L’uomo dei boschi (ha detto no)

In fuga dai meccanismi infernali del sistema capitalistico, questo fine settimana io e Bruna ci siamo rifugiati in un mini nido d’amore sulle dolomiti. Pochi metri quadri di pace e riscaldamento da regione autonoma circondati dalla neve da cui partire per meravigliose escursioni nelle terre selvagge.

Un giorno, mentre ella sfidava con temerarietà le piste da sci, mi sono fatto prestare un paio di ciabatte da neve e mi sono avventurato nel bosco. Gli alberi erano morbidi pinnacoli disegnati dal Gaudì, ed il sentiero era incrociato dalle orme fresche dei camosci e di altri animali sconosciuti. Non che io conosca i camosci, peraltro. Un altro giorno, complice la nebbia e la quasi totale estinzione dei turisti, sono tornato ad agganciarmi gli sci ai piedi ed ho finalmente imparato il segreto della svolta a sinistra, riprendendo confidenza con questo sport borghese per il quale provo un distacco ideologico ed una diffidenza originata da uno spiacevole episodio personale, che forse mi sono dimenticato di raccontare: è successo un paio d’anni fa, quando avevo iniziato a cimentarmi con questi attrezzi e non avevo paura dell’ortopedico. Una mattina ci siamo trovati io, una discesa innevata piuttosto ripida, una fila di persone in attesa di salire in seggiovia, e la maledetta legge di gravità. Quello che è successo dopo non è importante. Comunque è uno stupido sport borghese.

Dopo solo due giorni, con rammarico, abbiamo fatto i bagagli e siamo tornati a casa, lasciandoci alle spalle le montagne che si tingevano di rosa al mattino e di rosso la sera, il filetto di maiale affumicato ed i paesini che sembravano usciti dal presepe. E via, verso nuove meravigliose avventure.

Annunci