Summer in Punta Sabbiosa

Jesolo Beach, per chi non lo sapesse, è la sorella lasciva di Venezia, e se per caso vi state domandando quanto debba essere lasciva una città per essere la sorella lasciva di Venezia, la risposta è: parecchio. Vi basti pensare che Jesolo Beach è nota anche come “la Las Vegas d’Italia”, ed il fatto che sia soltanto io a chiamarla in quel modo non sminuisce affatto la portata della sua miseria morale. Punta Sabbiosa, d’altro canto, è la sorella povera di Jesolo, e per questo ci sta molto più simpatica.

Che sia per motivi ambientali o perché nessuno si è accorto della sua esistenza, nessuno si è spinto a costruire un albergo a Punta Sabbiosa. Ci sono solo campeggi, uno dietro l’altro, campeggi fighettini con dentro l’aquapark ed il corso di aquagym ed uno squadrone ben addestrato di animatori da spiaggia e campeggi-campeggi, luoghi ameni dove piantare la tenda o parcheggiare la roulette ed andarsene al mare senza incontrare scocciatori di sorta. Più che altro camper, al giorno d’oggi gli itagliani pare preferiscano svenarsi per comprare un camper e fare la bella figura piuttosto che godere di una più pratica e soprattutto più economica roulette, che evidentemente soffre del proprio fascino gitano. Le tende, in effetti, da queste parti sembrano scomparse.

A Punta Sabbiosa si prende Radio Base, che è la radio migliore che io abbia sentito finora, e l’unica che oltre a riportare la smentita di Berlusconi alle parole del giorno prima di Berlusconi, ti fa anche risentire la registrazione delle parole del giorno prima di Berlusconi in modo da rendere ben evidente che il nostro premier non si ascolta quando parla, o se si ascolta non ci bada poi tanto perché sa che sono deliri di un vecchio satiro. C’è la sabbia gialla e c’è un mare che, come dappertutto in questa regione troppo industrializzata, sembra riempito con lo scarico dei lavelli di tutto il nordest. Io e Bruna ci siamo divertiti un paio di giorni a sguazzare tra le onde con il vecchio canotto, cercando di toccare l’acqua il meno possibile e di far arrabbiare il bagnino il più possibile, trascinandoci troppo in là e troppo al largo.

Infine c’è Lio Piccolo, un delizioso angolo di Louisiana a pochi chilometri dal mondo civile, una strada molto stretta circondata da una palude desolata i cui abitanti apparentemente sopravvivono coltivando zucchine e, immagino, cantando vecchi blues.

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