Ad un Merano assomiglia il mio amore

Venerdì sera. Mentre i temporali si prendono una pausa ed il Borgo tira un sospiro di sollievo, io e Bruna carichiamo il kit di sopravvivenza sulla roulotte ed inauguriamo la stagione roulottistica 2010.

(lo so che siamo un po’ in ritardo, a nostra discolpa posso solo far notare che finora c’è stato un tempo carogna e bastardo e temperature polari e nubi vulcaniche, nel caso abbiate passato questo presunto scampolo di primavera chiusi in casa ad aggiornare lo status di facebook)

Destinazione prescelta: Merano, detta la Las Vegas dell’Alto Adige, per via di tutte quelle lucine di Nasale ed anche perché in Alto Adige non disprezzano un po’ di sano sarcasmo, mi auguro. Per chi non avesse ben chiaro dove sia Merano, basti dire che si trova a nord di Bolzano, nell’estremo settentrione della penisola, laddove nessuno si aspetterebbe di trovare ancora vita intelligente o vita in generale. La zona confina pesantemente con alcune lande barbariche solo parzialmente civilizzate dai romani (tempo fa), come si può desumere dalla quantità spaventosa di berretti tipici tirolesi e dal buffo accento visigoto degli abitanti. Bisogna poi ammettere che l’ingiusta appropriazione di queste terre da parte del Regno Italico, pare in cambio della cessione di Trapattoni, è stato un affare più per noi terroni che per loro, che probabilmente avrebbero preferito restarsene in pace nelle loro valli a coltivare mele e speck invece di essere costretti a capire il testo delle canzoni di Tiziano Ferro.

Merano, comunque, è una gran bella città. C’è una strada tutta affiancata da portici, case di cura per vecchi gottosi ed un invitante impianto termale, ma essendo snob noi chiaramente abbiamo preferito non andarci, perché si sa che per trovare delle terme decenti bisogna andare minimo fino a Budapest. Abbiamo invece passeggiato amabilmente lungo il torrente Passirio (ahah, che nome ridicolo per un torrente), cercando di resistere al vento sferzante e a tutto quel genere di cose. La sera abbiamo nuotato nella piscina coperta del nostro confortevole campeggio terrazzato con vista panoramica, per poi concederci una lussuosa cenetta nella roulotte a base di pizza riscaldata e speck. Se non siete mai stati in Alto Adige, non avete idea di cosa sia lo speck da quelle parti. Alla Coop del Borgo arriva solo una pallida imitazione di quella squisitezza, un parente povero che in un’ipotetica riunione di famiglia degli speck mondiali se ne starebbe seduto in un angolino con aria diafana ad ascoltare canzoni di Marco Carta con le cuffiette attirando sguardi di biasimo e di commiserazione, mentre lo speck che ho mangiato a Merano sarebbe a capotavola in piedi sulla sedia a recitare elegie dionisiache sull’importanza di non farsi traviare dalla potenza delle proprie stesse metafore.

La vita in roulotte è una pacchia colossale. Capisco che poi la gente odii gli zingari, è tutta invidia. Una notte dormi sul retro di un distributore di benzina in valsugana, il giorno dopo sei appollaiato in mezzo alle montagne, apri la tendina e vedi uno scorcio di Val D’Adige. Può costituire invece un problema il fatto di far trainare la roulotte da una (gloriosa) volvo a gpl, perché non sempre è facile trovare un distributore gpl aperto. Sapete com’è, per il gpl non funziona il self-service, perché se funzionasse ci sarebbe sicuramente un idiota che andrebbe a fare il pieno con la sigaretta in bocca e poi bisognerebbe mandare uno shuttle nello spazio a scrostare i suoi resti da qualche satellite per evitare che blocchino il segnale di una stazione televisiva a pagamento, e questo ne farebbe aumentare enormemente i costi. Pertanto può succedere di vagare per città sconosciute alla ricerca di un distributore di gpl e quando finalmente lo si trova scoprire che è chiuso e quando si chiede al benzinaio, che sta seduto al bar a bersi una birretta dopo il lavoro, dove sia possibile trovare un distributore aperto sentirsi rispondere: “Bizoña ke fai ferzo la zuperztrada e poi zöu, ferzo tzrschms“, con il risultato di girare un’altra mezz’ora alla ricerca di qualcosa o qualcuno che risponda al suono gutturale di “tzrschms“, per poi arrenderti ed entrare in zuperstrada e farti altri dieci chilometri prima di riuscire finalmente a fare il pieno.

Non dico che sia successo a noi sabato, eh, è solo un ezempio.

Domenica invece abbiamo vagato per le valli del circondario, a rimirare i prati verde smeraldo e le montagne incappucciate di neve e le chiesette graziose ed i lama al pascolo, costringendomi a ripensare tutto quello che credevo di sapere sulla fauna alpina. Sulla strada del ritorno ci siamo concessi anche una deviazione per andare a vedere le piramidi di Segonzano. Nel caso non abbiate visto l’ultima puntata di Voyager, le piramidi di Segonzano sono delle bizzarrie architettoniche create molto tempo fa dagli egizi di Segonzano, che per non farsi mancare niente le hanno sormontate dai dei cappelli di pietra tipo i mohai dell’Isola di Pasqua. Coincidenze? Io non credo.

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