Casa dolce casa

Andare in vacanza in Istria significa andare in vacanza nell’unico posto al mondo (che io sappia e mi interessi sapere) dove la lingua straniera più parlata è l’italiano. Questo vuol dire che non ho avuto occasione né di tenere in esercizio il mio tisico inglese, né di rispolverare quelle dieci parole di serbocroato che ricordo dal mio precedente viaggio in Balcanolandia, a parte hvala,molim, pivo e ronhill. Questo vuol dire anche che il posto è pieno di italiani, soprattutto odiosi veneti e lombardi e furlani, ma anche taluni meridionali; tutti sapete come si comportano gli italiani all’estero, ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando (sempre, chiunque vi parli, stigmatizzerà il comportamento degli italiani all’estero). Gli italiani all’estero sono cafoni, si sentono padroni del mondo, trattano gli indigeni come sottosviluppati da civilizzare, fanno un sacco di casino, parcheggiano male e quando sono sazi di cevapcici pretendono la pizza e si lagnano che non è buona come alla Bellanapoli sotto casa. Gli italiani bisognerebbe ucciderli alla frontiera. I veneti bisognerebbe ucciderli alla frontiera dopo sei ore di torture feroci.
Ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando.

Qui ci sta il paragrafo obbligatorio in cui vi dico che il mare è limpidissimo, che non c’è la sabbia ma gli scogli e le pietruzze che ti tagliano il piede, che si mangia molto bene e non si spende molto. Mettetecelo voi.

Aggiungo quello che non si dice mai abbastanza spesso quando si parla della croazia: la bandiera a scacchi dopo la cinquantaduesima volta che la vedi nella stessa mattina fa venire il voltastomaco, ma è meglio non farlo sapere ai croati che sono cancheri e si impermalosiscono. Io, me ne sono ben guardato. Ho preferito rilassarmi sguazzando nel mare di cui sopra (quello descritto nel paragrafo scritto da voi), prendendo il sole, mangiando i calamari con la nutella che sono la novità dell’estate istriana 2006 e insomma facendo tante cose belle insieme a Bruna. Inoltre, giusto per non deludere Bruna, vi informo che in un posto chiamato Orsera c’è un cartello che indica la zona industriale. Se volgete lo sguardo nella direzione indicata dal cartello, vedrete un capannone grande come il desktop del mio pc.

E a prescindere dalle varie condizioni socioeconomiche e geopolitiche (tipo il fatto che la Croazia è un paese governato da chiesa cattolica e fascisti, come qui da noi fino ad aprile) un popolo che chiama i croissant croasan ci è culturalmente superiore.

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