciata la faccia, si è fatta due secondi di piantino ed ha subito ricominciato a correre e a far casino senza volerne sapere di calmarsi. Deve ringraziare Santa Montessori se il babbo non le ha dipinto una cinquina sull’altra guancia! In realtà la nostra catastrofiglia probabilmente si sta annoiando persino più di noi qui nella prigione dorata dello Stracatzibus, dove le ore passano lente tra una scorribanda all’esterno ed i pasti principali, ed ormai hanno cominciato a girare pigramente anche le palle colorate della ludoteca. Quando saremo a casa avrà certo modo di scoprire molti modi nuovi per fare birbabenterie, se non altro abbiamo un gatto da tormentare.

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Ieri siamo andati a vedere la Grande Muraglia con la squadra al completo. Come al solito, appena arrivati la Wanda ci ha buttato lì la frasetta di rito spiegandoci come la costruzione della Muraglia sia iniziata più di duemila anni fa e servisse a tenere lontani gli invasori provenienti da Nord, come per esempio i Mongoli. Chiaramente ha sempre funzionato benissimo, considerando che la Cina è stata invasa dalle popolazioni nomadi provenienti da Nord – tra cui i Mongoli – a più riprese nel corso dei millenni, ma una volta che hai costruito una Grande Muraglia cosa fai? La butti, solo perché non funziona? Pare brutto, ormai ce l’hai e te la tieni. Come già era successo al Palazzo d’Estate, ci hanno chiesto se volessimo fare qualche scalino per dare un’occhiata in giro prima di andare via e gli altri, dopo aver verificato la voglia di camminare del loro pupo, hanno preferito gentilmente declinare. Io e Bruna, invece, ci siamo legati Bustina sulla schiena con un foulard e siamo partiti per la lunga scalinata. La Grande Muraglia corre infatti sulla cresta di colline e montagne ed è quindi una specie di impervia scalinata intervallata da torri di guardia; per dare maggiore fastidio ad invasori e turisti, ogni scalino è di altezza diversa dagli altri, dai pochi centimetri fino alla mezza pupattola, con conseguente logoramento delle ginocchia. Molti turisti si fermano alla prima torre di guardia, dove si possono già comprare medaglie celebrative ed altri souvenir. La maggior parte si ferma alla seconda, e lì anche Bruna ha iniziato a dare segni di cedimento, ma io e Bustina volevamo andare avanti e quindi siamo proseguiti tutti fino alla terza torretta, oltre la quale procedevano solo uomini giovani e senza figlie sulla schiena. Chiaramente Bruna sostiene che io ho voluto solo proseguire solo per dare prova di machismo millantando forze che non avevo, ma come spesso capita si tratta di calunnie. Anche la faccia paonazza ed il principio di infarto erano fatti a bella posta solo per far divertire la bambina, nel caso ve ne dovesse parlare. A dirla tutta, io e Bustina saremmo andati avanti tranquillamente fino a vedere dove termina questa famosa Muraglia, credo dalle parti del deserto del Gobi, ma non volevamo mettere in difficoltà mamacita né far aspettare troppo i nostri accompagnatori, perciò ci siamo fermati a guardare un po’ il panorama e sempre con la piccola imperatrice sulla schiena siamo ridiscesi.

Per il pranzo ci hanno portato in un altro di quei ristoranti con conseguente esposizione e passaggio obbligato per il negozio di chincaglierie nel caso volessimo comprare qualcosa, il che sarebbe anche simpatico se non avessimo già speso tutti i nostri averi per questo viaggio con soggiorno in alberghi di lusso imposti dalle autorità cinesi… Oltre tutto in questo caso si trattava di articoli di artigianato piuttosto fragili, per cui dovevamo pure tenere ferme le mani di Bustina che cercava di afferrare qualsiasi cosa luccicante le capitasse a tiro. Alla fine la piccola si era invaghita di un grande orologio a pendolo in cloisonné, costo sull’etichetta 350.000 Euro. Contrattando con il solito sistema saremmo potuti anche arrivare a non più di 80.000, ma ci pareva ancora un po’ esagerato per una bambina che non sa neanche leggere l’ora e poi non ci stava proprio nel bagaglio a mano.

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Stamattina invece ci siamo riservati una visita a piazza Tiananmen, perché non era possibile essere stati due volte a Pechino e non averla vista. Davvero, non ti concedono il terzo visto se non alleghi alla richiesta una foto della tua visita a Tiananmen. La piazza era piena di polizia, soldati e posti di blocco perché è il luogo dove storicamente sono partite tutte le manifestazioni di protesta contro l’impero Manchu prima e contro il regime comunista poi, nonché in tempi recenti bersaglio prediletto per gli attentati terroristici. Noi tre, però, grazie alla finta aria ingenua da turisti e mandando Bustina in avanscoperta siamo riusciti ad evitare tutti i controlli e ad arrivare in piazza (e poi uscirne) senza che nessuno ci perquisisse o verificasse i documenti, roba che se la raccontassimo in giro ci  sarebbero almeno un paio di funzionari di sicurezza intenti a leggere le offerte di lavoro sul giornale di domani. La piazza è gigantesca, spoglia e arroventata dal sole, con il monumento agli eroi del popolo, il mausoleo di Mao, bandiere rosse e roba così, insomma l’unico posto dove la Cina turbocapitalista si ricorda ancora di essere in teoria un paese comunista… Noi non eravamo tanto in vena di vedere la mummia di Mao, ammesso che ci sia veramente, perciò abbiamo fatto solo una passeggiata veloce e poi siamo tornati in albergo a preparare le valigie. Miracolosamente, con grande fantasia e gioco di squadra c’è stato tutto.

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Eccoci dunque alla fine di questo viaggio, molto diverso dalle nostre solite vacanze: molto più prevedibile, costretti a seguire un itinerario programmato da altri; molto più lussuoso, visto che abbiamo alloggiato in alberghi che normalmente non prenderemmo neppure in considerazione; molto più statico, visto che per giorni non siamo quasi usciti dallo Stracatzibus. E allo stesso tempo naturalmente molto più avventuroso, perché siamo partiti in due come sempre ma domani torneremo con questa creatura piena di vita e risate e urla e lacrime, questo raviolino al vapore che sappiamo già ci farà impazzire di gioia e qualche volta anche impazzire e basta come oggi, che se le dici “vieni qua” lei scappa nella direzione opposta, che se cerchi di farla dormire lei spalanca gli occhi come un gufo ma se vuoi tenerla sveglia ti crolla addosso e non tiene gli occhi aperti neanche con gli stuzzicadenti, che non dà mai bacini e malvolentieri li riceve, che si riempie la bocca di cibo come uno scoiattolo ma poi sputa tutto se le pare di avvertire la presenza di un pezzettino di carota microscopico… E che poi, quando stai già valutando se avvolgerla nel cellophane e caricarla come bagaglio in stiva, ti guarda con gli occhioni neri con le stelline luccicanti come nei cartoni animati e allunga le braccia per farsi prendere in braccio, guadagnandosi un perdono immediato! È stato un viaggio sicuramente molto strano e siamo stati molto contenti di riuscire a condividere con qualcuno la nostra esperienza, le nostre emozioni e le nostre prime avventure assieme, convinti come siamo che Bustina domani arriverà non solo nella sua nuova casa dove vivrà con noi e la gatta, ma anche in un nuovo mondo dove conoscerà un sacco di parenti ed amici…

…che saranno di certo ben felici di offrirsi come baby sitter e farsi sputare in mano quando è sazia!

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Cronaca di una bimba annunciata: 6

Ormai ci restano solo tre giorni da trascorrere qui al Melliot Celestial Domus Executive Apartments Stracatzibus di Pechino, fiore all’occhiello dell’accoglienza turistica cinese nonché unico albergo ad est di Gorizia a servire solo tè Lipton… A casa beviamo tè cinese ed il Lipton lo usiamo per ammazzare le zanzare tigre dei tombini, qui in Cina tocca accontentarsi! Mamacita Bruna è contenta di essere in procinto di tornare a casa, le mancano i suoi giochi e le sue amichette e la sua gattona pigra che ormai sarà grassa come una balena grazie alle amorevoli cure delle nonne, io invece continuo a scoprire posti che mi piacerebbe visitare e mi tocca rimandare tutto al prossimo viaggio, anche perché i livelli di inquinamento sono risaliti e girare per strada diventa fastidioso, ti si attacca tutta una patina di polveri sottili ai bronchi che poi si tossisce tutta la notte e ci vorranno settimane a smaltire.

Gli ultimi giorni sono stati piuttosto impegnativi. Domenica ce ne siamo andati a zonzo tutto il giorno insieme a Bustina, lei è stata molto brava e si è lasciata trasportare senza lamentarsi mai. Del resto, non è mica lei a dover portare chili e chili di roba su e giù per le scale della metropolitana e a spingere il passeggino per chilometri… Alla fine erano mamma e papà ad essere distrutti! La gita è cominciata esplorando il Mercato della Seta, un centro commerciale dove si può trovare di tutto a patto di essere disposti a contrattare fino all’esaurimento, anche e specialmente in quei negozi dove è specificato con tanto di adesivo sulla porta che i prezzi sono fissi e non si possono contrattare. Io e Bruna abbiamo una tecnica collaudata. Di solito funziona così: ci si avvicina ad un articolo in vendita con sguardo disinteressato, parlando della fluttuazione del valore della ceramica sul mercato dei cambi o dei risultati delle elezioni in Corea del Nord, la commessa si fa sotto, indica l’articolo e propone un prezzo esagerato. Io mi schernisco, dico che grazie, non mi interessa, passavo per caso, è troppo caro, Bruna intanto guarda qualcos’altro e facciamo per allontanarci. La commessa non mi molla, mi piazza una calcolatrice sotto il naso chiedendomi di sparare una cifra. Io scrivo un decimo del prezzo che ha detto lei. Lei si schernisce, dice che è troppo poco, ha un mutuo, le bollette, i figli da mantenere, io le faccio notare che con la politica del figlio unico quest’ultima scusa non regge molto. Lei abbassa leggermente il prezzo iniziale, allora io alzo leggermente la mia disponibilità, ma sempre di poco, schernendosi, e via così. Intanto io chiedo a Bruna se le interessa davvero questa imitazione industriale di porcellana Qing e lei fa segno di no con la testa per confondere la commessa, ma mi dice di sì con gli occhi. Bustina scalpita per andare via, ma ormai anche lei fa parte del piano. Ad un certo punto la commessa fissa il suo ultimo prezzo, annuncia che sotto quella cifra non può scendere altrimenti sarà costretta a vivere di espedienti per tutta la vita ed i suoi figli non potranno più venire in Italia ad aprire un ristorante di sushi come hanno sempre desiderato. Io dico no, è ancora troppo caro, allora arrivederci, tanto il sushi non mi piace neppure, noi ce ne andiamo, ciao eh? Mi stia bene! Vede che ce ne stiamo andando? Vede che Bustina sta già facendo ciao con la mano? Tante belle cose ai suoi cari!
E la commessa, nove volte su dieci, cede, mi ferma e mi vende la roba ad un quinto del prezzo iniziale, che significa che lei ci ha comunque guadagnato tantissimo e mi ha fregato lo stesso, ma volete mettere la soddisfazione?!

Di solito questo è il momento in cui Bruna alza la mano e dice: ne voglio sei. Per sei però ci si fa fare uno sconto, e la contrattazione ricomincia. Oppure dice: voglio quello più grande, chiedile se ti fa lo stesso prezzo. E la contrattazione ricomincia. Io sono quello con la delega alla contrattazione.

Domenica al mercato della seta abbiamo comprato con questo sistema: un set di tazzine da tè con relativa teiera, due tipi di tè cinese, una decorazione per la camera di Bustina, sei scodelle per la minestra e quattro ciotoline che non ho la più pallida idea di cosa le useremo a fare, ma erano carine. Siamo usciti stremati, ma è stato un bel match.

Terminata l’incursione al Mercato, che era una deviazione non prevista, ci siamo diretti verso il vicino parco Ritan. Non mi dilungherò per l’ennesima volta sulla bellezza e la cura dei parchi cinesi, il Ritan è un parco antico ma piccolino e poco frequentato, non ci sono laghetti in cui far navigare Bustina e le poche aree storiche sopravvissute sono ancora chiuse al pubblico. Mentre cercavamo un po’ di frescura sotto i suoi alberi, tuttavia, non sono mancate delle belle sorprese: la prima è che ci siamo imbattuti in un vecchio maestro di Kung Fu che si allenava da solo con il bastone, bravissimo, il quale accortosi che lo guardavamo ammirati mi ha invitato ad avvicinarmi per insegnarmi qualche semplice mossa ed io non ho esitato a farmi avanti a costo di fare una simpatica figura di palta. Poco dopo abbiamo trovato un’intera scuola di giovani praticanti di arti marziali che si allenavano nel caldo del primo pomeriggio e ci siamo fermati un bel pezzo a guardarli, anche per dare modo a Bustina di cominciare ad abituarsi all’idea…

Il generale DragoDopo aver notato però che Bustina non sembrava particolarmente attratta dal Kung Fu tradizionale, siamo usciti dal parco e siamo andati a visitare un tempio taoista lì nei paraggi, attraversando quello che a giudicare dalla tipologia di ristoranti doveva essere il quartiere russo-azerbaigiano della città. Il tempio è molto antico, ben restaurato ed interessante da visitare, con vecchi alberi maestosi, grandi steli sepolcrali e le classiche statue colorate delle divinità popolari taoiste appartenenti ai diversi uffici o dipartimenti dell’inferno. Ognuno di questi, ospitato in una diversa stanza nei cortili del tempio, gestisce un aspetto diverso della vita mondana ed ultraterrena, dalle divinità dei fiumi e dei monti agli uffici incaricati di valutare le condanne a morte ingiuste e risarcire nell’aldilà il malcapitato, dal dipartimento per la promozione dei comportamenti virtuosi a quello presieduto dal dio della ricchezza, tutto organizzato secondo criteri di precisa ed efficiente burocrazia mandarina. Davanti ad ogni “ufficio” è possibile lasciare un’offerta in denaro, incenso o caramelle, queste ultime solo con l’approvazione del dipartimento infernale per la prevenzione delle carie ai denti. Comprensibilmente, al giorno d’oggi l’ufficio del dio della ricchezza sembra ricevere molte più caramelle del dio della pietà filiale o dell’ufficio per l’amministrazione degli spiriti della foresta. Molti degli spiriti e degli dei minori raffigurati sembravano più che altro noiosi impiegati dell’oltretomba ma alcune statue erano veramente spaventose, con rappresentazioni di mostri terribili o punizioni corporali degne dell’inferno dantesco. Ancora una volta, tuttavia, la nostra Bustina non ha dato affatto prova di spaventarsi: guardava, indicava con il ditino e gridava un “Mé” di quando in quando. Al momento le uniche cose che sembrano farle paura sono chiudersi fuori dalla stanza dei genitori e la prospettiva di finire lo yogurt.

Usciti dal tempio, già stanchi ed accaldati, ci siamo diretti verso la più vicina stazione della metropolitana… Il destino ha però voluto mettere un altro ipermercato sulla nostra strada e mama Bruna non ha potuto esimerci dal compiere un’altra esplorazione, che si è conclusa con l’acquisto di una indispensabile pentola per cuocere al vapore che stava cercando da molti anni. Per il viaggio di ritorno ci siamo quindi dovuti scarrozzare su e giù per le stazioni della metro non solo il passeggino, lo zaino e la pupattola, ma anche le pentole, la teiera, le tazzine, la decorazione per la camera della Bustina, le scodelle e le ciotole. Per la prima volta siamo stati veramente felici di rivedere lo Stracatzibus!

Lunedì, invece, avevamo in programma una gita al Palazzo d’Estate, gigantesco e sontuosissimo complesso di parchi, templi e ville fatti costruire dall’imperatrice vedova Cixi a fine Ottocento, come certo già sapevate. La gita rientra nel programma obbligatorio della nostra permanenza a Pechino, per cui eravamo accompagnati dalla nostra protettrice e ausiliatrice Santa Cristina dell’Ente, dalla guida locale Wanda e dai nostri compagni di viaggio. Forse gli unici ad avere qualche interesse culturale nei confronti del luogo che stavamo visitando eravamo noi, che ci eravamo almeno letti la relativa pagina su Wikipedia. La guida Wanda non aveva particolarmente voglia di guidare, aveva più l’aria di una che sta calcolando quanto costava la babysitter per ogni minuto che perdeva assieme a noi e si limitava a snocciolare qualche nozione base quando era proprio necessario. Io, che sono una gran carogna oltre che uno spocchioso appassionato di storia Qing, le facevo allora le domande a trabocchetto per verificare il suo livello di preparazione e la coglievo sempre in castagna. Davvero, non sfidatemi sulla storia dell’epoca Qing, potrei raccontarvi la Prima Guerra dell’Oppio fino allo sfinimento (vostro).

2015/06/img_5304.jpg La visita non è durata molto, che la Wanda per l’appunto aveva lasciato la baby sitter sul fuoco o la macchina in seconda fila e passava via veloce su tutto: bello il lago? Visto il lago, proseguiamo. Bello il cortile? Ok, andiamo avanti. Bello il palazzo? Filare, dai. Qualcuno ha voglia di salire a vedere il panorama dalla cima di quella pagoda altissima con un milione di scalini? A questo punto ovviamente io e Bruna abbiamo detto di sì, dobbiamo almeno difendere la nostra fama di montanari. Ci siamo fatti il milione di scalini con la piccola imperatrice sulla schiena e ci siamo gustati in santa pace il panorama del lago e del parco dalla cima della pagoda, per almeno venti secondi buoni prima che la Wanda ci facesse ridiscendere. Alla fine, un palazzo che meriterebbe una visita rilassata di una giornata intera, l’abbiamo intravisto appena in un’oretta e senza capirci niente, che la Wanda alla fin fine sapeva meno della pagina su Wikipedia.

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Tornati a casa, si è poi accesa una logorante discussione tra Bruna e Bustina dovuta al fatto che quest’ultima si ostina a chiamare tutti “Baba”, compresa lei e qualunque sconosciuto incrociato per strada. Bruna pretende giustamente di essere chiamata mamma, titolo che si è sudata in questi giorni se non altro a su di cambiare pannolini e farsi rubare le ciabatte, ma Bustina fa l’indiana ed insiste con il suo “Baba”, tranne ricordarsi improvvisamente di chiamarla “Mama” quando ha bisogno di qualcosa (cibo, solitamente). La tensione stava salendo molto, anche considerando che una delle contendenti è notoriamente infantile ed irragionevole e l’altra è una bambina cinese di due anni, allora io mi sono intromesso tentando una missione diplomatica sul campo di battaglia tipo quelle dell’ONU e devo dire che ho ottenuto più o meno gli stessi risultati: niente. Dopo qualche ora, quando ormai sia io che la Bustina eravamo sull’orlo di una crisi di nervi, Bruna ha concesso magnanimamente un cessate il fuoco unilaterale in attesa che la bimba sia almeno in grado di comprendere le sue terribili minacce di punizione. Ora non ci resta altro da fare che prepararci all’ultima gita obbligatoria, la visita alla Grande Muraglia. Io sono un po’ preoccupato perché se va come l’altra volta la Wanda ce la farà fare tutta di corsa e non mi sono portato dietro le scarpe da running, ma ancora di più mi preoccupa la sfida successiva: far stare nelle nostre valigie tutta la chincaglieria che abbiamo comprato.

Cronaca di una bimba annunciata: 5

Il ritmo delle giornate è ancora quello di una tranquilla vacanza, infatti in questi giorni per distrarmi un po’ ho deciso di farmi venire una malattia esotica: di quando in quando, senza motivo apparente, orribili macchie rosse pruriginose mi ricoprono completamente braccia e gambe per poi scomparire dopo qualche ora. Se non fossi un uomo razionale e progressista, penserei che mio fratello mi ha portato scalogna con tutti i suoi ammonimenti a non mangiare le porcherie dai baracchini lungo la strada. Secondo Wikipedia e la pediatra di Bustina si tratta di una semplice orticaria, a meno che non sia una malattia esantematica tropicale non ancora studiata dall’uomo. Sono comunque sicuro che si tratti di una roba da niente, tipo una reazione all’inquinamento, al sole, ai detersivi, allo shampoo, ai detergenti, all’acqua, alle uova, al pane, al bacon, alle briochine o alle porcherie dei baracchini, ma questa solo come ultima ipotesi. Per fortuna Santa Cristina dell’Ente mi ha portato una scatola di antistaminici, ovviamente cinesi, che io ho deciso di prendere solo in caso di estrema necessità, tipo le pastiglie di cianuro dei nazisti e più o meno con le stesse speranze di guarigione. Bruna in compenso ha riacquisito salute e voce, così ho potuto sentire con dovizia di particolari cosa ne pensava della mia decisione di condire la pasta con il pesto alla genovese del carrefour di Pechino, che a casa lo useremmo al massimo per ammazzare le lumache in orto.

Complici le temperature miti ed un livello di inquinamento atmosferico molto più basso del normale, siamo riusciti come previsto a bighellonare parecchio negli ultimi giorni, tra piazza Tiananmen e il viale Wangfujing, parchi vari e supermercati. L’unico problema sono le barriere architettoniche, specialmente nelle stazioni della metropolitana che sembrano progettate per respingere l’assalto di un eventuale esercito invasore di paraplegici o infanti. Per fortuna mamma e papà sono ancora forti e non si fanno alcun problema ad affrontare centinaia di scalini caricandosi sulle spalle zaino, passeggino ed un delizioso sacco di patate vivente da dieci chili. In compenso, a bordo dei treni della metropolitana è molto comune trovare passeggeri gentili che cedono il posto alla pargola.
I prossimi giorni ci aspettano ancora delle visite guidate e forse qualche nostro fuori programma, se le forze continueranno ad assisterci. Tra meno di una settimana saremo già in Italia! Chissà se Bustina si adatterà alla nostra umile dimora dopo aver vissuto nel lusso dello Stracatzibus, il più elegante albergo di Pechino nonché l’unico al mondo in assoluto dove se sbagli a premere un interruttore al gabinetto si accendono le luci in tutto l’appartamento, comodissimo soprattutto quando vi alzate per fare pipì alle tre di notte e volete farlo sapere a tutta la famiglia.

Nel nostro girovagare abbiamo avuto la conferma che i negozi qui intorno al residence sono assolutamente inutili. Si trovano tutte le grandi marche della moda, o almeno credo perché non sono molto ferrato in materia, ma i prezzi sono anche più cari che in Italia. Del resto, siamo nel centro del centro dell’Impero di Mezzo, quindi è ovvio che sia tutto più caro. Le commesse fanno grandi sorrisi solo a Bustina, a noi non ci guardano neppure perché si capisce da distante che non siamo soliti comprare mutande Calvin Klein da ottanta euro, anche perché se le comprassi poi le porterei sopra i pantaloni per farle vedere a tutti. Da queste parti, di norma, sono più ricchi i cinesi che gli stranieri. Per strada si incrociano due tipi di uomini: i turisti in braghe corte e maglietta che se ne vanno in giro sgranocchiando spiedini di origine imprecisata e quelli in pantaloni neri e camicia bianca con le maniche corte, che sembrano impiegati in pausa pranzo e probabilmente lo sono. Gli unici uomini eleganti e ricchissimi che ho visto in giro erano i commessi del negozio della Rolex. Di donne se ne vedono invece tre tipologie: ragazze vestite trendy, occhiali da sole e jeans col risvoltino come se dovessero andare a bere uno spritz in centro a Vicenza, giovani donne elegantissime che hanno appena speso in una boutique la mia busta paga di un anno lasciando come mancia la tredicesima ed infine buzzicone che indossano accostamenti improbabili di brutte imitazioni dei vestiti delle boutique. Quest’ultima categoria rappresenta un trascurabile 80% delle donne che circolano per il centro di Pechino, mentre sfiorano il 95% in periferia e nelle zone di campagna. Considerate anche che per qualche motivo gli elementi fondamentali della moda cinese contemporanea sono pizzi e merletti, gonne velate semitrasparenti e zoccoli alti dagli otto ai quindici centimetri. I pantaloncini, poi, non sono mai abbastanza corti, e le gambe peraltro mai abbastanza storte. Aggiungete infine che i brillantini vanno bene su TUTTO: palpebre, scarpe, borsette, unghie, magliette… L’effetto pornodiva ungherese degli anni Ottanta è assicurato!
Questo vale però solo per le donne sotto i cinquant’anni. Le donne cinesi, intorno a quell’età, compiono una specie di rito di passaggio e mettono per sempre da parte strass e zoccoli, si tagliano i capelli corti, tutte uguali, mettono su chili e si vestono tutte con gonna al ginocchio e golfino come nonna Abelarda. Non so se sia un fatto generazionale o se esista una circolare del Partito Comunista Cinese che le obbliga. L’ultimo momento di riscossa ce l’hanno nella terza età, quando si mettono in ghingheri per andare a ballare il liscio nei parchi pubblici, con i capelli cotonati come Moira Orfei e la blusa coi brillantini di quando erano giovani, si sa mai che ci scappi pure un tango.
Tra le bambine piccole vanno invece sempre molto le gonne bianche o rosa a strati, tipo bomboniera, che da noi si usano solo per la prima comunione. I primi giorni infatti mi stupivo di quante prime comunioni si facessero in Cina, paese poco noto per il suo fervore religioso. Anche Bustina aveva una gonnellino simile quando ce l’hanno portata all’Ufficio Bambini Smarriti di Xi’An, pareva un confettino bianco, ma gliel’abbiamo tolto subito perché era di un materiale così sintetico che avevo paura prendesse fuoco se si avvicinava troppo alle lampadine.

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La vita con la nanetta prosegue molto bene: lei gioca, si diverte, corre, ride come una pazza, strilla come un’aquila, mangia come un lupo, dorme come un orso impagliato. Poi improvvisamente decide di mettersi a piangere disperata per un qualche motivo risibile, tipo che il papà non le vuole dare un biscotto o la mamma la sgrida perché si è messa a sbattere l’ipad contro il tavolino di cristallo. Qualche volta si mette a piangere per motivi così imperscrutabili che io e Bruna ci guardiamo e non riusciamo a capire il perché. Lei non si spiega, si limita a sedersi a terra e a piangere in cinese. Molto infantile da parte sua. L’altra sera ha cambiato tecnica: dopo che l’abbiamo rimproverata si è offesa moltissimo e se n’è andata in camera, sbattendosi la porta dietro le spalle. Secondo Bruna questa sarebbe un’evoluzione nel suo comportamento, perché vuol dire che si sente abbastanza a suo agio per prendere le distanze da noi sapendo che poi ci ritroverà comunque. Peccato che subito dopo si sia resa conto che essendo un mezzo soldo di cacio non era più in grado di riaprire la porta, e giù pianti disperati finché la mamma non l’ha salvata e si è lasciata abbracciare per consolarla.
Venerdì le abbiamo anche fatto fare il primo bagnetto nella piscina dello Stracatzibus, che visto il livello dell’albergo è ovviamente piena di acqua di Lourdes (dai rubinetti esce più modestamente della Perrier). L’approccio di Bustina con l’acqua è stato positivo, si è divertita a farsi trascinare in giro dai suoi vecchi, armata di braccioli dei Gormiti, e non ha avuto paura per niente, anche se deve impegnarsi più a fondo nello stile delfino. I suoi passatempi preferiti comunque restano: farsi lanciare in aria, giocare a nascondino, portare via le ciabatte alla mamma e farsi inseguire per tutto l’appartamento urlando come un muezzin. Stiamo riuscendo ad individuare con maggiore precisione cosa le piace mangiare: la pasta sì, la frittata sì, l’uovo sodo sì, il pane sì, l’anguria sì, la mela sì, la banana sì, lo yogurt sì, sì, sì! Ieri sera quando ha visto lo yogurt in tavola le si sono illuminati gli occhi e si è messa a ballare per la gioia sulla sedia, poi ha spalancato felice il forno per farsi imboccare ed ha cominciato a farsi seria solo quando ha capito che il barattolino stava per finire. Io non mi ricordo neanche più quando è stata l’ultima volta che ho ballato per la gioia davanti a qualcosa da mangiare, anche se probabilmente erano coinvolte le lasagne del mio stimato signor suocero. Purtroppo la verdura in generale non le piace, a meno che non sia molto ben camuffata, la carne dipende, la carota assolutamente no ed il pesto alla genovese no, ma era pur sempre quello del carrefour… Il formaggio non vuole toccarlo e non lo mangia se glielo diamo da solo, ma sciolto nella frittata l’ha gradito. Le olive… Le olive non le piacciono, e questa è stata la prima delusione che ha dato alla madre.
Altro momento di difficoltà, a giorni alterni, è quello di andare a dormire. Ci sono sere in cui basta appoggiarla sul lettino, farle due carezze, cantarle due strofe di ninna nanna e lei cade cotta come la bella addormentata, ed altre in cui urla e si divincola per un’ora come la protagonista dell’Esorcista. In quei casi guardo sconsolato verso Bruna, ma lei è già scappata a gambe levate dalla stanza lasciando solo una nuvoletta di polvere alle sue spalle. Non mi resta che esaurire tutte le rime degli Uomini Colorati, passare in rassegna le canzoni di De Gregori e se necessario proseguire con i canti politici degli Anni Settanta, cercando di prenderla per sfinimento. Di solito anche nei casi peggiori cede verso la terza strofa de “I treni per Reggio Calabria”, di Giovanna Marini, 1978. L’altra sera invece, del tutto inaspettatamente, Bustina ha deciso di costituirsi: è venuta a chiamarmi, mi ha indicato il lettino, poi si è seduta e si è tolta i calzettini aspettando solo di essere riposta a dormire. Ora però con Bruna abbiamo deciso che è troppo comodo che la piccola imperatrice si addormenti solo quando ci sono io, perciò dovremo fare a turno o a pari e dispari o regolarci in base alle estrazioni del lotto sulla ruota di Venezia, non abbiamo ancora deciso. So solo che stasera se n’è occupata lei e dopo mezz’ora di strepiti e pianti, non so con precisione di chi, improvvisamente ha regnato il silenzio. Sono consapevole che in questo momento il mio ruolo di pater familias è quello di verificare la situazione e procurare un alibi alla sopravvissuta, chiunque sia, ma sono passati dieci minuti e non ho ancora avuto il coraggio di andare a controllare.

Cronaca di una bimba annunciata: 4

Questa volta cercherò di essere più breve, so che siete tutte persone impegnate e d’altra parte i primi giorni qui a Pechino sono stati abbastanza tranquilli, complice il fatto che io & Brù siamo un pochino malaticci. Normalmente saremmo anche di salute abbastanza robusta, ma ora abbiamo questa nanetta sempre per le mani che continua a tossirci in faccia i peggiori virus e batteri del sol levante…

Lunedì abbiamo quindi trascorso una tranquilla giornata di recupero in questo albergo di superlusso che pare un altro mondo rispetto ai vicoli sudici ed affollati di vita che cominciano appena fuori dalla porta e che a noi piacciono molto. Qui, al Melliot Celestial Domus Deluxe Residence Stracatzibus, i  camerieri capiscono perfettamente l’inglese ma non intendono lo stesso un’ostrega di quello che gli si dice, perché appena gli si chiede qualcosa che non è espressamente previsto da una circolare del Partito Comunista Cinese o della direzione dell’albergo vanno in confusione e cercano con ottusa ostinazione di ricondurti sulla retta via. Per esempio ci abbiamo messo un quarto d’ora per far capire alla signora che fa le pulizie che doveva aspettare ancora cinque minuti, il che è abbastanza paradossale. Ancora non abbiamo provato la piscina con l’acqua di Lourdes, ma abbiamo compiuto diverse escursioni in ludoteca dove Bustina Magnabosco Piccinelli Viendalmare si diverte parecchio con lo scivolo, la lavagna magica e a farsi lanciare in aria da mamma e papà. Abbiamo anche conosciuto un’altra coppia che è qui sempre per un’adozione, sono due tipi simpatici ma in due settimane non sono praticamente mai usciti dal residence perché sono terrorizzati dalla confusione e dalla sporcizia che regnano democraticamente sovrani nella città. Noi invece nel pomeriggio abbiamo azzardato una piccola sortita all’esterno, a pochi metri dallo Stracatzibus ci sono degli ottimi baracchini per mangiare quattro ravioli (volendo) e poi comincia un labirinto di viuzze piene di botteghe, negozi con un ingresso in una via e l’uscita sull’altro, viottoli coperti da teli con dipinto il cielo azzurro che a Pechino non si vede mai, banchi dove vendono panini imbottiti e pesce fritto ma anche spiedini di ragni, scorpioni, stelle marine, cavallette e bacherozzi vari, giocattoli, ventagli, ocarine, prodotti artigianali di fattura più o meno buona e cianfrusaglie assortite, tutte ad un prezzo molto più caro del normale perché siamo pur sempre in centro a Pechino. Io avrei voluto prendere uno spiedino di scorpione, tra l’altro c’erano sia quelli con tanti scorpioncini piccoli croccantini come i nostri che quelli con un singolo succosissimo scorpione nero gigante, ma ancora una volta Bruna mi ha garantito che le labbra che toccano uno scorpione, vivo o morto, non toccheranno più le sue e quindi niente, finché non trovo un modo di mangiare lo spiedino senza toccarlo con le labbra devo rinunciare… Dall’affollatissimo dedalo di botteghe si sbuca direttamente sulla Wangfujing che è un po’ la via Montenapoleone di Pechino, una strada pedonale larga e piena di boutique di tutte le marche dove i milionari vanno a fare shopping e tutti gli altri vanno a guardare i milionari che fanno shopping. Qui abbondano soprattutto i turisti cinesi, spaesati e preoccupati di farsi sfilare il portafogli come noi o desiderosi di farsi una foto in posa da truzzi, con occhiali da sole firmati e labbra a becco di papera, davanti al negozio di un marchio famoso.

Ieri (martedì) invece era in programma la prima gita di Pechino, una visita al Tempio del Cielo ed al mercato delle perle, un grosso centro commerciale dove si compra di tutto contrattando allo stremo. Io e Bru eravamo già stati due anni fa in entrambi i posti per cui siamo riusciti a farci portare invece ad un parco pubblico poco distante. Ci ha accompagnato Cristina, l’angelo custode dell’ente, un po’ per dare ufficialità al nostro fuori programma e un po’ perché ne avrà ormai due bao zè grandi così di accompagnare famiglie e poppanti al Tempio del Cielo. La signorina Wanda, che è la corrispettiva pechinese della Signora Lia di Xi’An, ha quindi accompagnato i nostri compagni di viaggio da sola ma nel giro di un’oretta avevano già terminato la visita ed hanno dovuto aspettarci.

IMG_5254Il parco, noto soprattutto per una pagoda di epoca Qing e per essere stato luogo di ritrovo di vari rivoluzionari all’inizio del secolo scorso, è molto gradevole e curato. Ribadisco che i popoli asiatici hanno un gusto ed una sensibilità eccezionali nella progettazione di questi posti, pari solo al loro cattivo gusto nel vestire e nell’espettorare muco in ogni occasione. Ci siamo divertiti molto a passeggiare tra le vere e finte pagode antiche che costeggiano le sponde di un grazioso laghetto, spiando come sempre i pensionati che facevano tai chi o giocavano a carte o facevano volare gli aquiloni. Poi, visto che Bustina indicava con gridolini di ammirazione tutte le barche che ci passavano vicino, mamacita Bruna ha avuto l’idea di noleggiare un barchino elettrico e siamo andati a fare un giro del lago. Anche se quel piccolo, piccolo naviglio andava alla velocità di una triglia morta trasportata dalla corrente e ondeggiava sinistramente ogni volta che qualcuno spostava le chiappe da un sedile all’altro, ci siamo divertiti molto tutti quanti e soprattutto Bustina, che dopo aver tenuto il timone voleva sempre stare in piedi a prua e ci indicava con il ditino dove andare. Il papuccio la teneva ben stretta, perché a giudicare dal colore dell’acqua un tuffo fuori bordo si sarebbe probabilmente concluso con una morte per avvelenamento prima ancora che per annegamento.

Una volta tornati a riva, ci siamo imbattuti in un gruppo di bambini che si allenava nel wushu acrobatico per degli spettacoli teatrali, esercitandosi nei calci volanti, le ruote ed altre acrobazie sotto lo sguardo severo di un anziano maestro. Bustina li osservava in silenzio con occhi colmi di meraviglia ed interesse e si vedeva che era tentata di unirsi al gruppo, nonostante finora non abbia dato grande prova di prestanza atletica.
IMG_5253Terminata la gita al parco, ci siamo ritrovati con il resto del gruppo per una cena organizzata, in cui abbiamo avuto occasione di assaggiare la famosa anatra alla pechinese. Beh, che dire? Io sono stato l’unico a cui è piaciuto tutto, mentre nessuno degli altri è sembrato soddisfatto a parte il figlio dei nostri compagni di viaggio, che è dotato di un appetito almeno pari al mio. Bustina invece era in vena di giocare, complice l’eccitazione per il viaggio in barca ed il fatto che erano appena le sei del pomeriggio, orario in cui non è abituata a mangiare. Inoltre all’una si era scofanata un bel piatto di pastasciutta con il pomodoro e le melanzane cotto dal suo paparino, per cui probabilmente il buco nero non era ancora pronto per ingurgitare altra materia. Fatto sta che, con mia grande disperazione, a tavola mangiava un boccone di tutto facendomi credere che le piacesse e poi inevitabilmente sputava il secondo boccone; oppure spalancava quella gigantesca caverna che ha al posto della bocca mentre mi avvicinavo con un pezzettino di cibo tra le bacchette e poi serrava improvvisamente il forno all’ultimo secondo mandandomi ad impattare sulle sue labbra e facendo cadere tutto sul tavolo o sul pavimento. Quando ormai stavo per appenderla al soffitto proprio come prevede la preparazione tradizionale dell’anatra alla pechinese, Bruna è intervenuta in suo soccorso allarmata dai miei occhi a barra tipo quelli dei tirannosauri. Diciamo che la cena non è stata un successo.

In questi giorni, la vita con Bustina sta cominciando ad assumere dei caratteri di normale vita famigliare. Passiamo sempre molto tempo a giocare e ci alziamo tardi, ma riusciamo anche a cucinare, fare delle lavatrici e stirare mentre lei ci sta attorno o giochicchia per i fatti suoi. A dire il vero, mentre cuciniamo spesso ci viene in mezzo ai piedi perché non concepisce che il cibo debba essere manipolato prima di essere mangiato, quindi per lei il fatto che io abbia palesemente della roba da mangiare in mano – ad esempio le melanzane – e non ne getti un poco nel forno spalancato che mi mette davanti agli occhi è un’offesa mortale. Mi guarda con quegli occhioni grandi da cocker affamato, indica i fornelli, emette qualche gridolino da aquilotto caduto fuori dal nido e spalanca la bocca. Oggi ci ho sbirciato dentro e le ho visto il fondo dello stomaco, vuoto come quello dei suoi antenati.
Le notti scorse ha fatto anche un sacco di fatica a prendere sonno, o per meglio dire noi abbiamo fatto un sacco di fatica a farle prendere sonno. Sarà stato il caldo o il fatto che poi dorme per dodici ore filate e si fa pure la pennichella pomeridiana, ma quando è stato il momento di mettersi orizzontale non c’era modo che chiudesse gli occhietti suoi belli. Si toglieva il lenzuolo, poi se lo rimetteva, si girava a pancia in giù, a pancia in su, a tre quarti, sottosopra, tirava su i piedi, si arrotolava nel lenzuolo, si alzava a bere un caffè, lanciava una tigre di pezza e ricominciava. Io, di contro, le accarezzavo la testolina bacata e tentavo di cantare una ninna nanna. Peccato che io conosca solo le prime tre strofe di due ninne nanne: quella che fa “questa bimba a chi la dò, la darò all’Uomo Nero che la tiene un anno intero” e giù a inventarmi nomi e cose che possono succedere alle bambine che non dormono, e “buonanotte fiorellino” di De Gregori, ma dopo otto secondi canto solo “lalalalla, lalalalla, laaalalla”. Dopo mezz’ora cedo anche perché ho il mal di gola e non riesco a cantare più a lungo, allora arriva Bruna e le spiega con dovizia di particolari e voce suadente perché è sano ed opportuno che lei si metta a dormire all’istante. Il dibattito sull’argomento dura in genere un’altra mezz’oretta. Ieri sera invece, con mia grande riconoscenza nei confronti delle Forze Misteriose che regolano i bioritmi dei bambini, si è addormentata di botto al primo giro di lenzuolo, tanto che non ero arrivato ancora all’Uomo Marrone che la mangia nel minestrone e all’Uomo a Pois che la mangia col foie grois.

Stamattina il nostro piccolo raviolino al vapore è stato visitato dalla pediatra italiana che collabora con l’ente, la stessa che l’aveva già ispezionata qualche mese quando ancora viveva dietro le sbarre. Prima di tutto la pediatra si ricordava di Bustina dalla precedente visita, perché a suo dire era una delle bambine più belle dell’istituto. Ero tentato di precisare che lei non era “una delle più belle” ma senz’altro la più bella di tutte, ma ho lasciato correre perché probabilmente ha detto così solo per non fare sentire in colpa zia Cristina. Ad ogni modo, dopo una rapida ma accurata visita e mille domande da parte dei genitori, la dottoressa ha confermato che possiamo stare tranquilli, il problema di salute di Bustina si è risolto e visto l’evolversi del suo stato non dobbiamo temere nulla per il futuro. Ha detto anche che potrebbe andare a fare le olimpiadi, ma a mio giudizio francamente è ancora un po’ piccolina. Tolto anche questo pensiero dalla capa, che preoccupava probabilmente più me che la mamacita, ci dedichiamo ora ad un’altra giornata di tranquillo bighellonare pechinese.

Cronaca di una bimba annunciata: 3

Abbiamo conquistato la prima stellina, siamo genitori da una settimana! Altre 1299 stelline e la nostra piccola Bustina se ne andrà di casa (a cercare lavoro in Polonia) per cui conviene gustarcela finché è piccola. Ogni giorno è una scoperta, come si dice in questi casi. Finora abbiamo scoperto: odia le carote, ama la minestra, l’anguria e gli spaghetti al ragù tranne quando trova i pezzettini di carota, sputa la roba che non le piace, preferibilmente in mano al papà ma ogni posto va bene, è capace di soffiarsi il naso e ama ancora camminare, se non ha il pannolino chiama per fare pipì (ci siamo arrischiati un paio di volte) ma per la popò avvisa solo quando è troppo tardi con conseguente necessità di lavare le mutande urgentemente, le piace buttare la roba nell’immondizia e giocare con i contenitori vuoti, bottiglie di plastica, scatole, altre bustine come lei… Insomma è una creatura abbastanza normale, con scarsa autonomia ma tutto sommato anche con esigenze limitate. Ce la possiamo fare. Il problema più grosso per ora è il mangiare: a parte che cambia preferenze alimentari ogni giorno, un giorno le piace il taofu e il giorno dopo non lo vuole neanche vedere, un giorno le piace il riso e il giorno dopo non lo assaggia neanche, eccetera eccetera eccetera, chiaramente bisogna imboccarla perché non è proprio capace di usare le bacchette… Uno di questi giorni magari proviamo con il cucchiaio che le riesce più facile!

Parco a Xi'AnVenerdì avevamo la prima giornata libera e c’era il sole, siamo andati in un parco vicino all’albergo. Il parco era bellissimo, uno dei posti più piacevoli dove sono stato in Cina in due visite. Era molto grande e pieno di gente che passava il tempo da sola o in compagnia, tra cui: praticanti di taiji a mani nude e con armi, suonatori di jazz, bande musicali di strumenti tradizionali cinesi, un coro, gente che ballava danze tradizionali, gente che ballava il liscio, gente che camminava all’indietro, anziani che praticavano ginnastica ed erano molto più in forma di noi, tipo che c’era una vecchietta che tirava su la gamba fino a sopra l’altezza della testa, poi si è messa giù a fare addominali… E ancora c’era un intero luna park di quelli con le giostre un po’ malconce tipo film dell’orrore, il trenino che percorreva una circonferenza di circa venti metri, una monorotaia con i disegni dei personaggi Disney taroccati alla cinese che faceva il giro del parco giochi, tappeti elastici per saltare, autoscontri e una grande vasca di sabbia in cui i bambini potevano scavare con delle mini scavatrici per imparare fin da piccoli un mestiere nel settore delle costruzioni che in Cina va sempre forte, e poi un laghetto con le signore che raccoglievano le alghe nell’acqua putrida, i ponticelli e diversi uccellini che attirano sempre l’attenzione della pupattola. Il parco era studiato come in Italia non sanno proprio farne: casse acustiche mimetizzate tra i sassi che emettono musica rilassante, tavoli da biliardo lasciati liberamente a disposizione di chi voleva giocare, ampi spazi molto curati e senza traccia di vandalismi né di telecamere.
Il pomeriggio, la salute di Bruna ha cominciato a peggiorare, al mal di gola si è aggiunto un terribile raffreddore per cui abbiamo deciso di rimanere in hotel a lanciare le tigri di pezza.

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Ieri (sabato) dovevamo trasferirci da Xi’An a Pechino, Bruna aveva passato la notte insonne per il raffreddore e la tosse ed era distrutta ma non era possibile deviare dal programma della rigida burocrazia mandarina. È toccato quindi a me, ormai calato nel mio ruolo di babbo giovane e tuttofare, prendermi cura delle mie ragazze. Dopo una rapida colazione ho fatto le valigie in fretta e furia ficcando dentro a casaccio tutto quello che ho trovato in camera mentre Bustina continuava a giocattolare senza fare caso a tutti i suoi averi che sparivano, uno dopo l’altro: tigri di peluche, libretti, barattolini dello shampoo, pettini. I palloncini li abbiamo lasciati lì per il personale dell’albergo, ci sembravano un po’ mogi e in ogni caso non volevamo farli scoppiare davanti a Bustina, ho visto abbastanza film di guerra per sapere che le esplosioni possono causare stress post-traumatici anche gravi.

Poco dopo abbiamo salutato la Signora Lia ed abbiamo trascorso l’intera giornata tra aeroporti e bus con Bruna che stava sempre peggio. Per fortuna avevamo con noi tata Cristina, altrimenti probabilmente ci saremmo imbarcati per Kuala Lumpur. Bustina è stata buona per la maggior parte del viaggio, tranne quando le abbiamo tolto le scarpe in aereo. Lei finora ha pianto fondamentalmente per tre motivi e mezzo: quando non vuole dormire, quando vuole un biscotto e non glielo diamo e quando le togliamo le scarpe. Il mezzo motivo è quando io mi allontano troppo dalla sua vista, ma questo ultimo dipende molto dalla giornata e dalle circostanze, oggi è stata con la mamma a fare casini in ludoteca tutta mattina e non si è mai lamentata quindi se Bakunin ci protegge questo mezzo motivo l’abbiamo superato. La piccola non ha seguito con particolare interesse il viaggio aereo, ha buttato un occhio fuori dal finestrino solo durante il decollo, poi è tornata a sfogliare le sue riviste e si è addormentata. Ha lasciato in questo modo la città dove è nata, con la promessa da parte nostra di tornarci quando sarà più grandicella.

La salute di Bruna ha continuato a peggiorare ed in serata è salita anche la febbre piuttosto alta. Noi per fortuna avevamo comprato la tachipirina apposta per il viaggio… Ma purtroppo al momento di fare le valigie l’abbiamo deliberatamente lasciata a casa portandoci dietro solo quella per bambini perché tanto noi non ci ammaliamo mai! Alla fine ovviamente Bruna ha preso comunque la tachipirina per bambini, gliene ho contate centosessanta gocce per fare una dose da adulto e si è messa a letto. Mi sono messo a letto anch’io, stanco di contare gocce.

L’albergo a Pechino, scelto senza diritto di replica dall’ente cinese per tutte le coppie adottive italiane e forse del mondo, è in pieno centro, elegante ed inutilmente sfarzoso. Pavimenti in marmo, piscina con vista sulla Città Proibita, poltrone della lobby rivestite di pelle umana. Gli appartamenti sono grandi, assolutamente inadatti ai bambini e privi dell’attrezzatura più elementare. Credo li abbia progettati un architetto folle che non ha mai vissuto in una casa. Ci sono tavoli di cristallo con spigoli ad altezza capoccia di Bustina, una vasca da bagno grande come un anfiteatro romano senza idromassaggio, cucina e lavello con solo due pentoloni giganteschi da caserma, interruttori in bagno che accendono le luci anche in camera e poi neanche una tovaglia, una scopa, una spugna o un asciugapiatti. Il seggiolone per bambini devo richiederlo ad ogni pasto e poi restituirlo perché non ne hanno abbastanza… In compenso c’è la presa per la connessione ad Internet a fianco della tazza del cesso, indispensabile! Inoltre il personale ha delle divise molto meno eleganti di quelle di Xi’An, sembrano impiegati delle poste. Ammetto senza vergogna (tanto c’è il mio avvocato che ci legge) che noi per rappresaglia proletaria abbiamo deciso di fregarci più roba possibile dalla colazione in modo da rifarci dell’inefficienza locale e del costo abnorme della camera; questa mattina, per dire, ci siamo involati tre fette di pane, due yogurt, due banane, una mela, una pera, tre uova sode ed un tovagliolo. Rileggendolo effettivamente sembra tanto, ma il tovagliolo penso che lo restituiremo prima di partire. Dopo sono andato a fare la spesa in un carrefour, ma lì ho pagato tutto. Ora possiamo iniziare a fare una vita più domestica, anche perché Bruna non è ancora del tutto guarita (ma sta già molto meglio, grazie alla medicina cinese! Chi l’ha sentita oggi sa che ha solo la voce della Strega Genoveffa) e qui a Pechino abbiamo molti meno impegni obbligatori in programma.

Oggi pomeriggio abbiamo fatto il bagnetto alla pupattola, che si diverte molto a stare nell’acqua calda, poi siamo andati alla ludoteca che è l’unica stanza interessante dell’hotel, con le palline colorate, lo scivolo ed un sacco di giochi. Dopo abbiamo fatto conversazione con un po’ di gente sul computer ed infine l’abbiamo messa a dormire. Stasera si è faticato parecchio a farla addormentare, aveva caldo e non riusciva a trovare una posizione, si girava e rigirava e girava e rigirava e togli le coperte e metti le coperte e togli il cuscino e lancia la tigre e alzati in piedi a cercare la mamma e guardati intorno a vedere se c’è il papà… Alla fine abbiamo dovuto spararle un dardo narcotizzante con la cerbottana, per fortuna che ce l’eravamo portata dietro! Ora dorme beata come un angioletto.

Per rispondere poi ad una domanda che riceviamo frequentemente:

Perché Bustina?
È stato il primo nome che abbiamo trovato che piacesse a tutti e due, dopo abbiamo pensato di cambiarlo perché non volevamo venisse stigmatizzata a scuola per la fantasia malata dei genitori. Ora per semplificarle la vita la stiamo chiamando: Anìn, Guo Wen, Bustina, Busty, Stropolo, Sgniaola, Nanetta, Bao Ze, Pupa, Pupattola, Piccola Imperatrice e Bestiaccia quando fa i capricci.

Cronaca di una bimba annunciata: 2

Sono due giorni che stiamo assieme alla nostra super Bustina ed abbiamo già avuto modo di padroneggiare con successo le seguenti tecniche: cambio del pannolino in due e in tre dimensioni, salto del cibo dal piatto alla bocca e ritorno, lancio del peluche, lancio del pettine, lancio del telecomando, lancio della bambina, uso del passeggino come ariete in mezzo alla folla, messa a nanna con e senza successo e litigio silenzioso mimato per non creare traumi alla creatura.

Ma prima di proseguire, torniamo al momento dell’incontro:

[FLASHBACK]
La prima spider non si scorda maiDomenica alla fine abbiamo deciso di non pranzare perché avevamo già mangiato abbondantemente la sera prima e chi ci conosce sa che ci teniamo molto alla linea. Quindi siamo rimasti in camera terrorizzati. Io volevo fumare ma visto che ho smesso sopperivo all’attività polmonare gonfiando un palloncino ogni volta che avevo voglia di una sigaretta, alla fine la camera era così piena di palloncini che non si riusciva quasi a camminare.
Finalmente alle tre e venti ci siamo ricomposti e siamo andati con Cristina, la Signora Lia ed i nostri compagni di viaggio all’Ufficio Bambini Smarriti dall’altra parte di Xi’An a recuperare i pargoli. Io e Bruna eravamo piuttosto catalitici. L’Ufficio Bambini Smarriti è al ventesimo piano di un grattacielo tra una selva di altri grattacieli, essendo domenica gli uffici erano tutti chiusi tranne il nostro. Ci hanno fatto sedere attorno ad un tavolo di vetro e firmare alcuni documenti, noi avevamo qualche difficoltà a ricordare il nostro nome ma a parte questo ce la siamo cavata abbastanza bene. Ci hanno chiesto come volevamo chiamare la Bustina, abbiamo risposto senza dubbi che la capitale della Lituania era Vilnius (facile). Pochi minuti dopo si sono sentiti dei rumori in corridoio, Cristina ci ha chiesto se preferivamo incontrare i bimbi contemporaneamente o una coppia alla volta ed io e Bruna abbiamo risposto che gli abitanti della Cina erano circa un miliardo e trecento milioni. Ce li hanno portati insieme. Bustina era in braccio alla sua tata.

La prima cosa che ti insegnano in tutti i corsi per genitori adottivi è di rispettare i tempi del bambino al momento dell’incontro, mantenendo una certa distanza fino a quando egli/ella si sente a suo agio e decide di avvicinarsi spontaneamente poco alla volta. Io naturalmente appena l’ho vista mi sono lanciato come un falco per prenderla, strappandola dalle braccia di quella impostora della tata, ma mi sono fermato a mezz’aria appena in tempo per non provocare traumi irrecuperabili. La tata, tramite la Signora Lia che ci faceva da interprete, ci ha chiesto se avevamo domande ed io e Bruna siamo partiti con la lista lunghissima che avevamo scritto in albergo più alcune che ci sorgevano sull’onda dell’ispirazione estemporanea: quali sono i suoi piatti preferiti? È allergica a qualcosa? Si ammala facilmente? Hai dei giochini che le piacciono in particolare? Chi le ha tagliato i capelli in quel modo orrendo? Segue la politica italiana? Ha degli hobby? Cosa ne pensa dell’Expo? In ogni caso, non faceva nessuna differenza perché mentre lei rispondeva le mie orecchie facevano finta di ascoltare ma il mio cervello nitriva in una lontana prateria dello spirito. La bambina ci guardava perplessa con i suoi occhioni neri girando la testolina di qua e di là.
Alla fine la tata ha chiesto se volevamo prenderla in braccio, io mi sono girato a guardare Bruna ma lei si era mimetizzata perfettamente con la tappezzeria della poltroncina e non sono riuscito a trovarla, quindi ho ripreso il volo di prima e mi sono lanciato ad accoglierla. Ora, chi mi conosce lo sa che nessun bambino sotto i cinque anni ha mai accettato di restarmi vicino per più di tre secondi senza mettersi a piangere, quindi ci aspettavamo un’eruzione di lacrime tipo vulcano equatoriale… Invece, sorprendentemente, la piccola ha pianto solo un attimo per poi mettermi le braccia al collo attaccandosi strettissima. Ci tengo a dirlo perché quando a quindici anni mi urlerà addosso che mi odia e non vuole più vedermi perché non le compro lo scooter tridimensionale volante o roba del genere è importante che se lo ricordi. Ovviamente un biscotto si è rivelato fondamentale nella mia opera di corruzione minorile. Vedendo che la bambina non sembrava mordere, anche Bruna poco a poco si è tranquillizzata e quando si è sentita a suo agio si è avvicinata spontaneamente a noi due.
Entro pochi minuti noi e la bambina avevamo già perfettamente socializzato, camminavamo mani nelle mani (una mano a testa) ed eravamo pronti per fare la pubblicità della famigliola felice del Mulino Bianco. Scattata qualche foto di rito, ce ne siamo tornati tutti insieme all’albergo dove ci siamo dedicati a scoprire questa piccola meraviglia della natura.

Nelle prime 72 ore Bustina Magnabosco Piccinelli Viendalmare, questo il suo nome completo, ci ha dimostrato: di essere docilissima nel farsi vestire e svestire, di essere coccolosissima, di avere un buco nero al posto della bocca in grado di ingurgitare qualsiasi quantità di cibo, di avere un altro buco nero, collegato in qualche modo al precedente, da cui emette antimateria ad intervalli regolari, di amare molto camminare tanto che appena noi ci mettiamo le scarpe per uscire lei raccoglie le sue perché gliele mettiamo, di essere la beniamina dell’albergo, di apprezzare il bagnetto ed anche il lavaggio denti, di essere in grado di fare i capricci specialmente quando vogliamo farle mangiare le verdure, di avere un prodotto interno lordo superiore a certe province della Cina, di volere sempre le manine pulite tanto da porgermele continuamente a tavola per farsi togliere gli avanzi di cibo con una salvietta, di avere sempre fame, ancora fame, fortissimamente fame. Non ha invece rilasciato dichiarazioni sui risultati delle elezioni regionali italiane.

Lunedì mattina siamo tornati all’Ufficio Bambini Smarriti per confermare che ci saremmo presi cura della pargola. Essendo lunedì gli uffici erano tutti aperti, compreso l’Ufficio Registrazione Matrimoni e l’adiacente Ufficio Registrazione Divorzi, perché i cinesi sono gente pratica. In ogni ufficio c’era un impiegato dall’aspetto importante che fumava una sigaretta o giocava con il cellulare o guardava fuori dalla finestra, certamente assorto in qualche pensiero molto rilevante per il benessere della nazione. In un ufficio c’era anche un letto, senz’altro utile quando il funzionario deve trattenersi per la notte a fumare qualche sigaretta straordinaria o per completare un giochino sul cellulare. Una volta firmati i documenti di rito ed avere lasciato diverse impronte del pollice e, con grande divertimento di Bustina, della pianta del piede, abbiamo fatto un salto veloce in polizia per controllare che non avesse precedenti. Non si sa mai, tante volte prendono una cattiva strada da piccoli. Il pomeriggio invece l’abbiamo passato a guardare le macchine dalla finestra, a giocare con i palloncini ed a lanciare la tigri di peluche, sport in cui siamo diventati tutti molto bravi. Prima di sera, infine, abbiamo affrontato il nostro primo bagnetto. Primo con Bustina, ovviamente, noi c’eravamo già lavati in altre occasioni. Anche qui la fanciulla si è dimostrata molto collaborativa e addirittura divertita, a differenza di altri bambini i cui bagnetti vengono segnalati a tutto l’albergo tramite la sirena anti bomba che hanno al posto dei polmoni.

Martedì mattina abbiamo compiuto persino la coraggiosa impresa di riportarla nel penitenziario minorile doveva ha vissuto fino alla settimana scorsa. Il nostro scopo era di permetterle di chiudere il cerchio con la prima parte della sua esistenza, facendole capire che in futuro avrebbe potuto anche tornarci senza sconvolgimenti emotivi, che l’istituto e tutte le persone che aveva conosciuto rimanevano al loro posto mentre lei se ne veniva via con noi a vivere una vita possibilmente felice e serena nella ridente Schio e che non c’era nulla per lei o per noi da nascondere o da rimuovere riguardo quel luogo ed il suo passato. Da ultimo, non ci dispiaceva che desse un ultimo saluto alla tata… Saluto si fa per dire, visto che al momento Bustina si è esibita in: 2 “baba”, 3 “mama”, 1784 “mè”, 182 “uè” ed innumerevoli strilli da aquila ogni volta che uno dei due va in bagno; la sua conversazione per il momento lascia molto a desiderare.

(Mi pare di aver sentito anche un “allahakbar” ma la polizia ha detto che è molto improbabile.)

2015/06/img_5150.jpgLa visita all’istituto ci era stata sconsigliata dall’ente perché avrebbe potuto ingenerare nella bambina il timore di essere restituita con conseguente trauma infantile, ma noi abbiamo deciso di correre il rischio perché tutto sommato il passaggio di consegne di domenica era avvenuto senza nessuna crisi. La Signora Lia, nostra fedele accompagnatrice e guida turistica, ci ha dato ragione. In effetti la visita non è stata eccessivamente traumatica: Bustina è stata molto contenta di vedere le sue giostrine nel parco dove andava tutti i giorni, di tornare in braccio alla tata per dieci minuti e rivedere lo stanzone dove giocava con gli altri bimbi, la camerata con il suo lettino tra altri trenta uguali ed i corridoi colorati dove sono state scattate le prime foto che ci hanno fatto innamorare di lei. È stata molto meno contenta quando la tata ce l’ha riconsegnata: è stata la sua prima crisi di pianto furioso da quando è con noi, fortunatamente risolta con dieci minuti di coccole della mamma anziché con dieci anni di terapia come temeva il papà. L’istituto non era poi neanche male, tutto il personale sembrava molto gentile e affezionato ai bambini e non mancavano né i giochi né lo spazio né la pulizia, almeno da un punto di vista cinese.

Il martedì pomeriggio ci siamo dedicati ad esplorare l’albergo superlusso in cui siamo ospitati, dalla palestra alla piscina, dalla sala massaggi al club lounge che non so cosa sia ma sicuramente non ci avrebbero lasciato entrare. Poi ci siamo ulteriormente perfezionati nell’arte del lancio della tigre.

Ieri, mercoledì, siamo invece andati in gita a vedere l’esercito di terracotta, io le ho spiegato che è l’esercito di suo nonno e quando sarà grande potrà venire a giocarci. Le abbiamo anche insegnato con successo a soffiarsi il naso, che io voglio interpretare come un primo passo verso cambiarsi il pannolino da sola.

Andare a giocare fuori finora è stato impossibile perché il ministero del turismo cinese, per non farci sentire a disagio, ha organizzato su Xi’An un tempo tipicamente scledense: pioggia alternata da nubi con qualche pioggia occasionale. Perciò finora le uniche uscite dall’albergo sono state dovute alle gite obbligatorie. Questa mattina, per esempio, siamo andati a visitare la pagoda della Grande Oca Selvatica, un tempio buddista molto antico il cui nome è dovuto ad una leggenda: in un periodo di carestia i monaci non avevano niente da mangiare e anziché recarsi all’iperspar di fronte al monastero si misero a pregare affinché arrivasse loro un po’ di carne. In quel momento uno stormo di oche stava sorvolando il monastero e la più grande oca dello stormo, colta da improvviso e divino malore, precipitò a terra in mezzo ai monaci già cotta e pronta per essere mangiata. Questa storia dimostra che anche il Buddha, come molte divinità, ci tiene di più ai suoi monaci che alle sue oche. Immagino però che anche le oche abbiano una leggenda simile, in cui un monaco cade a terra stecchito in un momento in cui erano affamate. Ad ogni modo, i monaci rimasero comprensibilmente molto impressionati da questo miracolo e dedicarono all’oca una grande lapide nel tempio, dove però seppellirono solo le ossa accuratamente ripulite.

Ora è uscito il sole, le mie fanciulle dormono entrambe ed io sono uscito a procurarmi dei Bao-ze, tipo panini ripieni, da un baracchino lungo la strada (con grande gioia di mio fratello). Ho così assolto anche oggi alle mie funzioni di capofamiglia portando il cibo in tavola.