Le avventure di Bustina #6: turistas

Quest’estate la nostra fedele roulottinzia ci ha portato prima in Istria e poi in Alto Adige, entrambe regioni dove l’italiano è una seconda lingua e dove i fascisti hanno fatto parecchi danni (e dove no, mi chiederete voi?).

Rovigno si riconferma una bellissima città, almeno vista da lontano perché ormai le orde estive di turisti (gli altri) rendono impossibile avvicinarsi al centro: se ne stanno tutti lì con il naso per aria a fare foto con il telefono o si accalcano lungo le interminabili file di bancarelle a farsi rapinare per un souvenir. I migliori sono sempre i cinesi, che torneranno a casa con le borse piene di falsi oggetti di lusso rigorosamente Made in China. Da quelle parti ci siamo avventurati solo un paio di volte, una per andare in pescheria e l’altra per raggiungere una spiaggia che si trova sul lato opposto della penisola, sempre maledicendo gli zombi che ostruivano la carreggiata e con Bustina caricata sul seggiolino della bicicletta.

Ogni giorno ci svegliavamo, facevamo colazione con calma, la colazione sfumava nel pranzo e poi ad una qualche ora si andava in spiaggia, ogni giorno in un posto diverso. Vita da campeggio, insomma. Il genere di vita che un giorno, anche grazie al riscaldamento globale, faremo tutti, trecentosessantacinque giorni l’anno, e guardando indietro ci chiederemo perché diamine andassimo a lavorare. L’unico inconveniente era dover accompagnare più volte al giorno Bustina al bagno del campeggio, mentre in casa ha ormai acquisito la completa autogestione delle proprie faccende corporali. L’unico altro inconveniente era dato da una popolazione di zanzare pari a 34 esemplari per metro cubo d’aria, a causa delle quali Bruna ci vietava severamente di accendere qualsiasi luce dopo il tramonto del sole. Per una settimana abbiamo quindi dovuto scegliere tra cenare alle sei del pomeriggio come i nostri bisnonni o cenare completamente al buio, cercando di indovinare a tentoni il cibo nel piatto.

Quest’ultimo genere di problemi non si è fortunatamente ripetuto in Val Venosta, dove in Agosto le temperature scendono già al di sotto della soglia di sopravvivenza di qualsiasi animale sprovvisto di pelliccia e fortunatamente le zanzare non si sono ancora evolute fino a questo punto. Alcune notti pure noi dubitavamo di sopravvivere, in effetti, se non fosse stato per un paio di piumini che ci eravamo previdentemente portati appresso e per qualche spuntino ipercalorico. Di giorno, in compenso, il cielo generalmente azzurro ed il clima artico ci hanno permesso di godere di numerose escursioni e passeggiate nei dintorni, dove abbiamo potuto ammirare le meraviglie naturali quali l’Ortles, il lago di Resia, la Svizzera e lo speck. Più che altro lo speck.

Un giorno, da ignoranti, abbiamo pensato di fare un giro dalle parti di Livigno, il ben noto paradiso fiscale per poveracci al confine con la Svizzera. Purtroppo, benché il paesaggio rimanga senza dubbio incantevole, il proliferare di negozi pronti a venderti l’impossibile iva esclusa e la folla di scalmanati provenienti da ogni dove per accaparrarsi mercanzia a prezzi scontati hanno reso questo ameno paesino di montagna quanto di più simile all’inferno dantesco, se Dante avesse voluto lanciare un messaggio contro gli eccessi del consumismo sfrenato. Auto parcheggiate in ogni dove e cariche all’impossibile di tabacchi, liquori, vestiti, elettronica, sciamannati che entravano ed uscivano di corsa dalle botteghe alla ricerca dell’affare migliore, boutique con prezzi rigorosamente gonfiati al fine di poter poi applicare uno sconto farlocco… Noi ci siamo accontentati di una stecca di cioccolato, una bottiglia di porto ed una confezione di lamette da barba, tanto che persino la guardia doganale ci ha guardato con un certo stupore perché eravamo i primi a dichiarare di non avere nulla da dichiarare senza mettersi a ridere.

Nel frattempo, per tornare all’argomento di vostro maggiore interesse, Bustina sta iniziando ad esprimersi in modo molto più articolato. Di tutte le profezie di sventura che ci erano state fatte nei mesi scorsi (“Vedrete che smetterà di mangiare, smetterà di dormire, si ammalerà, vi darà fuoco al divano, vi ruberà l’auto, ecc. ecc.”), finora l’unica che si è avverata in effetti è quella che una volta iniziato a parlare, Bustina non sarebbe stata zitta un minuto. È proprio così. Ella parla, parla, parla e non si capisce quasi niente ma parla lo stesso. Talvolta canta: qualche motivetto di sua invenzione, la sigla di Heidi o Bohemian Rapsody dei Queen. Un piacere averla in auto, ormai non serve più accendere l’autoradio. Inoltre, Bustina sta già imparando ad andare in bicicletta senza le rotelline, capacità che suo padre ha acquisito intorno ai nove anni, ed a socializzare con gli altri bambini, capacità che suo padre sta ancora sviluppando. A parte questo, mangia ancora di tutto, dorme, non si ammala, non ha dato fuoco al divano e non sa guidare l’auto. Per il momento, eh.

Leggere Confucio in roulotte

Per questo recente ponte abbiamo deciso di rimettere in funzione la nostra vecchia roulotte, dopo quasi quattro anni di inattività. Per farlo sono stati necessari alcuni piccoli lavori di manutenzione e l’acquisto di una nuova auto dotata di gancio traino, visto che l’altra si trova ormai da qualche parte oltre gli Urali, probabilmente sotto forma di tanti piccoli pezzi di ricambio. Il mezzo scelto in sua sostituzione, una bestia nera di grossa cilindrata d’ora in poi definito Mammut, si sta rivelando perfettamente adeguato alla sua funzione di trainare a spasso la nostra casetta mobile.

Dopo aver consultato le previsioni meteo tutt’altro che incoraggianti, era opinione diffusa che sarebbe stato meglio rimanere a casa, sul divano, con la stufa accesa. All’ultimo momento abbiamo invece gettato il cuor oltre l’ostacolo e siamo partiti in direzione Est, ovvero verso una trattoria di Cittanova (YU) a noi particolarmente cara per ragioni affettive. Proviamo infatti un sentimento così profondo per il suo pesce alla griglia e per i calamari fritti che siamo spesso disposti a fare più di trecento chilometri ed affrontare i paventati nubifragi pur di riuscire a metterci i denti sopra.

Giovedì il tempo era effettivamente piuttosto umido: durante il viaggio di andata abbiamo incontrati otto acquazzoni, per lo più della durata di pochi minuti. Tanto per distrarci, abbiamo deciso di inserire una piccola deviazione nel nostro percorso e visitare le famose grotte di Postumia, dove io e Bustina non eravamo mai stati. Si è trattata di un’ottima idea, ne siamo rimasti entrambi affascinati e Bruna ha potuto verificare di quanto fossero cresciute le stalagmiti dalla sua ultima visita. Certo, restiamo un po’ perplessi sull’opportunità di appendere al soffitto delle grotte dei lampadari in vetro di Mutano, costruire un lunghissimo percorso pedonale in cemento ed illuminare ogni roccia come un presepe, ma chi siamo noi per anteporre il presunto bene della natura alla sicura redditività dei turisti?

Venerdì, dopo una notte trascorsa parcheggiati in riva al mare, siamo entrati nel nostro solito campeggio alle porte di Novigrad e ci siamo accampati. Siamo stati qui almeno una decina di volte negli ultimi anni ed abbiamo visto questo posto cambiare, passando da una specie di caravanserraglio economico con i bagni scolpiti nella roccia ad una sistemazione quasi fin troppo elegante, con la piscina di acqua salata in riva al mare ed il villaggio di casette prefabbricate lì dove una volta si stendeva solo la rossa prateria istriana. Mai però l’avevamo trovato vuoto come in questi giorni, complice la stagione e le orribili previsioni che però, almeno per il primo giorno, sono state smentite dai fatti.

In tutta la giornata non è caduta una singola goccia d’acqua né una nuvola si è osata frapporre tra noi ed il sole. Bustina, entusiasta della sua prima esperienza in roulotte, ha scorrazzato tutto il giorno con la sua biciclettina per il campeggio, ha imparato a camminare sugli scogli come un granchio ed ha tocciato i piedini nell’acqua ancora fresca. Noi ci stiamo gustando molto questa nuova dimensione della vacanza e siamo felici di utilizzare finalmente in tre questa roulotte che ha sempre avuto un lettino per lei, ancora prima che la pargola venisse al mondo. Approfittando dell’insperato sole, abbiamo persino rimandato la visita alla trattoria che pure era stato il motore principale del nostro viaggio.

Nella notte tra venerdì e sabato, finalmente, la tanto temuta pioggia. Ma niente di che, solo due goccioline per bagnare i vigneti e qualche nuvola che è rimasta a disturbare fino a metà mattina per poi lasciare nuovamente spazio al sole e al mare. Bustina si è divertita di nuovo a saltare da uno scoglio all’altro ed avrebbe voluto anche fare il bagno, ma si è dovuta scontrare con l’inesorabile applicazione del Codice Paliaga: è fatto assoluto divieto di toccare l’acqua di mare con qualsiasi parte del corpo entro tre ore dall’ultimo pasto ingerito, pena la morte (per ipotermia o collasso cardiocircolatorio). Considerate le abitudini alimentare di Bustina, a rigor di logica questo significa che non potrà fare il bagno fino ai 18 anni, almeno con sua madre nei paraggi.

A mezzogiorno ce ne siamo andati a mangiare il tanto sospirato pesce, buono come sempre per quanto scocci rilevare come dopo neanche una decina d’anni di frequentazione anche la nostra trattoria di fiducia abbia deciso di ritoccare leggermente i prezzi… Ma come si permettono?! Veramente scandaloso, di questo passo conviene investire in un  corso di pesca per Bustina così almeno il pesce fresco ce lo procura lei.

E così, dopo un altro pomeriggio dedicato a leggere all’ombra degli alberi, bighellonare sugli scogli e girare in bicicletta per il campeggio, si è conclusa la nostra prima uscita in roulotte della stagione e la prima in assoluto per Bustina, la vostra eroina letteraria preferita.

Le avventure di Bustina #5

Incredibile quanto velocemente cresca questa ragazza. Pare ieri che le cambiavamo ancora i pannolini ed è già qui che si fa la pipì a letto tutta da sola. Oggi ho notato che le sta spuntando un altro dentino, ed io giuro non pensavo potessero starcene altri in una bocca così piccola. Già aspetto con timore la mattina in cui come sempre le dirò amorevolmente: “Ti sto scaldando il latte, piccola!” e lei mi risponderà: “Non sono piccola. E non voglio il latte, versami un gin tonic.”

Nel frattempo, approfittando delle feste di stagione, ci siamo presi qualche giorno di ferie e ce ne siamo andati dalle parti di Saturnia. Bustina è stata molto brava per tutto il viaggio, sicuramente più di quanto sarei stato io se invece di guidare – suppongo il termine vada bene anche per quando sei fermo in colonna aspettando che l’auto davanti a te avanzi di mezzo metro – fossi stato legato sul sedile posteriore.

La campagna Toscana si conferma stupenda in questa stagione, con le sue distese dolcemente ondulate, i campi coltivati, gli uliveti ed i borghi antichi arroccati sulle colline. Per qualche giorno abbiamo felicemente abitato in uno di questi borghi antichi di cui sopra, con la collina e tutto; ci alzavamo tardi, facevamo colazione o direttamente pranzo e poi ce ne andavamo a sguazzare e rilassarci nelle calde acque termali in mezzo a centinaia di altre persone che avevano avuto la stessa splendida idea.

Ora, le persone. Io so che non è bello fissare le persone e giudicarle sulla base di un’osservazione occasionale, ma cosa dovrei fare? Stare in acqua con gli occhi chiusi? Lo confesso, io vi ho fissato e vi ho giudicato, compagni di bagno di Saturnia. Talvolta vi ho pure condannato, ma una roba così, niente di che,con la condizionale e comunque vi ho sempre amnistiato prima di sera. Innanzi tutto, non mi piace questa vostra mania di fare foto e filmati in faccia alla gente. Arrivate polverosi, appena scesi dall’auto o dalla moto o dalla bicicletta o dal monopattino che vi ha portato qui, e invece di spogliarvi dei vestiti e delle convenzioni borghesi e buttarvi nelle gratuite acque solforose vi fermate sulla sponda a fare i filmati con il cellulare. Le terme di Saturnia sono bellissime, concordo, ma non preferireste vederle da dentro, invece che collezionare centinaia di ore di clip che non guarderete mai? Con la mia faccia sullo sfondo che fa le boccacce, per di più. Per fortuna la maggior parte dei telefoni non è ancora impermeabile, per cui siete costretti almeno a lasciarli fuori dalle vasche, ma tremo all’idea di quando il progresso vi consentirà di proseguire nella vostra operazione documentaristica anche mentre siete a mollo.

E poi, compagni di acqua calda, i tatuaggi, avete quasi tutti dei tatuaggi orribili. Non entro nel merito di come siete vestiti, siamo tutti schiavi delle mode, ma mi permetto di farvi notare che forse avreste dovuto essere più accorti prima di farvi dipingere sulla pelle delle robe terribili. C’era un tizio con tutta una canzone di Vasco scritta sulla schiena, che se trovi un errore non sai più se ha sbagliato il tatuatore o se era proprio così nel testo. Un altro si era fatto tatuare un drago sulla pancia, ma la pancia era poi cresciuta tanto che sembrava un boa constrictor che si era appena mangiato una mucca (cit.). Ed io sarei pure a favore dei tatuaggi, in generale, infatti pensavo di farmi tatuare sul braccio un sudoku difficilissimo per passare il tempo nei momenti di noia.

Infine, le coppiette di adolescenti. Dovrei probabilmente essere felice che ci siano ancora coppie di adolescenti che passano il tempo all’aria aperta invece di passeggiare per i centri commerciali, rapinare le farmacie o fare qualsiasi cosa facciano i giovani al giorno d’oggi. Ci sta pure che le coppiette di adolescenti approfittino dell’acqua torbida e della pelle esposta per tubare serenamente incuranti della presenza di noi anziani rancorosi. Ci sta che si facciano le foto in pose improbabili, che giochino col fango, che entrino in acqua con gli occhiali da sole anche se sta per piovere. L’unica cosa che mi suscita perplessità e sgomento, in realtà, è il constatare come i maschi sembrassero aver passato più tempo dall’estetista delle ragazze: torace depilato, sopracciglia scolpite, capelli mechati, costume da bagno abbinato alle mèche. Bellissimi, per essere dei peluche. Comunque son gusti, eh, so di essere ormai un anarco-tradizionalista. L’importante è che vi accoppiate tra di voi.

Nel pomeriggio, sazi di bagni e di maligni giudizi sui bagnanti, ce ne tornavamo a casa a fare una doccia e poi in giro a zonzo per i dintorni, tra le magnifiche città del tufo e le misteriose città medievali sommerse dalla giungla toscana. Dev’essere stato da quelle parti che io e Bustina siamo stati attaccati da due malvagie zecche. Una volta a casa, infatti, dopo aver viaggiato per un migliaio di ore perché noi pur di evitare di far venti minuti di colonna siamo capaci di prendere una deviazione di duecento chilometri, dopo aver scaricato dall’auto i bagagli perché anche quando ci spostiamo per un fine settimana ci portiamo appresso tutto l’armadio e la dispensa, dopo aver rosicchiato sfiniti qualcosa che avesse appena la parvenza di una cena e dopo aver già messo il pigiama alla piccola imperatrice, abbiamo scoperto sulla sua schiena la sgradita ospite e dopo aver inutilmente tentato di toglierla abbiamo dovuto rivestirci e andare dalla guardia medica perché io sono un ragazzo di città e con le cose naturali preferisco andarci cauto. Bustina, nonostante i tentativi del medico di spaventarla, è stata bravissima e non si è per niente lamentata, costringendomi a dimostrare la stessa tempra quando il giorno dopo ho scoperto di averne una anch’io.

Infine, pochi giorni dopo il nostro ritorno è successo che Bustina ha compiuto gli anni e le abbiamo dedicato una grande festa con parenti, amici e ben tre torte fatte in casa. La piccola adora stare al centro dell’attenzione  e questo primo compleanno in famiglia l’ha estasiata. Merito in gran parte dei cugini, naturalmente… Oltre che delle torte.

Le avventure di Bustina #4

Non senza difficoltà sono sopravvissuto alle mie prime feste natalizie da padre, trovando conferma in ciò che peraltro sospettavo già da molto tempo: il Natale ci fa male. Soprattutto ai bambini, visto che per qualche motivo irrazionale molti ci tengono a sottolineare che (il Natale) “è soprattutto una giornata per i bambini”. Perché, poi? Non mi pare siano loro a sbattersi tutto l’anno in attesa di qualche giorno di ferie e certamente non hanno nessun particolare interesse a festeggiare il Sol Invictus, in compenso si agitano tantissimo per un paio di giorni, si ritrovano con gli orari sballati, mangiano schifezze ed iniziano ad assimilare la frenesia del consumismo lanciandosi di pacchetto in pacchetto come i leoni sulle gazzelle, con la differenza evidente che i regali non possono fuggire per quanto si alzino presto la mattina. Nessuno si alza prima di un bambino la mattina di Natale.

Noi, chiaramente, stiamo cercando di dare a Bustina una solida educazione razionalista, pur concendendo qualche piccolo strappo al sentimentalismo in occasione delle feste. Fino alla decorazione dell’albero è andato tutto bene: la novità l’ha mandata in visibilio e tutte le mattine voleva che per prima cosa accendessimo le lucine altrimenti non era disponibile a fare colazione. Le grane sono cominciate con la questione dei regali, visto che grazie alla generosità dimostrata negli ultimi mesi da amici e parenti Bustina ha già tutto quello che una bambina di due anni e mezzo abbondanti può desiderare. Lei ovviamente ama i giocattoli, in questo periodo la sua attività preferita è metterli tutti dentro una busta e far finta di andare al lavoro, per poi “tornare a casa” e spargerli tutti sul pavimento, così noi dobbiamo ormai nuotare in mezzo ai giocattoli per arrivare al divano. Quindi a chi ce l’ha chiesto abbiamo suggerito di limitare o magari evitare ulteriori giocattoli, non perché non li apprezzassimo ma per evitare sprechi e la necessità di rinforzare le fondamenta della casa per reggere il peso di tutti quei balocchi… Suggerimenti ovviamente vani, perché pare che se a Natale non regali giocattoli ad un bambino sei un mostro senza cuore e mentre io non ho problemi ad essere eventualmente etichettato come tale, alcuni si fanno più scrupoli. Il risultato è che Bustina è felicissima per tutti i regali ricevuti compresi quelli con cui avrà tempo di giocare solo nel 2017 e noi siamo molto riconoscenti, anche se non possiamo più aprire le finestre per evitare che i giocattoli esondino in strada.

A questo proposito, augurandomi di non avere bambini in età prescolare tra i lettori di questo blog, devo rivelarvi anche una tragica realtà: Babbo Natale non esiste, almeno in casa nostra. Babbo Natale è un ciccione inventato dalla Coca Cola per farsi pubblicità, e mi rifiuto di inculcare in Bustina la fede in un semidio capitalista che porta i regali ai bambini ricchi. Se fossi cristiano, preferirei parlarle di Gesù Bambino, ma mi troverei in imbarazzo a spiegarle perché tutti ricevono i regali nel giorno del compleanno di un altro. Ho quindi preferito spiegarle che a Natale la gente ama scambiarsi dei doni e stare insieme a festeggiare, il che mi sembra peraltro una splendida cosa, e mi sono fatto persino aiutare da lei a confezionare alcuni pacchettini. Non mi è sembrata particolarmente traumatizzata, più che altro non capiva perché dopo averli incartati non poteva anche scartarli come al solito. Magari ho fatto un casino e tra quindici anni mi tocca mandarla in terapia perché sono un padre crudele e insensibile, o più probabilmente per lei Babbo Natale resterà semplicemente quel tizio vestito di rosso che l’ha riempita di caramelle mentre i suoi vecchi assistevano ad una mostra di beneficienza.

(Caramelle che non ha potuto mangiare, perché sono un padre crudele e insensibile e non voglio vederla morire soffocata)

Appena terminata la piacevole ma estenuante sequenza di ottimi pranzi e cene sontuose, quando ci si sarebbe potuti finalmente abbandonare all’ozio, abbiamo avuto la avuto la cattiva idea di ammalarci e trascorrere così l’ultima settimana dell’anno barricati in casa. Mi riferisco ovviamente a me e Bruna, perché Bustina evidentemente deve avere anticorpi grossi come cani di piccola taglia in quanto non ha contratto nessuna malattia, pur vivendo a stretto contatto con due catorci come noi.

Nonostante tutto questo, le feste si sono concluse nel migliore dei modi: dopo un piacevole e molto tranquillo Capodanno in convalescenza siamo andati a trovare i parenti in Abruzzo e a Roma, dove Bustina ha potuto giocare con i suoi cugini a cui vuole molto bene ed il papà ha potuto scofanarsi un sacco di prelibatezze che qui nella tundra vicentina non arrivano, il tutto nella più piacevole compagnia che si possa desiderare e nell’incantevole cornice di un simpatico borgo. Per non dare l’impressione di essere scesi solo per abbuffarci abbiamo inoltre dato spazio alla cultura con una fuggevole visita ad Alba Fucens, alle mozzarelle di Ovindoli e ad una salumeria di Civitella Roveto. Con questo viaggio, Bustina ha completato il lungo tour di visite dei/ai parenti sparsi per la penisola, i quali come sempre la trovano adorabile e le vogliono un mondo di bene e la straviziano in tutti i modi com’è giusto che sia. Qualcuno addirittura ritiene impossibile che la piccola faccia i capricci e sia talvolta una lagna insopportabile, che si metta ad urlare come un capretto azzoppato perché il papà le nega un pezzetto di formaggio e che batta i piedi per terra perché non vuole fare la nanna. Per questo abbiamo pensato di noleggiarla a prezzo modico, in modo da permettere a tutti di gioire della sua compagnia. Per rendere più appetibile l’affare segnalo anche alcuni notevoli progressi nel suo carattere e nelle sue funzionalità: io faccio fatica a riconoscere tutti i cambiamenti perché li vedo realizzarsi passo dopo passo di giorno in giorno, ma effettivamente  Bustina è cambiata molto da quando viviamo insieme. Di recente, per esempio, ha smesso di bere con il biberon ed ha completamente dismesso il pannolino, mentre da quest’estate ha considerevolmente ridotto la quantità di capricci necessari per fare una passeggiata e non è più necessario assumere un tiro di buoi per farla camminare su una strada sterrata. Magari serve qualche incoraggiamento e tanta pazienza, ma alla fine parte. Poi si ferma e chiede di essere presa in braccio. Poi, dopo adeguato incoraggiamento, riparte. Poi si ferma. Poi riparte. Io la prendo in braccio solo quando mi brucia il palmo della mano a forza di piccoli incoraggiamenti.

Anche il suo italiano è migliorato molto, prima diceva soltanto l’iniziale delle parole, tipo “Aaaaa” per “acqua”, “Pppppp” per “pane” e via così. Ora dice tutto tranne l’iniziale, “Apà“, “Ane“, “Alzini“, “Isiologia ‘ello ‘pirito“, eccetera. Certo la pronuncia rimane un po’ quella stretta dello Shaanxi, una via di mezzo tra il sardo ed il Neanderthal, ma si aiuta sempre con i gesti e l’importante è capirsi. Lei riesce a farsi capire molto bene, soprattutto nel settore alimentare che rimane la sua specialità: ha smesso completamente di fare i capricci e di sputarmi nella mano gli avanzi di cibo e mangia letteralmente di tutto. Pasta, riso, minestra, passato di verdura, formaggio (“Ormaggio“), spiedini, aringa sott’olio con la cipolla, pizza con cipolla e acciuga e ultimamente ha iniziato a mordere anche la testa del bambolotto. Resta invariata la sua passione per le banane (“Nane“), il che secondo alcuni esperti farebbe di lei un “Minion” che dovrebbe essere un personaggio di un cartone che non conosco. Bustina si rivela inoltre un valido aiuto nei lavori domestici: carica la lavatrice, svuota la lavastoviglie, nutre la gatta… Quando vede il pavimento sporco corre a prendere lo scopino e la paletta in modo da spargere la sporcizia in modo più uniforme per tutta la casa e mi assiste in cucina portandomi patate, cipolle e aglio (“Laglio“) all’occorrenza, il tutto in cambio di una modestissima percentuale di cibo e del diritto di leccare i mestoli al termine del lavoro. Occasionalmente esagera, come quando ha staccato le malte dal muro con la paletta per poi poterle raccogliere o quando si ostina a strappare tutte le etichette su cui riesce a mettere le mani, compresi gli adesivi sulla moto giocattolo di sua cugina o i cartellini del prezzo nei negozi. Non è un delizioso frugoletto amoroso? Ma certo che lo è! Chiedete informazioni sulle nostre offerte speciali prima delle prossime festività!

Le avventure di Bustina #3

Ebbene, è purtroppo finito il lungo periodo di congedo che mi ha permesso di restare a casa a divertirmi con Bruna e Bustina. Da ieri sono tornato al lavoro… Ma non per questo vi faccio mancare un aggiornamento sulle ultime avventure della piccola Bustina, che nelle ultime settimane hanno avuto come scenario principale le alture dei dintorni.

Dopo il primo fatidico incontro con il mare, la formazione di Bustina è proseguita infatti con diverse escursioni in montagna. Ci è sembrata la scelta più logica, sia perché qui intorno ci sono molte più montagne che mari, sia perché in pianura il caldo si era fatto veramente intollerabile ed abbiamo preferito scappare ogni volta che fosse possibile. Bustina è sempre entusiasta all’ipotesi di uscire di casa, ogni volta che le si propone un giretto molla i giocattoli e corre subito a mettersi le scarpe, poi viene dal papà o dalla mamma a farsele allacciare (o a farsele scambiare, quando riesce ad infilare la scarpa destra nel piede sinistro e viceversa) e se noi non siamo ancora pronti inizia a spintonarci verso la porta. Già quando vede che comincio a preparare lo zaino inizia ad andare in fibrillazione. Tutto questo entusiasmo di solito diminuisce molto quando la facciamo scendere dall’auto e le facciamo capire che dovrà camminare: a lei piacciono le escursioni, ma solo quelle a dorso di mulo. Io o la mamma siamo ovviamente il mulo.

Il fatto è, come ho già spiegato, che Bustina è una bambina di città, abituata a camminare su una pavimentazione solida di piastrelle o asfalto, perciò i sassi e l’erba non le sono molto congeniali. Lei con il cuore ci terrebbe proprio a fare una passeggiata con noi, ma i piedi non vogliono assolutamente saperne. Ogni volta è necessaria pertanto una fase di contrattazione con i piedi, che inizialmente si rifiutano categoricamente di toccare terra e tentano di aggrapparsi a qualunque cosa pur di rimanere sollevati. Di fronte alla loro resistenza, dopo aver tentato inutilmente di blandirli con parole gentili e vaghe promesse di divertimento o di minacciarli con terribili punizioni, di solito lasciamo loro e Bustina seduti in solitudine sul ciglio del sentiero per un minuto di riflessione. Terminata la riflessione ed asciugati occhi e naso, in genere anche i piedi si convincono a cooperare e Bustina può finalmente iniziare a camminare e venire con noi, mano nella mano, a scoprire le meraviglie della natura. A volte questo spirito di collaborazione si esaurisce dopo poche decine di metri ed è necessario ricominciare da capo la procedure di contrattazione, altre volte Bustina si rivela una camminatrice curiosa ed instancabile. Dalle parti di Serrada, per esempio, la Busty ha scoperto un’inspiegabile attrazione per i ciclamini e si inerpicava per i sentieri più scoscesi per passare da un fiorellino all’altro, solo per guardarli da vicino e sfiorarli con le dita; anche se il percorso era francamente arduo da affrontare lei non voleva saperne di fermarsi finché non abbiamo deciso noi di caricarla sullo zaino per evitare che si sfinisca. Da Passo Coe a Monte Maggio, invece, la piccolina non ha voluto saperne di camminare granché e si è fatta gran parte della salita sulle spalle di papà fino a ridurlo quasi in fin di vita, per poi passare tra le braccia di altri volenterosi… Diciamo che il suo addestramento non è ancora completo.

Anche per quanto riguarda il linguaggio, per il momento Bustina continua a preferire la comunicazione non verbale. Sta diventando però piuttosto brava nell’imitare i versi degli animali, il gatto e la capra non sono male ma il cane e la mucca sono veramente da premio.

Nel frattempo, la piccolina continua a conquistarsi le simpatie di tutti quelli che incontra: dai parenti ai miei colleghi di lavoro, dagli allievi di mamma ai vicini di casa, tutti sembrano stravedere per lei e amano sottolineare quanto sia carina, simpatica e sveglia. In genere io non amo le persone che stanno simpatiche a tutti, ma in questo caso non posso che fare un’eccezione e dar loro ragione. Il fascino ammaliatore di Bustina è tale che qualche giorno fa, mentre guardavamo il panorama da un tornante del Novegno, è riuscita a conquistare persino tre rudi boscaioli di passaggio. Questi omoni grandi e grossi, che a giudicare dall’aspetto si guadagnano il pane sradicando alberi a mani nude o combattendo con gli orsi, si sono infatti fermati a giocare con lei come dei bambini e sono stati ricompensati con un bel bacio, roba da far sciogliere in un brodo di giuggiole anche un rude materialista come me.

Le avventure di Bustina #2

Sfidando le principali teorie sull’attaccamento, abbiamo dunque portato la pargola al mare. Eravamo curiosi di assistere al suo primo impatto con le altre forze della natura, perciò avevamo da tempo pianificato qualche giorno di vacanza presso una delle nostre mete preferite sulle coste dell’Istria. Sfortunatamente, Bustina è ancora sprovvista di documenti per l’espatrio ed abbiamo scoperto che a causa di un ormai datato disguido di politica internazionale, l’Istria si trova all’estero. Abbiamo quindi dovuto ripiegare verso un posto che avesse l’incomparabile pregio di trovarsi entro i sacri confini della patria. Dopo un’oculata ricerca di alloggio dalla Val Venosta a Cefalù, per motivi economici la scelta è infine ricaduta su Bibione, la classica meta delle famiglie venete in vacanza.

Io a Bibione non c’ero mai stato e francamente me l’ero sempre immaginata così: mare torbido, alghe, sabbia rovente, chilometri di spiaggia puntellata di ombrelloni sotto i quali stazionano madri-mogli lasciate a pascolare con i figli piccoli, truzzi unti che sfoggiano il risultato di sei mesi di palestra, alberghi costruiti direttamente sulla sabbia bagnata ed un centro noioso, dove si radunano alla sera torme di turisti e zanzare. Questo peraltro è come mi immagino ogni località balneare del mare Adriatico dalla riviera romagnola fino al confine con la Yugoslavia Slovenia, là dove finalmente cominciano solide spiagge di rocce scivolose e scogli taglienti, un mare cristallino e popolato di pesci e soprattutto ottime trattorie presso le quali assaporare i suddetti pesci a prezzi ragionevoli. Devo ammettere che Bibione mi ha sorpreso positivamente sconfiggendo i miei pregiudizi: alberghi sul bagnasciuga non ce n’erano. Abbiamo preso alloggio in un residence immerso nella campagna. La notte si faticava un po’ a dormire a causa del caldo e delle zanzare che bussavano con insistenza contro i balconi, ma di giorno potevamo raggiungere la spiaggia in pochi minuti di bicicletta.

L’approccio di Bustina con il mare è stato un po’ conflittuale. Scesi dalla bicicletta e trovandosi di fronte la vasta spiaggia ci ha subito guardata smarrita, alzando le braccine per farsi prendere in braccio. Essendo abituata al solido asfalto delle metropoli cinesi, qualsiasi superficie di origine naturale la inquieta un pochino. Di fronte alla nostra resistenza, la pargola ha prima cautamente appoggiato un piedino sulla sabbia, saggiandone la consistenza, poi ha posato anche l’altro piede, cercando di capire se quel materiale misterioso fosse affidabile, ed infine pian pianino si è fidata abbastanza da fare qualche passo molto cautamente, tenendoci per mano e sollevando le ditina dei piedi per appoggiare a terra la minor superficie possibile. La visione dell’enorme massa d’acqua che si perdeva all’orizzonte l’ha affascinata e con qualche perplessità si è arrischiata ad entrare, divertendosi a zampettare e a farsi portare di qua e di là, lasciandosi coccolare dalle onde. Nei giorni più fortunati puntava con il ditino verso il mare aperto guidandoci verso la riconquista della Dalmazia, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata per il divertimento. Dopo qualche minuto, però, inevitabilmente le entrava una bella sorsata di acqua salata in bocca e si metteva a strepitare per tornare a riva; solo l’ultimo giorno ha imparato il trucchetto di tenere la bocca chiusa quando si va sott’acqua. Prevedo che ci vorrà del tempo prima di iscriverla ai campionati di nuoto.

A riva, Bustina giocava come qualsiasi altro bambino: metteva conchiglie nel secchiello, raccoglieva la sabbia con la paletta e la spargeva di slancio sugli asciugamani. Mi sarebbe piaciuto insegnarle a fare i castelli di sabbia, ma onestamente non ne sono mai stato capace. Mi limitavo a scavare buchi nella sabbia come quando ero piccolo, anche per distrarla dalla sua opera e preservare pulito qualche angolo di asciugamano, giusto in caso qualcuno avesse avuto bisogno di asciugarsi. Non ha funzionato.

La nostra breve permanenza in quelle terre moderatamente esotiche ci ha consentito anche un fugace incontro con alcuni dei parenti furlani di Bruna, che si sono dimostrati come sempre accoglienti e gentilissimi. Bustina se li è subito conquistati con i suoi sorrisi, le sue risate ed i suoi strilletti da uccellino caduto dal nido. Come al solito la bimba ha ricevuto un regalo, un meraviglioso trenino di legno con cui gioca per ore e ore in giro per la casa. Grazie, ma come vi dicevo… Whisky. Se volete viziarla regalatele più whisky.

Superata anche l’esperienza del mare e lo stress della prova costume, è ripresa la paziente opera di ambientamento di Bustina nella steppa vicentina. La pupattola non sembra ancora particolarmente interessata ad imparare l’italiano, perciò abbiamo deciso di provare ad imparare noi la sua lingua. E’ un idioma essenziale, caratterizzata da sillabe brevi e gutturali, probabilmente un dialetto primitivo dello Shanxi non ancora documentato dagli studiosi. Gran parte della conversazione si basa comunque su urli molto acuti, brevi e ripetitivi, che non abbiamo ancora decodificato completamente. Ad esempio, quando desidera prendere qualcosa al di fuori della sua portata, si limita ad allungare il piccolo artiglio verso l’oggetto grugnendo come Darth Vader fino a quando le viene la faccia rossa per lo sforzo.

Prosegue anche il nostro impegno quotidiano per darle degli orari regolari, esattamente quelli che noi non abbiamo mai: mangiare più o meno sempre alla stessa ora, fare la pennichella dopo pranzo e andare a dormire presto. A questo scopo, complice il trenino di zio Bruno, ultimamente ho notato che per farla addormentare funziona molto “La locomotiva” di Francesco Guccini (1972), canzone piuttosto diseducativa ma che mi è capitato di imparare a memoria durante la mia dissoluta giovinezza.

La vita famigliare insomma continua ad andare a gonfie vele, amareggiata solo dal fatto che alcuni cari amici non abbiano ancora potuto essere ammessi alla corte della Piccola Imperatrice. Io approfitto del mio periodo di congedo lavorativo per passare più tempo possibile assieme a lei, ma allo stesso tempo c’è ancora parecchia burocrazia da affrontare, tutte le normali faccende domestiche da mandare avanti ed una gatta esigente da mantenere. Ogni tanto ci manca il noioso lusso dello Stracatzibus, con la sua gigantesca vasca da bagno, la televisione da settantamila pollici che non abbiamo mai acceso e soprattutto le sue stolide ma efficienti cameriere che si occupavano di fare le pulizie o per lo meno spargere un po’ lo sporco per la stanza. In quei momenti di nostalgia, per fortuna, possiamo sempre asciugarci le lacrime con quel prezioso tovagliolo che abbiamo sottratto come preda di guerra dalla sala colazione.

Le avventure di Bustina

Siamo tornati da quasi due settimane ed è ora di fare un po’ il punto della situazione. Il viaggio di ritorno è andato benissimo, persino più noioso del previsto. Bustina ha dormito un paio d’ore (su venti) ed ha passato il resto del tempo a strappare pezzettini di carta, la sua nuova passione: prende un foglio, lo strappa in tante strisce, divide le strisce in pezzi più piccoli, poi dà tutto al papà, un pezzo di carta alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo dà alla mamma, un pezzo alla volta, poi se lo riprende, un pezzo alla volta, poi lo getta a terra, un pezzo alla volta, poi lo raccoglie, un pezzo alla volta, poi lo dà al papà… pare incredibile ma il tempo vola! In un attimo siamo arrivati a Francoforte, abbiamo convinto una gentile guardia teutonica che avevamo tutte le carte in regola per sbarcare in questo continente ormai in decadenza e da lì siamo giunti a Venezia. Bustina si è messa a piangere solo quando l’abbiamo legata al seggiolino dell’auto, perché è uno spirito anarchico e non ama le costrizioni, ma eravamo tutti così stanchi che io e Bruna non piangevamo solo per mantenere una facciata di serietà di fronte alla bimba.

Al nostro arrivo a casa, la grande sorpresa di trovare tutto decorato con fiocchi e palloncini da parenti e amici intrufolatisi durante la nostra assenza. Subito dopo si è verificato l’incontro, ancora più sorprendente, con la gatta Nunzinù: Bustina, colei che non aveva tremato venendo affidata per la vita a due stranieri sconosciuti, colei che aveva affrontato impavida la navigazione sui laghi dei parchi cinesi ed aveva additato ridendo le spaventose statue dell’inferno taoista, trovandosi di fronte inaspettatamente una creaturina pelosa grande la metà di lei che la guardava perplessa, si è messa ad urlare ed è corsa a nascondersi dietro il mucchio delle valigie. Nei giorni successivi il rapporto è leggermente migliorato, ora Bustina non scappa più e tenta qualche occasionale avvicinamento, persino delle fuggevoli carezze, ma sempre quando si sente al sicuro vicino a baba o mama e non senza l’accompagnamento di qualche strillo d’aquila. Nunzinù, invece, resta perplessa.

Nei primi giorni la piccola imperatrice ha ricevuto numerose visite da parte dei parenti tutti, mentre quasi tutti gli amici scalpitano ancora in fila con il numerino in mano. Ogni visitatore porta dei doni per la piccolina, tanto che sono già uscito due volte a controllare che non ci fosse una stella cometa parcheggiata sopra il tetto. Io cerco di spiegare che non è né natale né il suo compleanno e trovo diseducativo riempirla di regali in questo modo, ma nessuno mi ascolta. Allora faccio presente che la Bustina non ha fatto niente per meritarseli, mentre il papuccio e la mama sono andati fino in Cina a prenderla, quindi casomai i regali potrebbero farli a noi… ma niente. In ogni caso, Bustina ha detto che vi è molto grata e se proprio volete regalarle qualcosa a lei piace molto il whisky. Lagavulin, per la precisione. Giusto in caso.

In realtà Bustina non dice ancora niente, il suo linguaggio è quasi completamente non verbale. Ha risolto il dilemma su chi chiamare “Baba” e “Mama” a modo suo: ora chiama “Baba” sia me che Bruna quando parla a bassa voce, mentre chiama tutti e due “Mama” quando deve attirare la nostra attenzione. Ci sarà una logica, va a sapere. Poi dice “pappe”, anzi “PAPPEEEE!!!!” con voce gutturale ogni volta che le mettiamo il bavaglino, dice “scotta” quando la pappa è troppo calda, “nanne” quando la mettiamo a letto e “scarpe” quando è il momento di uscire. Non dimentichiamo la sua parola preferita, “biscotto”, che lei però abbrevia in “c-t”. I cinesi son gente pratica. Si fa comunque capire benissimo, indicando e afferrando e urlando e strepitando. Ora ha anche imparato a dare i bacini, con grande gioia di babas and mamas assortiti.

Durante il giorno le abbiamo già tolto il pannolino, è molto brava e chiama quasi sempre quando deve fare la pipì o altro, anche se dice indifferentemente “cacca” o “gniaogniao” per qualsiasi cosa. Ogni tanto si distrae e avverte troppo tardi, quindi c’è qualche mutanda da lavare al volo, ma in genere non è niente di grave. In genere. Oggi, per esempio, mentre giocava si è dimenticata di avvertire ed ha rilasciato a sorpresa una dichiarazione spontanea di quelle pesanti, siamo corsi in bagno per cercare di limitare il danno ma ci siamo fatti tutti cogliere un po’ dal panico, si è incastrata una scarpa mentre le sfilavo le mutande e… vi risparmio i dettagli, vi basti sapere che pareva di trovarsi di fronte ad un’installazione di arte contemporanea, ma con maggiore spirito di improvvisazione e spontaneità.

A parte questi incidenti occasionali, Bustina si comporta comunque molto bene. Dorme bene e mangia quasi di tutto piuttosto serenamente, compresa la pasta al pesto: con oggi siamo a papuccio 2, carrefour 0. Ha già mangiato anche la crema di funghi, la pizza fatta in casa ed il branzino, sempre con la medesima voracità. L’altro giorno dopo aver mangiato la pesca ha persino fatto la scarpetta per raccogliere il succo! Le stiamo togliendo il vizio di sputare gli avanzi grazie ad un’innovativa tecnica pedagogica, che potremmo definire “ottico-coercitiva”: Bruna la sgrida e la guarda torva, molto torva, ma così torva che non solo Bustina apre immediatamente la bocca e riprende a mangiare ma già un paio di terroristi dell’isis hanno interrotto il ramadan. La CIA l’ha contattata per sapere se può addestrare i suoi operativi. Chiaramente se ci provo io Bustina si mette a ridere, fa le facce e tiene la bocca chiusissima, Bruna dice che “sono poco credibile”. Mah. La CIA mi ha risposto “le faremo sapere”.

In questi giorni ci siamo dedicati, oltre a ricevere le visite dei re magi, a qualche sporadica passeggiata al parco e ad alcune noiose ma necessarie pratiche burocratiche: codice fiscale, libretto sanitario, pediatra, ecc. Domani ci ritiriamo per qualche giorno al mare, siamo molto curiosi di far scoprire a Bustina la spiaggia e di fare qualche bagnetto insieme, anche perché ci manca la gigantesca vasca da bagno dello Stracatzibus. Se la piccola comincia a camminare sulle acque vi avviso.